Secondo il rapporto Nomisma presentato in occasione dell’evento AWAY 2026, le nuove abitudini degli italiani rispetto ai consumi fuori casa penalizzano l’aperitivo a favore di altre occasioni e “rituali” di convivialità, tra cui la colazione.

Consumi fuori casa in Italia: un mercato in trasformazione
Lo scorso 30 e 31 marzo a Milano si è tenuto AWAY 2026 – Scenari, nuovi riti e opportunità per la Marca nei consumi fuori casa l’evento annuale dedicato all’evoluzione del mercato away from home e alle strategie di crescita della Marca nel canale del consumo fuori casa, promosso da Centromarca con l’obiettivo di riunire aziende, operatori della filiera, esperti e stakeholder per approfondire trend di mercato, comportamenti di consumo e opportunità di sviluppo in un settore sempre più influenzato da trasformazioni economiche, turistiche e sociali.

In questa occasione sono stati presentati i dati del rapporto Nomisma che delineano per un andamento del mercato contrastante: nel 2025 i consumi fuori casa hanno raggiunto il valore di 102 miliardi di euro (+ 1,5% rispetto al 2024) ma le visite totali sono diminuite dell’1,1%, polarizzandosi a favore di occasioni di convivialità alternative all’aperitivo.
Le ragioni del cambiamento: risparmio, salutismo, età del consumatore
Sulle ragioni di quello che gli analisti Nomisma hanno definito “ripensamento” dei consumi fuori casa pesano ragioni economiche ma anche culturali, sociali e demografiche. Da un lato la situazione di incertezza economica e l’elevato peso delle spese obbligate porta le famiglie italiane a limitare i consumi non essenziali, dall’altro c’è una crescente attenzione a alla qualità, al benessere fisico e mentale, con una preferenza per prodotti free-from o con benefici funzionali specifici anche fuori casa. Anche il fattore demografico ha un ruolo importante: i Baby Boomer trainano il mercato con una crescita delle visite del 3%, mentre la Generazione X manifesta la sofferenza maggiore con un calo del 5,6%.
L’aperitivo cede il passo alla colazione
L’aperitivo risulta essere l’occasione più colpita dalla crisi, con una riduzione delle visite del 5,8%. Tra le ragioni non solo l’attuale calo nel consumo di bevande alcoliche ma anche l’affermazione di nuove occasioni di consumo considerate più alla moda, come la colazione. Proprio il primo pasto della giornata sembra infatti rappresentare il nuovo vero momento di aggregazione per i giovani (soprattutto per gli appartenenti alla Gen Z), sostenuto anche dal fiorire di nuovi locali specializzati in caffetteria moderna e viennoiserie.

Pranzo e cena trainati dalla Silver Economy
Il pranzo genera un volume d’affari di 27,4 miliardi di euro, ma risente della concorrenza della grande distribuzione che vede crescere le vendite di pasti pronti mentre la cena rimane l’occasione di convivialità dal più alto valore economico (37,2 miliardi di euro), pur facendo registrare importanti cambiamenti nel tipo di consumi (con la crescente predilezioni dei piatti unici e la riduzione delle ordinazioni di dolci e alcolici). Merito, in questo caso, anche di una nuova categoria di over 65, sempre più attivi, in salute e con una significativa capacità di spesa, contribuisce già oggi a circa il 25% dei consumi complessivi e rappresenta un segmento strategico per molti settori, anche grazie a una maggiore disponibilità di tempo libero.

Verso nuovi trend, abitudini e rituali di socialità a tavola
Sempre più selettivo e orientato al risparmio, ma anche più digitale e informato, l’avventore italiano non è quindi disposto a rinunciare all’esperienza del fuori casa, ma indirizza le sue consumazioni in modo diverso rispetto al passato: il prezzo resta un fattore determinante, ma non è più sufficiente da solo a guidare le scelte. Piuttosto pesa in maniera significativa il desiderio di vivere un’esperienza complessiva di valore, con proposte gourmet, porzioni più piccole ma più curate, e momenti di consumo ad alto contenuto di benessere e gratificazione.

