Il Gruppo Caffo 1915 guarda al futuro, scommette sulla mixology e su un’identità che abbraccia l’intera storia della liquoristica nazionale, raccontarsi nel nuovo volume “Semper ad Maiora”. Non solo il racconto di una famiglia, ma una vera e propria narrazione della cultura del bere italiana. Ogni marchio occupa una specialità della liquoristica. Dagli amari storici alle acquaviti, dal cognac italiano prodotto da Bisleri fino al rum delle origini di San Marzano, passando per le grappe friulane e i liquori monastici, il volume ricostruisce un panorama variegato che evidenzia il successo di Vecchio Amaro del Capo e trova nel recente ingresso di Cinzano un ulteriore tassello di rilievo. Un marchio che contribuisce a completare il quadro di un’Italia capace, già agli inizi del Novecento, di affermarsi sui mercati internazionali con il proprio vermouth.
Il percorso narrativo racchiuso in “Semper ad Maiora” (Rubbettino Editore) – firmato dallo storico Valerio Bigano e presentato durante l’ultima edizione di Vinitaly – ricostruisce un patrimonio fatto di marchi storici acquisiti e rilanciati, capaci di attraversare le epoche custodendone il valore culturale.
Un esempio di metodo e cultura del lavoro
Con questo libro «Non vogliamo celebrare ciò che è stato fatto, ma trasmettere un metodo e una cultura del lavoro» – commenta Giuseppe (Pippo) Caffo, Presidente di Gruppo Caffo 1915 – pertanto «Semper ad Maiora non è solo la storia della nostra famiglia, ma anche il racconto di un modo di fare impresa tramandato nel tempo. Quattro generazioni hanno contribuito a costruire quello che siamo oggi, partendo da una realtà locale e portandola a confrontarsi con i mercati internazionali, senza mai perdere il legame con le nostre radici. Fare impresa al Sud, lo sappiamo, è sempre stato più difficile, ma è proprio da questa difficoltà che nasce la nostra determinazione».
Il Vecchio Amaro del Capo ha fatto scuola
Il successo di questo modello industriale trova la sua massima espressione nel prodotto di punta Vecchio Amaro del Capo. Una referenza che ha saputo rivoluzionare la categoria attraverso l’innovazione del servizio ghiacciato a -20°C. In Italia, il brand ha raggiunto un’importante quota di mercato volume nella Gdo e nell’Horeca e ha l’obiettivo di diventare leader di categoria anche all’estero.
«Abbiamo unito storie diverse accomunate da una forte identità, con l’obiettivo di costruire una piattaforma solida e riconoscibile, capace di competere a livello internazionale. Per noi crescere significa dare valore a ciò che esiste già, rafforzandolo e rendendolo attuale. Siamo una realtà in continua evoluzione: partiti come azienda locale, oggi siamo diventati un player di riferimento», ha sottolineato Nuccio Caffo, Amministratore Delegato di Gruppo Caffo 1915.
Il futuro tra mixology e mercati esteri
L’espansione globale, che vede il Gruppo Caffo già presente in 108 Paesi, ha subito un’accelerazione con l’acquisizione dello storico marchio Cinzano, presente da oltre 150 anni sui mercati esteri. Inoltre, per vincere la sfida mondiale, Caffo punta sulla versatilità e sulla miscelazione: «Stiamo investendo molto nella mixology, soprattutto sui mercati internazionali, dove non esiste la tradizione del fine pasto. È un’evoluzione naturale del nostro modo di interpretare il prodotto» – ha proseguito l’AD.
Questa proiezione verso il futuro, pur restando ancorata alle origini, conferma la missione della famiglia Caffo: un percorso che non si ferma ai risultati ottenuti, ma che continua a guardare “sempre verso mete più alte”, trasformando la storia della liquoristica nazionale in un asset strategico per il Made in Italy globale.

