Non un bar vintage ma un locale che prova a recuperare le sensazioni dei bar di una volta, senza trasformarle in un esercizio nostalgico. Il nome richiama il quartino di vino, il motto è “Fai tu” e l’ambiente è costruito proprio attorno a questa idea di informalità curata: un bancone in legno, una tendina gialla, la paglia di Vienna, colori caldi, vecchie pareti recuperate e una proposta volutamente popolare, tra classici da aperitivo, quartini di vino, cocktail e un gelato soft al fiordilatte con topping.
Non un bar ma un luogo simbolo di un modo di vivere
Aperto lo scorso 10 settembre in via Santa Giulia 21, a Torino, Quartin è frutto di un progetto di Gianluca Bocchetta di Velvet Studio, che in questo locale non ha voluto realizzare un “bar vintage”, ma di tradurre in uno spazio di design un’atmosfera e un modo di vivere e condividere: un luogo capace di far riaffiorare le sensazioni dei locali di una volta, caratterizzati da vecchi banconi, dal vociare degli avventori intenti a raccontarsi storie in cui perdersi e da quartini di vino che circolavano tra i tavoli per alimentare l’allegria.

Questa è l’anima di Quartin, il cui manifesto è un invito alla “leggerezza” incarnato dall’ippopotamo rosso che campeggia sopra il bancone e sembra prendere il volo: “Un ippopotamo non potrebbe volare, e invece lo vediamo librarsi sopra di noi”, spiega Bocchetta. Un elemento che non c’entra apparentemente nulla, proprio come — nelle sue parole — “nulla c’entra il vino con il gelato. Quartin è il posto che ti fa essere in libertà, pur rimanendo curato ed elegante nei dettagli. È un bar di cui, probabilmente, Torino non aveva bisogno. O forse sì. È proprio su questa sottile ma costante linea di incertezza che può nascere qualcosa di veramente nuovo, e veramente autentico”
Un locale senza etichette ma con le idee chiare
Una vetrina singola parzialmente coperta da una tendina gialla, un bancone in legno con sgabelli alti, una postazione quadrangolare da cui servire i clienti e il motto “Fai tu” stampandolo sulle braccia di una tendina divisoria come una volta. Una frase cortissima e affermativa che fa rivivere e riporta all’attualità il rapporto di fiducia tra cliente affezionato e oste (o barman).
Un’identità scandita in due momenti
L’aperitivo e il gusto di un gelato soft, da ordinare a qualsiasi ora del giorno, sono queste le due occasioni che meglio identificano l’identità di Quartin. Nel primo caso si tratta di una proposta facile ma non l’aperitivo, facile ma non banale e a prezzi popolari, che si divide tra classici d’antan come Olive piccanti, Gorgonzola, cetriolini e grissini , Peperoncini farciti, Salame, paglierina e taralli, Alici e burro, ma anche il Cabaret Mix per provare tutto. Proposta a cui si unisce una piccola selezione di focaccine e ovviamente, l’immancabile selezione di drink che vanno dalle birre e birrette alla spina alle bibite, dai succhi di frutta, ai Soldatini di Crodino o Campari, ma anche pochi e giusti cocktail (Spritz, Americani, Sbagliati, Neuroni, Gin Tonic, Paloma, Vodka Tonic) oltre a una selezioni di vini al calice, amari, e ai quartini che danno il nome al locale.

Per i golosi e per chi vuole far riaffiorare i ricordi d’infanzia, quando il bar era davvero un luogo d’incontro per tutte le generazioni, Quartin propone la controparte dolce di un gelato soft monogusto Fiordilatte, da rendere ancora più invitante con una serie di topping (Amarena con amaretto e cioccolato, babà con granella di biscotti e Meliga, Gianduia con granella di nocciole, Tiramisù). Non manca poi una selezione chiamata “I più dolci”, che include il Pippo il Biscotto (gelato tra due cialde di biscotto al gusto Crema, Stracciatella, Fiordilatte, Cioccolato, Pistacchio oppure Nocciola) e Pippo pucciato con Gianduia, servito al tavolo in coppetta d’acciaio o disponibile per l’asporto.

Il design, anima di Quartin
Il layout di Quartin non è stato concepito come semplice esercizio di stile né come frutto di un nostalgico sguardo rivolto al passato: piuttosto vuole essere il riflesso di un patrimonio di sensazioni ereditate dal passato, attualizzate attraverso uno stile derivato dal contesto e dal contenuto, dal prodotto. Un design dunque pieno di significato, pensato con grande rispetto dell’esperienza finale immaginata per il locale e come sua diretta traduzione.

Alle pareti compaiono toni caldi e profondi, alternati al giallo paglierino presente nei dettagli finestrati del bancone. La paglia di Vienna, tratto distintivo dell’arredamento anni Settanta, compare nelle librerie che contornano lo spazio. Tutti i marmi e i legni presenti nel locale sono tinti e opacizzati in opera, le vecchie pareti sono state rispettate e grattate, così da rimuovere le piastrelle preesistenti.
“Stai soft”: un invito alla leggerezza
Quartin vuole essere una dimensione in in cui ritrovare il gusto di concentrarsi sul momento, mettendosi temporaneamente al riparo dal costante flusso di stimoli. Ecco allora che la scritta “Stai soft” campeggia su tutto il locale, definendone di fatto l’anima, e appaiandosi per contrasto con la sagoma dell’ippopotamo, rosso e massiccio, elevato proprio sopra il bancone. L’alter ego concettuale della leggerezza, che eppure riesce a levarsi in aria e fluttuare.

“L’ippopotamo è il tocco che rifinisce tutto, che scrive nero su bianco l’ambizione di Quartin: essere quello che non si è. Un ippopotamo non potrebbe volare, e invece lo vediamo librarsi sopra di noi. Ci salva, quasi, ci impone di guardare oltre” conclude Bocchetta.
Il risultato? Quartin è un free bar, che invita a un diverso modo di essere, alleggerendosi del peso quotidiano della vita per concedersi qualche divagazione conviviale, genuina, familiare e senza etichette.

