Addio a Nadia Santini, la prima chef italiana con tre Stelle Michelin

È morta nella mattinata di ieri 2 novembre la chef alla guida della cucina dello storico ristorante “Dal Pescatore”, a Canneto sull’Oglio (provincia di Mantova). Aveva 72 anni e dal 1996 deteneva il prestigioso riconoscimento assegnatole dalla Guida Rossa.

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Considerata un’icona della cucina italiana, nonché l’anima del famoso indirizzo gastronomico  che gestiva insieme al marito, è deceduta nel sonno dopo una lunga malattia circondata dai suoi affetti più cari. 

Un esempio di rigore morale, etica del lavoro e semplicità

A dare la notizia sono stati i figli Giovanni e Alberto, che l’hanno ricordata come un esempio di rigore morale, etica del lavoro e semplicità e l’hanno ringraziata per aver tracciato “un solco profondo” nelle loro vite, attraverso la sua sensibilità, la sua empatia e il suo amore: sentimenti espressi anche attraverso la sua cucina. Ogni suo piatto era una testimonianza di passione, sacrificio, studio e profonda conoscenza della materia prima, lavorata con rispetto per dare vita a ricette che hanno attraversato i decenni, evolvendosi senza seguire le mode culinarie estemporanee bensì rispettando la tradizione familiare, il valore del gusto e il piacere di stare a tavola. 

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Le ricette iconiche 

Gli arrosti e i brasati, realizzati con le carni provenienti dalla Cascina Runate, gli agnoli in brodo di gallina, gli iconici tortelli di zucca, i risotti e le preparazioni a base di pesce d’acqua dolce sono un esempio della capacità di Nadia di prendere ricette povere di origine contadina – in parte ereditate dalla suocera Bruna e dalla nonna del marito Teresa – e rivisitarle – complici le ispirazioni culinarie provenienti dalle esperienze compiute durante i viaggi all’estero – con un tocco di modernità in modo da renderle adatte non più alla proposta di una semplice trattoria di famiglia ma al menu di un vero e proprio ristorante. 

La prima chef con tre Stelle Michelin in Italia

Anche per queste caratteristiche, unite alla piacevolezza degli spazi e al calore dell’accoglienza riservata agli ospiti di “Dal Pescatore”, Nadia Santini è stata la prima donna in Italia a ottenere tre stelle dalla prestigiosa Rossa. Un riconoscimento che ha mantenuto senza soluzione di continuità dal 1996 e che testimonia un percorso professionale costruito nel tempo, con coerenza e dedizione, dapprima insieme al marito Antonio Santini e poi anche con i figli Giovanni e Alberto, rispettivamente in cucina e in sala come sommelier. Alle tre Stelle fatto seguito il premio World’s Best Female Chef nel 2013 e il riconoscimento di Chef Mentor della Guida Michelin, che nel 2022 ha sottolineato il ruolo della chef nella trasmissione del sapere gastronomico alle nuove generazioni. 

Un’ambasciatrice della cucina italiana nel mondo 

Nadia Santini era malata da molti anni, ma non aveva mai abbandonato i fornelli, mantenendo il suo ruolo di ambasciatrice gentile e garbata della cucina italiana nel mondo, capace di affermarsi sulla scena internazionale mantenendo un profondo legame con la propria terra e le proprie origini, nonché testimoniando la necessità, anche per la cucina più tradizionale, di aprirsi all’innovazione e all’aggiornamento con i tempi. Nel caso di “Dal Pescatore” questa consapevolezza si traduce per esempio nello sviluppo di un orto in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e nella capacità di completare l’ecosistema degli ingredienti riscoprendo i frutti spontanei del bosco e rendendoli adatti al palato e all’idea gastronomica contemporanea. 

La vita di Nadia Santini 

Alle anagrafe Nadia cavalieri, chef Santini è nata nel 1954 a San Pietro Mussolino, in provincia di Vicenza e, dopo gli studi in Scienze Politiche, ha sposato Antonio Santini nel 1974. La sua formazione culinaria inizia dietro le quinte del ristorante “Dal Pescatore” aperto nel 1925, dove ancora prima di convolare a nozze aveva cominciato ad affiancare la suocera Bruna e la nonna di Antonio, Teresa. Per il viaggio di nozza la scelta non poteva che ricadere sulla Francia, in modo da unire il piacere dell’intimità di novella coppia alla scoperta gastronomica. Qui ha conosciuto cuochi come Paul Bocuse, i Troisgros e gli Haeberlin, ma soprattutto ha tratto ispirazione per alcuni tocchi di novità e raffinatezza da dare ai piatti del suo ristorante nonché all’aspetto della sala: spazio tra i tavoli, un rapporto diverso con il giardino, ambienti pensati per fermarsi e stare bene. Negli anni il ristorante ha continuato a crescere, insieme alla famiglia, affermando una sua identità che oggi è destinata a sopravvivere nella memoria di chef Santini, ma anche ad evolvere sulla scorta di nuove suggestioni e nuove generazioni, come è naturale e come Nadia stessa avrebbe voluto.

 

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