Dopo aver chiuso il 2025 con un fatturato di circa 69 milioni di euro, il gruppo Langosteria fondato da Enrico Buonocore annuncia la nascita di Buonocore Hospitality Group e preannuncia le nuove aperture con cui punta raggiungere un giro d’affari di 100 mln nel 2027 e 200 mln nel 2030.
Langosteria prosegue la sua crescita
A 19 anni dall’apertura del primo ristorante Langosteria in via Savona a Milano, il gruppo ristorativo guidato da Enrico Buonocore continua a crescere con il proposito di portare la ristorazione di lusso made in Italy verso nuovi orizzonti e diventare il gruppo del settore più importante al mondo. Un obiettivo perseguito negli anni attraverso finanziari accordi strategici – come quello che nel 2018 ha portato Buonocore a cedere il 40% del Gruppo ad Archive, controllata di Ruffini Partecipazioni Holding, la società che possiede il marchio Moncler – e aperture in location d’eccellenza Galleria del Corso e via Montenapoleone a Milano, Santa Margherita Ligure (GE), Parigi e Saint Moritz.

Nasce Buonocore Hospitality Group
Con quella stessa ambizione affermarsi come player della ristorazione di matrice italiana più rilevante a livello globale, oggi il Gruppo di Buonocore si trasforma in Buonocore Hospitality Group (Bhg), azienda multibrand che, pur mantenendo invariato gli obiettivi e l’assetto societario attuali, riunirà il marchio capostipite Langosteria con i nuovi concept e le varie proposte complementari nel fine dining e nel luxury lifestyle in programma per il prossimo futuro. Tra questi, oltre al format più conviviale di Pepe – barra italiana, recentemente inaugurato all’interno di Palazzo Fendi a Milano, ma destinato ad avere presto una seconda sede, anche Ally’s Bar, un format specifico per la mixology, che a Milano occupa una splendida location in Corso Matteotti con terrazza e 80 posti a sedere, ma che potrebbe marciare in tandem con altri nuovi progetti di Langosteria. In più anche lo spazio dove sorgeva il Café (in zona San Babila) sarà utilizzato per testate un ulteriore format che dovrebbe vedere la luce tra fine anno e inizio 2027.

Le nuove aperture tra Italia, Europa e USA
Tra le destinazioni chiave in cui sviluppare i propri brand e rivolgersi a una clientela cosmopolita, Enrico Buonocore ha selezionato Porto Cervo – dove potrebbe replicare il format del beach club con annesso ristorante già sperimentato con successo ai Bagni Fiore di Santa Margherita Ligure – e Londra, dove a giugno prossimo, Langosteria aprirà finalmente all’interno dell’edificio Raffles London at The Owo. Ma sono in programma aperture anche in altre città europee e Oltreoceano: a Miami Beach e Manhattan.

Nuovi investimenti verso un fatturato da record
Dopo aver chiuso il 2025 con un fatturato di circa 69 milioni di euro, Enrico Buonocore punta a raggiungere i 100 milioni di euro nel 2027 e a raddoppiarlo entro il 2020, grazie a un piano industriale che include nuove aperture e consolidamento dei brand esistenti in Italia e all’estero. Nel dettaglio il piano prevede l’apertura di tre ristoranti (oltre a quelli già in cantiere) per ciascuno dei brand del Gruppo, con un investimento di 43 milioni partecipato da società immobiliari che hanno interesse a creare ingressi nelle loro strutture e sostenuto da una linea programmata e strutturata di finanziamento dei soci che fa parte degli accordi storici stabiliti con Archive (che detiene il 40% del Gruppo). Il piano è fondato su linee di finanziamento esterno già definite, compreso l’intervento sul capitale fatto nell’ultimo anno di circa 4 milioni, ma anche sulle risorse interne dei singoli ristoranti, con una marginalità prevista fino al 25%. Questo sarà possibile grazie all’allestimento di locali più grandi e alla sinergie di format diversi nella stessa location: per esempio Langosteria Paris fattura 17 milioni e potrebbe arrivare a 20 con l’Ally’s Bar, mentre per la sede di Montenapoleone, caso unico in Italia di open club con tre esperienze diverse che sta attirando 600 clienti al giorno, si prevedono incassi sopra i 20 milioni che potrebbero diventare 25 nel 2027. A New York infine, le location prese di mira hanno affitti da 3 milioni l’anno ma con possibili ricavi 10 volte superiori.


