Nota anche come “Féhta dou lar”, Festa dell’Oro Bianco della Valle d’Aosta è la manifestazione nata negli anni Settanta dall’idea di un gruppo di giovani locali desiderosi di far conoscere al mondo il loro orgoglio gastronomico nei confronti della tradizione secolare, attraverso la celebrazione di uno dei suoi prodotti più iconici: appunto il Lardo d’Arnad DOP.
Un prodotto unico che parla di territorio e tradizione
Dopo due anni di sospensione, la Festa dell’Oro Bianco della Valle d’Aosta torna nel 2026 per proseguire il progetto con cui da oltre mezzo secolo, i protagonisti della gastronomia locale si impegnano a far conoscere il Lard d’Arnad DOP ben oltre la sua ristretta area di produzione. Unico lardo in Europa ad aver ricevuto il riconoscimento di Denominazione di Origine Protetta (DOP) nel 1997, questo salume è strettamente legato al suo territorio d’origine – ovvero il ristretto confine comunale del paese di Arnad, nella bassa Valle d’Aosta, a due passi dal celebre Forte di Bard – e prodotto da secoli con tecniche di lavorazione artigianale ancestrali, tramandate di generazione in generazione e oggi riassunte nel rigido disciplinare stabilito dal Ministero delle Politiche Agricole (Masaf).

Un rigido disciplinare a garanzia dell’eccellenza
Questo insieme di regole riguarda tutti gli aspetti della realizzazione del Lard d’Arnad DOP: dalla razza dei suini da cui viene ricavato – esclusivamente esemplari italiani di razza Large White, Landrace e Duroc di età non inferiore a 9 mesi e con peso minimo di 160 kg, alimentati in modo rigorosamente naturale e senza l’uso di mangimi integrati – al taglio – lo “spallotto”, ovvero il dorso del suino, che viene selezionato entro 48 ore dalla macellazione, tagliato in rettangoli e preparato per la concia –, dal tipo di aromi utilizzati per infondere al grasso la complessa gamma di aromi alpini, fino alla durata della stagionatura.

L’artigianalità , tra passato e presente
Le caratteristiche organolettiche uniche del Lard d’Arnad DOP dipendono da alcune pratiche e usanze artigianali che i piccoli produttori locali hanno ereditato dal passato e adeguato alle esigenze della norcineria attuale. In particolare la stagionatura avviene ancora all’interno dei cosiddetti Doils, i tradizionali recipienti in legno di quercia, castagno o larice in grado di garantire la micro ossigenazione necessaria a far fermentare correttamente il salume. Qui il lardo viene depositato in strati intervallati da una miscela di sale cristallizzato, acqua – esclusivamente di sorgente – e aromi freschi del territorio come aglio, rosmarino, alloro e salvia arricchiti da spezie – come chiodi di garofano, noce moscata e ginepro – rigorosamente non macinate e dosate secondo la ricetta segreta del singolo produttore –. Il tutto viene poi coperto da una salamoia satura e lasciato maturare per un periodo di tempo variabile da 3 a oltre 12 mesi a seconda del livello di morbidezza che si vuole ottenere. Il risultato finale, al taglio, si presenta in fette bianche come la neve, cremose e con un cuore leggermente rosato e una sottile venatura di carne in superficie, un gusto naturalmente dolce con note aromatiche di montagna.

Il programma 2026 della festa
In occasione dell’edizione 2026, che si terrà nella suggestiva radura di Località Pied de Ville (storicamente nota come “La Keya”), sarà possibile degustare il lardo in tutte le sue declinazioni all’interno di caratteristiche casette di legno decorate con fiori e panni di canapa ricamati. La festa – gestita con l’ausilio di quasi 400 volontari locali – prevede mercati enogastronomici di produttori del territorio, laboratori artigianali aperti, pranzi e cene a tema, esibizioni folcloristiche della Filarmonica di Arnad e serate di intrattenimento ad ingresso libero.

Il “Gelardo di Arnad”: il salume d’avanguardia diventa un dessert contemporaneo
Tra le declinazioni più accattivanti pensate dai protagonisti della ristorazione alpina per dare una nuova allure al Lard d’Arnad DOP e dimostrarne la versatilità, la più avanguardista è il gelato artigianale al Lard d’Arnad con castagne lessate e miele locale, creato da chef locali e ribattezzato “Gelardo”.

Una ricetta che conferisce una nuova destinazione culinaria a una materia prima abitualmente utilizzata solo sul fronte della cucina salata – Il salume, che si trova spesso affettato molto sottile e servito come antipasto – a temperatura ambiente, adagiato su fette di pane nero di segale caldo e accompagnato da miele o castagne lessate, piuttosto che abbinato alla polenta concia calda, sia morbida che abbrustolita – oppure utilizzato come bardatura – “lardellatura”, per tagli di selvaggina nobile o arrosti di carne bianca – o aggiunto come insaporitore di minestroni e zuppe invernali di verdure e cereali o infine come altrenativa al burro, si trasforma così in un dessert contemporaneo in cui si incontrano due mondi apparentemente incompatibili: norcineria e pasticceria.

“Il gelato al lardo di Arnad non è l’unica novità che verrà proposta ai visitatori durante la festa, dato che abbiamo voluto giocare con rivisitazioni di altre ricette molto pop e iconiche a livello internazionale. Non si tratta di provocazioni o di boutade, ma del desiderio di dimostrare l’incredibile versatilità di questo prodotto, che, unitamente alle proprietà organolettiche conferite dal territorio, ha rappresentato la chiave del suo successo a livello internazionale. Ciò è stato reso possibile proprio grazie alla festa, che da oltre 50 anni lo fa conoscere fuori dai confini locali grazie all’enorme quantità di turisti che anima questo comune di 1200 abitanti in occasione dell’evento. Questo è un momento storico delicato per il nostro lardo, che è destinato ad essere prodotto in quantità sempre più limitate: da qualche anno i maiali tendono a essere sempre meno grassi e questo impatta sulla quantità di materia prima disponibile. Questo è il momento di celebrare e valorizzare il più possibile il nostro oro alpino” spiega Ivo Joly, presidente del Comitato Lo Doil che organizza la manifestazione.

