Robotica, automazione, intelligenza artificiale, nanotecnologie, chimica avanzata e sistemi di data management applicati alla filiera agroalimentare. Sono questi i temi al centro dei progetti individuati come più interessanti nell’ambito della quarta edizione dell’acceleratore AgriFoodTech della Rete Nazionale Acceleratori di CDP Venture Capital SGR, promosso e co-investito da Fondazione Cariverona, UniCredit ed Eatable Adventures, anche gestore operativo del programma.
Alle origini del progetto
Progetto nato con l’obiettivo di di selezionare fino a 10 startup ad alto potenziale (italiane o internazionali, purché con almeno un founder italiano) che sviluppano soluzioni scalabili e sostenibili per l’intera filiera agroalimentare (from farm to fork), FoodSeed fin dagli esordi ha potuto contare sul sostegno di partner strategici promotori e co-investitori, ai quali si affiancano Gruppo Amadori, Veronafiere, Accelerate for Impact Platform del CGIAR e Università degli Studi di Verona. A rafforzare ulteriormente l’ecosistema, negli anni si sono uniti attori di rilievo quali Joule la scuola di Eni per l’impresa, Revo Insurance, Enologica Vason, NOI Techpark e Fondazione Bruno Kessler.
“FoodSeed ha generato un impatto tangibile nell’evoluzione dell’AgriFoodTech italiano, contribuendo ad accelerare la trasformazione sostenibile della filiera agroalimentare. In questi anni ha creato connessioni virtuose tra ricerca, impresa e innovazione e favorito la nascita di un ecosistema in cui tutti gli attori della filiera collaborano per sostenere la crescita del settore”, ha dichiarato Stefano Molino, Responsabile del Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital.

La crescita di FoodSeed e la sinergia con ITAIH
Nei quattro anni di attività svolti in Italia, FoodSeed ha vagliato complessivamente ben 713 progetti sottoposti da 28 startup accelerate. Un modello di successo che per la Call4Startups 2026 conferma la propria attrattività anche a livello internazionale con una quota di iscrizioni dall’estero pari al 49% (+15,9% rispetto al ciclo precedente) e una crescita di interesse manifestata da hub emergenti dell’Africa e del Sud America, e registra alcuni segnali di evoluzione nella composizione dell’ecosistema delle realtà candidate, con una crescente presenza femminile nel ruolo di founder (quest’anno sono il 38% conta almeno una founder donna – 3 su 7 delle selezionate 2026 – rispetto al 35% dell’edizione precedente). Un segnale positivo per una più ampia partecipazione femminile nell’ecosistema dell’innovazione agroalimentare.
Le novità anche sul fronte del sostegno finanziario
Per questa quarta edizione, grazie alla possibilità di attingere alla dotazione complessiva di 15 milioni di euro della Rete Nazionale Acceleratori di CDP Venture Capital, FoodSeed 2026 ha aumentato la quota disponibile per l’investimento iniziale da destinare a ciascuna startup selezionata a 250 mila euro (rispetto ai 170 mila euro delle edizioni precedenti), con la previsione di finanziamenti di follow-on fino a 500 mila euro per le realtà più promettenti.
Le prime 21 startup accelerate nei cicli precedenti hanno già dimostrato la solidità del modello, raccogliendo oltre 20 milioni di euro in investimenti durante e post-programma e attivando più di 60 accordi commerciali e industriali con i principali player del settore.
Il consolidamento della filiera dell’innovazione agroalimentare
Al rafforzamento economico si affianca il consolidamento della filiera dell’innovazione agroalimentare creata sul territorio con l’incubatore nazionale Italia Agrifood Innovation Hub (ITAIH): un modello integrato che trova conferma proprio nella quarta edizione di FoodSeed, che accoglie nel nuovo batch tre startup che hanno completato il loro percorso iniziale all’interno di ITAIH. I progetti virtuosi intercettati nella loro fase embrionale hanno così la possibilità di proseguire il proprio sviluppo attraverso un iter efficace, che dall’incubazione conduce direttamente all’accelerazione industriale di FoodSeed, favorendo lo sbarco sul mercato e l’integrazione con le grandi corporate del settore.
Le aziende candidate del 2026
La nuova cohort, presentata lo scorso 27 ottobre al Demo Day di Verona, accoglie 7 startup ad alto potenziale tecnologico, identificate tra 225 candidature (il numero più alto nella storia del programma) per le quali è previsto un investimento iniziale complessivo di 1,75 milioni di euro. Le realtà selezionate (5 made in Italy e 2 made in US) propongono soluzioni innovative per rispondere alle esigenze e alle sfide più urgenti della filiera agroalimentare, dalla produzione agricola alla gestione degli allevamenti, fino allo sviluppo di ingredienti innovativi e al miglioramento della conservazione degli alimenti.
“Siamo particolarmente soddisfatti delle imprese selezionate in questa quarta edizione. Tra i segnali più positivi emerge il progressivo ampliamento della partecipazione femminile all’interno dell’ecosistema, un segnale incoraggiante che riflette l’evoluzione del panorama dell’innovazione agroalimentare e il progressivo sviluppo del settore” ha proseguito Stefano Molino.

- Agrisky. Si tratta di una realtà con sede a Roma, che focalizza la sua attività sull’applicazione della Robotica e dell’intelligenza artificiale nelle coltivazioni in serra, dove lo stress delle piante e le patologie vengono spesso individuati quando il danno è ormai visibile, mentre satelliti e droni non riescono a monitorare le coltivazioni all’interno delle strutture. Agrisky, ha ideato AGRI-EYE (brevetto depositato), uno scanner robotico autonomo che scorre su binario ed effettua la scansione continuativa 24/7 di ogni singola pianta, utilizzando l’indice di vegetazione NDVI per monitorarne lo stato di salute direttamente all’interno delle serre. Grazie ad algoritmi proprietari di intelligenza artificiale, il sistema rileva precocemente gli stress idrici e le patologie con un’accuratezza del 99,4% prima che diventino perdite economiche. Il modello di business prevede il retrofit di strutture esistenti e la collaborazione con i costruttori di serre (con Proof of Concept -PoC- già avviati).
- Altered Materials. Startup piemontese nata come spin-off del Politecnico di Torino e dell’Università di Torino, Altered Materials, affronta uno dei principali limiti dei biopesticidi naturali, la cui dispersione nell’ambiente provoca la perdita fino all’80% del principio attivo entro 24-48 ore dalla somministrazione. La startup sviluppa nanocapsule biodegradabili e microplastic-free che proteggono il principio attivo e ne guidano il rilascio mirato (plant-responsive), in risposta agli essudati radicali emessi dalla pianta o agli enzimi dei patogeni. Lavorando su molecole già registrate come olio di neem ed oli essenziali, la tecnologia riduce la frequenza dei trattamenti sul campo e i costi di gestione per gli agricoltori, vantando un PoC in corso con Greenhas Group.
- Anostra. Situata nel capoluogo abruzzese, Anostra risponde alla sfida del doppio ostacolo incontrato oggi dall’adozione della guida autonoma in agricoltura: da un lato il fatto che oltre il 66% dei campi non dispone della copertura di rete o delle infrastrutture RTK necessarie; dall’altro la durata media di 4 anni dei lavori con cui i costruttori (OEM) possono sviluppare sistemi proprietari. Per riuscire in questo intento, l’azienda ha sviluppato e brevettato una piattaforma hardware e software di guida autonoma e robotizzazione “plug & play” compatibile con diverse tipologie di trattori e macchinari agricoli. La tecnologia funziona sia all’aperto sia in serra e in ambienti coperti, senza la necessità di stazioni RTK o reti esterne. Riduce del 50% i tempi di sviluppo per gli OEM e può essere utilizzata sia attraverso kit di retrofit per veicoli esistenti sia integrata direttamente nelle nuove macchine.
- Looops. Con sede a Bolzano (Trentino-Alto Adige) Looops Food Lab sviluppa ingredienti funzionali di nuova generazione capaci di ridurre la quantità di zucchero negli alimenti senza comprometterne caratteristiche essenziali quali il gusto, la consistenza, il volume, la texture e la funzionalità tecnologica. E per farlo sfrutta la fermentazione e il recupero di sottoprodotti agroalimentari: processi attraverso i quali la startup ha creato il suo primo ingrediente proprietario, BITELOOP, derivato dalla fermentazione di riso spezzato, che consente di ridurre lo zucchero di circa il 30% arricchendo simultaneamente gli alimenti di fibre, proteine e micronutrienti essenziali.
- Migma. Fondata in US, Migma nasce con l’obiettivo di applicare l’intelligenza artificiale e la chimica avanzata per realizzare sistemi sinergici e su misura per ogni specifica matrice in grado di contrastare il processo di ossidazione, che ad oggi rappresenta una delle cause principali di deterioramento della qualità, del profilo organolettico e della shelf-life nei settori food, pet food e cosmetico. Fino ad oggi individuare la corretta combinazione di antiossidanti richiedeva tra i 12 e i 24 mesi di sperimentazioni per tentativi ed errori in laboratorio, ma utilizzando un metodo che unisce chimica molecolare, dati sperimentali e intelligenza artificiale possono bastare poche settimane per esplorare miliardi di combinazioni tra oltre 60.000 antiossidanti noti e validare le migliori, consentendo di eliminare il ricorso ad additivi sintetici e di estende la conservazione dei prodotti mantenendone intatti gusto e valore nutrizionale.
- MooNitoring. Azienda nata in US, ma con sede operativa in Veneto, MooNitoring ha sviluppato una piattaforma avanzata e integrata di data analytics per il settore lattiero-caseario che unifica e rende direttamente comparabili e verificabili i dati di stalla raccolti dagli strumenti digitali (di cui ormai dispone più del 90% degli allevamenti europei) integrandoli con i dati produttivi di mungitura, quelli di laboratorio e i registri sanitari, e dando vita a unico cruscotto digitale. MooNitoring fornisce agli allevatori parametri chiari per ottimizzare la gestione e offre alle compagnie assicurative e agli istituti finanziari (Agrifinance) una base dati trasparente per la valutazione del rischio e l’erogazione di prodotti finanziari su misura.
- NewOil Technologies. Spin-off del Politecnico di Torino, NewOil Technologies nasce per rispondere alla necessità dell’industria alimentare di eliminare dai prodotti i grassi saturi tropicali e gli additivi sintetici (codici E). A tal fine, la startup ha sviluppato e brevettato un’innovativa tecnologia che trasforma oli vegetali liquidi in oleogel auto-strutturanti clean label, garantendo la riduzione fino all’80% dei grassi saturi e mantenendo inalterate la consistenza e la stabilità dei prodotti. Disponibili in molteplici formati (oleogel, emulsioni, schiume), le soluzioni di NewOil sono già state testate con successo in settori quali bakery, creme spalmabili, gelato e alternative lattiero-casearie, registrando un forte riscontro industriale con la sigla di 3 Letters of Interest (LOI) e 6 accordi di riservatezza (NDA).
Il ruolo di FoodSeed nel trasformare l’innovazione in valore economico
Grazie al supporto di FoodSeed, questi progetti possono contare su un programma di accelerazione di grande impatto che favorisce lo sviluppo di nuove soluzioni e ne sostiene l’ingresso in un settore industriale ancora caratterizzato da modelli produttivi tradizionali. FoodSeed, con il suo approccio di Open Innovation, ha saputo così creare un ecosistema integrato di attori in cui startup, imprese, centri di ricerca e investitori collaborano per trasformare l’innovazione in valore economico reale, crescita sostenibile e competitività per il Made in Italy.
Bruno Giordano, Presidente di Fondazione Cariverona, ha commentato “Il valore di FoodSeed si misura nella capacità di trasformare l’innovazione in opportunità concrete per le imprese e i territori. In quattro anni abbiamo contribuito a costruire un ecosistema nelle tecnologie agroalimentari che mette in relazione ricerca, startup, industria e capitali, creando le condizioni perché le idee più promettenti possano svilupparsi e competere sul mercato. I risultati raggiunti confermano la validità di questo approccio: non si tratta soltanto di sostenere nuove iniziative imprenditoriali, ma di rafforzare una filiera strategica per il nostro Paese, accompagnandone la transizione verso modelli più sostenibili e competitivi. È in questa prospettiva che Fondazione Cariverona interpreta il proprio ruolo: attivare alleanze, condividere il rischio dell’innovazione e generare ricadute durature in termini di sviluppo, competenze e occupazione. Perché la vera sfida è fare in modo che il progresso tecnologico si traduca in valore economico e sociale per le nostre comunità”.
“Essere al fianco di FoodSeed e dell’Italia Agrifood Innovation Hub sin dalle loro origini rappresenta per UniCredit motivo di grande soddisfazione. Un progetto nato a Verona e nel Nord Est che, grazie alla qualità dell’ecosistema costruito negli anni, ha saputo assumere una dimensione nazionale, contribuendo allo sviluppo dell’innovazione tecnologica applicata all’agrifood. UniCredit attraverso iniziative come Start Lab sostiene da oltre un decennio la crescita delle startup e dell’imprenditorialità innovativa, con l’obiettivo di accompagnare anche la trasformazione del settore agricolo e agroalimentare. Siamo infine lieti di ospitare il Demo Day nella nostra sede di Verona, luogo simbolico di un percorso che continua a generare opportunità per il territorio e per l’intero sistema produttivo italiano.” ha dichiarato Francesco Mario Iannella, Regional Manager Nord Est di UniCredit.
“Le sette startup selezionate per il batch 2026 dimostrano come la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica possano tradursi in soluzioni concrete per la filiera agroalimentare. Con FoodSeed lavoriamo per trasformare queste intuizioni in imprese capaci di crescere e rispondere alle esigenze del mercato, mettendole in relazione con le aziende e gli attori industriali del settore. La collaborazione con Italia Agrifood Innovation Hub rafforza ulteriormente questo percorso, creando una continuità tra incubazione e accelerazione e offrendo ai progetti più promettenti le condizioni per sviluppare il proprio potenziale e contribuire all’evoluzione dell’agrifoodtech italiano”, ha concluso Alberto Barbari, Regional VP Europe di Eatable Adventures.

