Uma Ulafi 2026: il patrimonio culturale e gastronomico delle cucine afro-caraibiche in scena alla Villa Reale di Monza

Torna la IV edizione del format ideato da Uma Ulafi, concept della chef Victoire Gouloubi, che accende i riflettori sulla complessità, la storia e l’avanguardia delle gastronomie afro-contemporanee e premia con il riconoscimento “Luce Perseverante” le espressioni più virtuose dell’incontro tra queste ultime e la tradizione della cucina italiana

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Lo scorso sabato 17 ottobre 2026, nello splendido contesto della Sala d’Onore della Villa Reale di Monza, è andato in scena per la quarta volta Uma Ulafi, il progetto gastronomico e una piattaforma ideato dalla chef italo-congolese Victoire Gouloubi, che fonde tradizioni culinarie afro caraibiche con tecniche moderne per creare un’esperienza afro-gourmet unica. 

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Un’occasione per riflettere 

Al centro dell’evento, intitolato “La Luce – Gastronomia come energia culturale”, una rassegna di testimonianze riportate da chef, figure di spicco della cultura alimentare, esperti mondiali nel campo delle risorse agricole e delle emergenze alimentari e istituzioni, che hanno preso la parola durante un talk strutturato per accendere i riflettori sulla complessità, la storia e l’avanguardia delle gastronomie afro-contemporanee, ma anche per stimolare una riflessione su ciò che potrebbe e andrebbe fatto – a livello individuale e istituzionale – per rendere l’alimentazione uno strumento di democrazia e uguaglianza tra popoli, un’occasione di unione, condivisione e confronto positivo. 

I temi al centro del dibattito

Al centro del dibattito temi come il “diritto al freddo” – ovvero alla possibilità di conservare correttamente gli alimenti grazie a strumenti semplici come i frigoriferi, che in Occidente sono ormai dati per scontati mentre in Africa rappresentano ancora una chimera – e la necessità di fondare scuole alberghiere direttamente nel continente africano per far sì che possa svilupparsi una cultura gastronomica autoctona di alto livello, senza che i giovani siano costretti a espatriare per affinare le proprie competenze all’estero. Ma anche le testimonianze di chi, in Italia, ha già iniziato a fare la differenza con progetti concreti.

I protagonisti del cambiamento

Innanzitutto sono state presentate le coppie – nella vita e nel lavoro – composte da Alessia Motturo e Osasumwen Edamwen e Agathe Kadji e Alphonse Timé.

I primi sono rispettivamente CEO e cuoco della gastronomia “Spezie di Langa”, aperta da quasi due anni in un locale storico di Alba, in cui servono accanto ai piatti tipici della cucina piemontese anche ricette tradizionali della cultura gastronomica nigeriana – in particolare il Riso fritto, speziato al curry con verdure saltate e mais –. 

I secondi invece sono titolari del ristorante “Le Bantù” a Roma, dove servono un menu pensato per essere cosmopolita e dove portano avanti una doppia sfida: da un lato quella di rendere accessibile agli europei a una cucina tradizionale di diverse etnie africane (le bantù appunto) alla quale non sono abituati e dall’altro quella di far capire ai loro connazionali cosa significa “andare al ristorante”, qualcosa di più del semplice mangiare per sfamarsi; piuttosto sedersi a tavola per vivere un’esperienza fatta di convivialità e contesto. 

Sul palcoscenico allestito al centro della Sala d’Onore della Villa Reale di Monza si sono poi alternati cinque chef provenienti da diversi paesi dell’Africa, che hanno portato ciascuno la loro testimonianza culinaria e personale davanti al pubblico, raccontando la propria visione di integrazione e innovazione attraverso il cibo: Jean Noël Faye di “I Loft Bistrot” a Milano; Gilles Coffi sommelier, Ambasciatore dell’Albana DOCG,  primo e unico Ambasciatore del vitigno Negroamaro in Italia, in Europa e nel mondo; Mohamed Keita da questo inverno sarà chef dell’Hotel Monterosa di Alagna Valsesia (VC); Daniel Bley Blé chef di Lom – Dopolavoro e parte di Africa Connection Collective a Milano e Ibrahim Songne CEO di Ibris Focacce e Pizze – oggi al 36° posto nella classifica 50 Top Pizza – da quando è stato fondato nel 2018.

Un premio alla cucina inclusiva

Proprio al giovane imprenditore Ibrahim Songne, arrivato in Italia a 12 anni dal Burkina Faso è stato assegnato il Premio UMA ULAFI 2026 “Luce Perseverante” destinato ad ‘accendere’ un talento della cultura gastronomica afro-italiana. Nel suo locale ha infatti introdotto iniziative come la “Pizza sospesa” per chi non se la può permettere – poi divenuta “Progetto sospeso”, che coinvolgerà diverse attività economiche per offrire beni di prima necessità ai bisognosi – e le “cene a offerta libera”, che permetterà a chiunque di cenare nel suo locale pagando quanto può, se può. L’imprenditore si è fatto anche promotore dell’evento “Ponti meticci”, pensato per favorire l’integrazione tra Europa e Africa, e tra i suoi obiettivi c’è anche la costruzione in Burkina Faso di un villaggio in cui bambini e ragazzi potranno frequentare le scuole dell’obbligo dai 6 ai 16 anni. Sarà presente inoltre uno studentato, una scuola professionale e un ristorante – che anche questa volta si chiamerà “Ibris” – per sostenere le spese insieme alle donazioni dell’Organizzazione no profit Give a drop dalla quale prenderà il nome il villaggio.

Un’esperienza Afrogourmet unica

A concludere la serata il Cocktail Party Curatoriale con piatti curati da UMA ULAFI. Un momento di convivialità ma soprattutto una stimolante occasione di comprensione e di presa di coscienza: ogni boccone è un frammento di un linguaggio universale e trasversale, denso di materia, pensiero, emozioni, messaggi e racconti, una sorta di estensione in 3D del dibattito.

 

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