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Alkkemist Cocktail Competition 2026: la Finale Italiana premia il barman Ioan Yonev con un viaggio esclusivo in Spagna

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Si è conclusa con grande successo la Finale Italiana della Alkkemist Cocktail Competition 2026, organizzata da OnestiGroup presso il LOCA Cocktail Bar di Riccione. A conquistare il titolo nazionale è stato Ioan Yonev, barman presso Cielle (a Piacenza) che volerà a Jávea, in Spagna, per vivere un’esperienza esclusiva alla scoperta del mondo Alkkemist e del suo particolare gin imbottigliato solo nelle notti di luna piena e protagonista delle Alkkemist Full Moon Nights.

Una competizione per celebrare l’eccellenza

Una giornata dedicata alla creatività, alla mixology e allo spirito del Mediterraneo, nonché al fascino di un distillato unico nel suo genere, imbottigliato solo nelle notti di luna piena: lo scorso 30 giugno si è svolta la finale italiana dell’Alkkemist Cocktail Competition 2026, organizzata da OnestiGroup S.p.A., distributore esclusivo del marchio spagnolo Alkkemist per il mercato italiano e ospitata presso il LOCA Cocktail Bar di Riccione.

Otto finalisti, due cocktail, una filosofia

L’evento ha visto affrontarsi alcuni dei più interessanti talenti della miscelazione italiana, selezionati tra numerose candidature pervenute da tutta Italia e chiamati a interpretare l’identità del brand Alkkemist con due cocktail originali, uno a base dell’iconico Gin e uno con la Vodka del brand, entrambi ispirati alla luna, al Mediterraneo e alla filosofia del marchio. 

Tra gli 8 finalisti  Nicolò Canali (che ha realizzato Focaccia Barese e Si Salvia Chi Può), Mariagrazia Ciampittiello (autrice di Sole Nascente ed Essenza di Mediterraneo), Andrea Nikita Galassi (che ha firmato Solstice Highball ed Eclipse Martini), Stefano Giacomelli (Marugin e Abendbrot), Mattia Lotti (Luna Crescente e Luna Calante), Christian Parisi (Moon & Soda e Alchemy Sour), Gianmarco Scoma (Primo Bacio e Ultima Onda) e Ioan Yonev (Prima Fila e Da Cinema).

Una giuria internazionale

A valutare le creazioni una giuria composta da Javier Marco (International Business Head di Alkkemist), Biagio Francesco Malara (Bartender & Bar Consultant), e Gianluca Antonelli (Director del LOCA Cocktail Bar), che hanno dovuto assolvere all’arduo compito di giudicare le creazioni dei concorrenti, tutte accomunate da elevato livello di creatività e competenza tecnica. I punteggi finali sono stati estremamente ravvicinati, a testimonianza di quanto tutti gli sfidanti abbiano saputo esibire non solo il proprio estro e la propria competenza, ma anche l’adesione al tema e la capacità di interpretare perfettamente l’anima del brand, punto chiave della competizione.

Un viaggio-premio nel cuore mediterraneo di Alkkemist

A conquistare il primo posto è stato Ioan Yonev, barman del locale  Cielle di Piacenza, che  in rappresentanza dell’eccellenza della mixology italiana, vivrà un’esperienza esclusiva a Jávea, sulla costa mediterranea spagnola, cuore pulsante del mondo Alkkemist. Qui egli potrà visitare la distilleria del brand partecipare a esperienze dedicate alla scoperta del brand attraverso il territorio, con in più una all’Ayahuma Cocktail Bar, tra i cocktail bar più prestigiosi della provincia di Alicante.

“La Alkkemist Cocktail Competition è molto più di una competizione: rappresenta un momento di incontro e crescita per i professionisti del settore e uno strumento concreto per valorizzare il talento della mixology italiana. Attraverso iniziative come questa continuiamo a creare connessioni tra bartender, locali e grandi brand internazionali, promuovendo una cultura del bere di qualità fatta di formazione, ricerca e condivisione”, ha dichiarato Andrea Onesti, CEO di OnestiGroup.

Le Full Moon Nights conquistano Riccione

Al termine della competizione, il LOCA Cocktail Bar ha ospitato la seconda tappa delle Alkkemist Full Moon Nights 2026, il format internazionale che celebra il particolare processo produttivo del brand, i cui distillati vengono imbottigliati esclusivamente durante le notti di luna piena. Protagonisti della serata Alkkemist Gin, Alkkemist Vodka e la nuova referenza Alkkemist Eclipse, presentata con una cocktail list dedicata, degustazioni guidate, DJ set, allestimenti immersivi e gadget esclusivi.

I prossimi appuntamenti

Dopo il primo appuntamento al Sol Levante di Lavagna (Genova), il tour proseguirà il 29 luglio presso La Nina a Mare di Porto Cesareo (Lecce) e si concluderà il 26 settembre al Seen di Roma.

Tra eventi, serate esperienziali e competition, Alkkemist conferma una direzione chiara del mondo spirits, che vede i brand premium investire sempre di più sulla formazione dei bartender e su format immersivi capaci di trasformare il prodotto in racconto coinvolgente e identitario.

Fabbri 1905: doppia inaugurazione per un progetto che crea un ponte tra arte e sostenibilità

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Fabbri 1905 ha presentato il progetto voluto per cambiare il volto della sede aziendale di Anzola dell’Emilia (in provincia di Bologna) e al tempo ribadire i valori e gli obiettivi che da tempo caratterizzano la mission del brand. Il 10 luglio infatti, alla presenza di istituzioni e maestranze, si è tenuta una doppia inaugurazione: da un lato quella del murales realizzato dallo street artist internazionale Cheone sul silos dello stabilimento, risalente alla seconda metà del Novecento, dall’altro quella del nuovo impianto fotovoltaico di ultima generazione, realizzato in collaborazione con il Gruppo Hera, che produce energia pulita, e che è destinato prevalentemente ad alimentare il futuro dello stabilimento.

Rigenerazione urbana ed energetica: due facce della stessa medaglia

Restituire a nuova vita un elemento architettonico ormai obsoleto e al tempo stesso reimettere nell’ecosistema ciò che viene consumato per la produzione aziendale: due aspetti di un unico progetto con cui Fabbri 1905 rinnova il proprio impegno verso una crescita capace di coniugare innovazione, sostenibilità, valorizzazione del territorio e qualità degli ambienti di lavoro.

Street art: uno strumento nuovo per raccontare la tradizione

L’intervento artistico di Cheone rappresenta un esempio di rigenerazione di uno spazio produttivo attraverso il linguaggio della street art: il silos si trasforma in un landmark capace di raccontare l’identità di Fabbri 1905 attraverso alcuni dei suoi simboli più iconici: il celebre vaso bianco e blu, l’Amarena, i fiori e la farfalla, in un dialogo continuo tra natura, arte e impresa. 

Un investimento verso l’auto-sussistenza energetica

Al tempo stesso il nuovo impianto fotovoltaico da 900 kWp – sviluppato insieme al Gruppo Hera e installato sulla copertura dello stabilimento senza ulteriore consumo di suolo – consentirà una produzione annua di circa 978.000 kWh di energia rinnovabile, evitando ogni anno l’emissione di circa 280 tonnellate di CO₂, pari all’assorbimento di oltre 20.000 alberi. L’energia prodotta sarà destinata prevalentemente all’autoconsumo, contribuendo a rendere sempre più sostenibile il processo produttivo e ad aumentare l’indipendenza energetica dell’azienda.

“L’impianto fotovoltaico realizzato sul tetto dello stabilimento di Anzola Emilia dimostra come la sostenibilità possa tradursi in una scelta industriale capace di generare valore ambientale, efficienza energetica e maggiore competitività per un’azienda storica come Fabbri 1905, oggi in crescita e chiamata a sostenere un fabbisogno energetico sempre più rilevante – ha dichiarato Isabella Malagoli, Amministratore Delegato di Hera Comm–. Il 95% dell’energia rinnovabile prodotta sarà destinato all’autoconsumo, con un beneficio economico immediato e misurabile. Anche grazie alla rapidità con cui l’impianto è stato completato, l’intervento ha potuto accedere ai benefici del piano Transizione 5.0, riducendo ulteriormente i tempi di rientro dell’investimento, già stimati in cinque anni. Condividere oggi questi risultati con la comunità e con gli stakeholder del territorio significa dare evidenza alla solidità del progetto: numeri, tempi e benefici raccontano una transizione energetica non teorica, ma già operativa”.

Un progetto coerente con il percorso del brand

Dopo il primo intervento simile di eco-street art commissionato nel 2022 per la storica sede aziendale di Borgo Panigale e firmato dallo stesso Cheone, il nuovo look voluto per il silos di Anzola dell’Emilia si inserisce nel percorso che da anni lega Fabbri al mondo dell’arte – un rapporto consolidato nel tempo anche attraverso il Premio Fabbri per l’Arte e altri progetti di valorizzazione estetica degli spazi aziendali – ed è coerente con la volontà di fare della bellezza una parte integrante dei luoghi di lavoro e della cultura d’impresa.  

Contemporaneamente l’impianto del nuovo sistema fotovoltaico  è la prosecuzione di un impegno ecologico che Fabbri ha intrapreso in anticipo sugli obblighi di legge e che attraversa tutto il modello di impresa, concretizzandosi da anni in iniziative che coinvolgono ambiente, persone e comunità.

“Per noi ‘sostenibilità’ significa trasformare ogni scelta aziendale in un’opportunità di creare valore duraturo”, ha detto Nicola Fabbri, esponente della IV generazione alla guida dell’azienda. “L’opera di Cheone e il nuovo impianto fotovoltaico sono due espressioni della stessa visione: da un lato restituiamo nuova vita a un elemento dello stabilimento attraverso l’arte, dall’altro investiamo in tecnologie che riducono il nostro impatto ambientale. Crediamo che un’impresa debba produrre valore economico, ma anche valore culturale, sociale e ambientale, contribuendo a rendere più belli, sostenibili e accoglienti i luoghi in cui le persone lavorano ogni giorno.”

Tutela dell’ambiente e attenzione alle persone

Stando a quanto emerge dal Bilancio di Sostenibilità 2025 presentato dall’azienda, Fabbri individua alcuni dei propri assi strategici nella tutela dell’ambiente – tra cui in primis proprio gli investimenti per l’efficientamento energetico degli stabilimenti, nell’economia circolare, nell’innovazione e nell’impatto positivo sulle comunità –. In più il documento descrive i significativi risultati ottenuti finora, tra cui il recupero di 1.200 tonnellate di soluzioni zuccherine destinate alla produzione di energia green, interventi volti a ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e numerosi progetti di recupero e riutilizzo dei materiali.

Ma l’impegno del brand in chiave sostenibile non si ferma qui e passa anche attraverso gli investimenti sulle persone attraverso un progressivo rafforzamento delle proprie politiche di welfare e l’introduzione di nuovi strumenti di flessibilità organizzativa. Da segnalare, tra i progetti più significativi intrapresi in questa direzione, la promozione di “Ambasciatori della Sostenibilità”, un progetto attraverso il quale un gruppo di collaboratori volontari promuove ogni giorno comportamenti virtuosi all’interno dell’azienda, continuando la sua lotta contro lo spreco alimentare e contribuendo alla diffusione di una cultura condivisa della sostenibilità. 

Focus sull’inclusione e sulla valorizzazione del talento femminile

Fabbri 1905 presta anche una particolare attenzione all’inclusione e alla valorizzazione del talento femminile, non solo garantendo una presenza femminile stabile pari a circa il 46% dell’organico, ma anche promuovendo percorsi di crescita professionale dedicati alle donne, tra cui “Lady Amarena” – l’unico concorso internazionale riservato alle bartender, nato per valorizzare la creatività e la professionalità femminile nel mondo della mixology –. Parallelamente, l’azienda supporta iniziative di reinserimento lavorativo rivolte alle detenute attraverso corsi professionali di gelateria realizzati negli istituti penitenziari italiani. 

Il supporto alla ricerca scientifica e il rapporto con il territorio

Il legame della storica azienda emiliana con il territorio si traduce infine nel sostegno continuativo alla ricerca scientifica e a numerosi progetti sociali, attraverso collaborazioni con realtà come AIL Bologna, Fondazione ANT, Fondazione Policlinico Sant’Orsola, Bimbo Tu, Anffas Mirandola, solo per citarne alcune.

Un lavoro congiunto tra istituzioni e imprese

Alla cerimonia di inaugurazione delle due novità hanno partecipato, oltre ai vertici di Fabbri 1905, tra cui Nicola e Carlotta Fabbri in rappresentanza della quarta e quinta generazione che guidano oggi l’azienda, anche il Sindaco di Anzola dell’Emilia, Paolo Iovino, tutti gli Assessori di Anzola dell’Emilia e Isabella Malagoli, Amministratore Delegato di Hera Comm.

Paolo Iovino, Sindaco di Anzola Dell’Emilia ha dichiarato: “Da quando ci siamo insediati come Giunta, stiamo lavorando fianco a fianco con le imprese e con la cittadinanza per costruire una visione condivisa di sviluppo, mettendo al centro le persone, le relazioni e il valore della nostra comunità. Una visione che trova piena corrispondenza nell’impegno di Fabbri, azienda storica di Anzola, con cui abbiamo instaurato un dialogo costruttivo e costante su numerosi progetti. L’inaugurazione del nuovo impianto fotovoltaico, realizzato insieme al Gruppo Hera, e la valorizzazione del Silos attraverso un’importante opera di street art testimoniano concretamente la volontà di questa grande impresa di investire sul territorio, coniugando innovazione, sostenibilità e attenzione al contesto in cui opera. È un esempio significativo del modello di sviluppo che vogliamo sostenere: imprese che crescono e innovano, senza perdere il legame con la comunità e contribuendo concretamente alla qualità e alla promozione del territorio”.

Disaronno si racconta attraverso i cocktail dei grandi interpreti della mixology internazionale

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Da Jesolo a Milano, da Roma a Bassano del Grappa: nel mese di luglio Disaronno ha promosso un  calendario di eventi aperti al pubblico maggiorenne, che porteranno in alcuni selezionati cocktail bar d’Italia alcuni tra i mixologist più influenti al mondo. Un’occasione con cui il liquore italiano più bevuto al mondo, considerato un’icona dell’eleganza senza tempo della Dolcevita, intende raccontarsi in forma nuova, più contemporanea e dinamica, capace di dimostrare tutta la sua versatilità  dietro il bancone.

La mixology come linguaggio culturale in evoluzione

Consapevole di quanto il bere miscelato rappresenti oggi non più solo un’occasione di convivialità bensì un linguaggio culturale contemporaneo e in continua evoluzione, Disaronno si rende sempre più protagonista del mondo cocktail, in cui tecniche, luoghi, persone e visioni si incontrano, grazie a una serie di esperienza da vivere e condividere. Per farlo, il celebre brand italiano sceglie l’estate e si fa promotore di un nuovo calendario di guest shift che per tutto il mese di luglio porteranno in giro per l’Italia alcuni tra i protagonisti più riconosciuti della scena della mixology nazionale e internazionale. 

Un modo nuovo per raccontare un classico senza tempo

Il progetto si motiva con la volontà di rafforzare il dialogo tra il liquore italiano più bevuto al mondo e la miscelazione d’autore, valorizzandone la versatilità attraverso interpretazioni inedite e signature cocktail dedicati. Nel corso di ogni serata verrà infatti proposta una drink list dedicata a Disaronno per invitare i consumatori a scoprire nuove espressioni del brand, nelle sue versatili declinazioni, adatte a occasioni di convivialità giovane, dinamica, divertente.

Luoghi iconici del bere miscelato

Le serate firmate Disaronno avranno con cornice contesti riconosciuti per ricerca, creatività e cultura del bere miscelato, ovvero alcuni selezionati cocktail bar unanimemente riconosciuti come templi italiani della mixology.

Il cuore del progetto sarà Botanico, a Jesolo, dove tra il 10 e l’11 luglio si aprirà il calendario degli appuntamenti dedicati alla mixology d’autore. Ospiti del locale veneto nel corso della prima seata saranno Manuel Di Cecco e Christophe Russo, rappresentanti del cocktail bar roman Freni e Frizioni, cocktail bar romano tra i riferimenti della scena capitolina, No.31 in Europe’s 50 Best Bars 2026. Accomunati dallo stesso approccio contemporaneo, diretto e riconoscibile alla miscelazione, insieme al collega Riccardo Rossi, bartender e figura di riferimento del locale, porteranno a Jesolo una visione capace di unire ricerca, spontaneità e spirito conviviale. La serata vedrà inoltre la partecipazione di Michele Filip e Marco Crobu, di Educazione Italiana, due figure di riferimento nel panorama della mixology. 

Venerdì 11 luglio, sarà invece il turno di due insegne iconiche della scena internazionale: Hanky Panky di Mexico City, speakeasy tra i nomi più riconosciuti della cocktail culture nordamericana di Mexico City, No.35 in North America’s 50 Best Bars 2025, rappresentato da Gina Barbachano, e Himkok di Oslo, No.4 in Europe’s 50 Best Bars 2026, con Simone Santini e Paul Voza. Due realtà diverse, ma accomunate da un approccio distintivo alla cultura del cocktail. Hanky Panky porterà in Italia la propria anima speakeasy e cosmopolita, legata anche al lavoro dell’Head Bartender Ismael Martínez. Himkok proporrà invece la sua ricerca nordica, guidata dal Bar Manager Maroš Dzurus, attraverso una visione che unisce cocktail bar e distilleria, tecnica, territorio e produzione interna.

Il calendario proseguirà poi anche in altre città italiane, portando il progetto in alcuni locali di riferimento della scena nazionale. Il 12 luglio, Hanky Panky sarà ospite da Ceresio 7, rooftop milanese tra ristorante, piscine e American Bar, punto di riferimento per l’aperitivo e il dopocena in città. Poi, il 13 luglio farà tappa all’Aleph di Roma, mentre nella stessa giornata Himkok sarà protagonista al Cucù di Bassano del Grappa (VI), cocktail bar legato alla bartender Elisa Favaron. Qui la guest shift sarà l’occasione per esplorare una visione essenziale, sostenibile e profondamente nordica del bere miscelato, in dialogo con l’identità del locale ospite e con il percorso di ricerca del bar norvegese.

Un’occasione preziosa per ricollocare il brand nel mondo della miscelazione

Le guest shift si inseriscono in un percorso di advocacy e relazione pensato per consolidare la presenza di Disaronno nel mondo della mixology contemporanea, favorendo il dialogo con bartender, locali di riferimento e consumatori. Attraverso l’incontro con alcune tra le realtà più autorevoli del panorama internazionale, il brand intende ribadire la propria capacità di interpretare i linguaggi più attuali della miscelazione, valorizzando al tempo stesso la propria storia, riconoscibilità e versatilità.

“Le guest shift sono per noi un’occasione preziosa per creare relazione, favorire il confronto e valorizzare il ruolo del brand all’interno della cultura del cocktail. Con questo calendario vogliamo raccontare la versatilità di Disaronno attraverso lo sguardo di bartender e locali che rappresentano alcune tra le espressioni più autorevoli della mixology contemporanea. L’importanza del brand nella mixology è stata anche recentemente dimostrata in occasione della prima edizione di Europe’s 50 Best Bars 2026. Disaronno infatti è stato sponsor del riconoscimento The Best Bar in Italy 2026, assegnato a Moebius Milano, entrato in classifica al No.6 a livello europeo e il primo in Italia”, dichiara Federico Cassini, Advocacy Manager Spirits On Trade Italy.

Prestomarmellata: la soluzione di Ar.pa Lieviti per portare in tavola tutto l’anno la frutta maturata al sole d’estate

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Dall’epoca greco-romana ad oggi, la produzione di confetture e marmellate rappresenta la soluzione più ingegnosa e naturale per catturare la dolcezza della frutta maturata al sole e renderla disponibile tutto l’anno. E tra pesche, albicocche, susine, fichi, frutti di bosco, l’estate è il periodo ideale per raccogliere la materia prima nel suo momento migliore e metterla in vasetto. Per facilitare e rendere più veloce questa operazione Ar.pa Lieviti propone Prestomarmellata, il preparato studiato per ottenere marmellate dalla consistenza perfetta in pochi minuti. 

La confettura più facile e veloce

Prestomarmellata è un prodotto a base di pectina, un gelificante naturale estratto da mele e agrumi che svolge anche azione conservante. Il suo utilizzo consente di ridurre notevolmente i tempi di preparazione e il quantitativo di zucchero necessario, senza compromettere il colore e le caratteristiche organolettiche della frutta utilizzata. 

Come si usa Prestomarmellata

È sufficiente aggiungere il contenuto della bustina alla frutta fresca, miscelare con lo zucchero e portarlo a ebollizione. Bastano pochi minuti di cottura – con leggere variazioni a seconda della varietà di frutta utilizzata – per ottenere una confettura morbida e cremosa, pronta da invasare lasciando i barattoli chiusi a testa in giù per 8 minuti, senza ulteriore bollitura per creare il sottovuoto. Una volta raffreddata la confettura può essere conservata a lungo e utilizzata anche durante i mesi più freddi e meno soleggiati dell’anno per farcire crostate e dolci fatti in casa o per accompagnare pane e fette biscottate a colazione o merenda.

Un po’ di proporzioni 

Ogni confezione contiene due bustine di preparato, sufficienti per realizzare fino a 3 kg di marmellata. Una bustina prevede l’utilizzo di 1 kg di frutta fresca e 500 g di zucchero, offrendo così una soluzione pratica e conveniente per valorizzare la frutta di stagione ed evitare sprechi. Inoltre, Prestomarmellata può essere utilizzato insieme a zucchero e succo di frutta anche per preparare gustose gelatine, perfette per decorare e arricchire preparazioni di pasticceria.

 

Vinili, listening bar e food, come si mangia e balla oggi ad Atene

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C’è un momento preciso in cui una serata smette di essere ordinaria. Succede quando la musica che senti uscire dagli altoparlanti ha quella texture leggermente imperfetta, quel fruscio appena percettibile che solo un disco in vinile sa restituire. Non è un difetto, è una firma. È la prova fisica che qualcuno ha scelto di mettere su un disco, di alzare il braccio, di posare la puntina con cura, e che dall’altra parte di quel gesto c’è qualcuno disposto ad ascoltare davvero. Ad Atene questo momento si sta moltiplicando, in una manciata di locali sparsi tra Exarchia, Kypseli, Kerameikos e Syntagma, dove qualcuno ha avuto l’intelligenza di capire che il cibo e i dischi parlano la stessa lingua: quella dell’appetito, del ritmo, del piacere che si prende tempo.

Non si tratta di una moda nostalgica né di un omaggio meccanico al passato, ma di una scelta estetica e culturale precisa, che sta ridisegnando il profilo della nightlife ateniese rendendola più lenta, più consapevole, più ricca di intenzione. Nelle città dove il clubbing tradizionale ha perso mordente, dove la playlist algoritmica ha colonizzato ogni angolo di bar e ristorante, il vinile ha iniziato a tornare non come reliquia ma come dichiarazione di principio. Dire che si usa il vinile significa dire che ci si è fermati a pensare a come deve suonare una stanza, che si è scelto un repertorio, che si è costruita un’identità sonora con la stessa cura con cui si progetta un menu o si seleziona una carta dei vini.

Atene ha capito questa equazione meglio di molte altre capitali europee

Atene ha capito questa equazione meglio di molte altre capitali europee, e i locali che seguono dimostrano quanto quella comprensione possa tradursi in esperienze concrete, memorabili, difficili da replicare altrove. Pharaoh, in via Solomou 54 a Exarchia (https://www.pharaoh.gr/), è forse il più istintivo e viscerale del gruppo. È un ristorante con cottura a fuoco vivo, una carta dei vini naturali costruita con rigore da enoteca seria, e una programmazione musicale in vinile che attraversa l’afrojazz, la tropicalia brasiliana, il rock anatolico, il funk e il soul senza seguire un calendario fisso. Questo significa che ogni visita porta con sé una sorpresa sonora genuina, non la certezza di un format prevedibile ma la possibilità di trovare qualcosa di inatteso che cambia il tono della serata. La cucina è greca contemporanea, lavorata con tecnica e rispetto per la materia prima, e la serata spesso inizia a tavola e finisce al bancone del bar, con una clientela che resta per l’atmosfera tanto quanto per il piatto.

Dal jazz all’afro, dal disco all’italo disco di quartiere

Exarchia è un quartiere con una sua energia politica e culturale molto riconoscibile, e Pharaoh ne esprime lo spirito senza scimmiottarlo: è un posto adulto, consapevole, con una personalità definita che non ha bisogno di spiegarsi. Teleion, in via Ithakis 40 a Kypseli (https://www.instagram.com/telion.athens/), abita il corpo di un’antica pasticceria e ne porta il nome come fosse un’eredità da onorare piuttosto che da archiviare. Il formato è quello del listening bar nella sua accezione più rigorosa: cocktail lavorati con attenzione e competenza, un archivio di dischi che costituisce la spina dorsale della programmazione giornaliera, e una selezione musicale che spazia dal jazz all’afro, dal disco all’italo disco, dal funk al blues e alla world music, con una coerenza di gusto che si sente anche quando il genere cambia. È uno dei pochi posti in città dove la musica in vinile non è un contorno decorativo ma è il motivo principale per cui si sceglie di andarci, il centro di gravità attorno al quale ruota tutto il resto. Il cocktail diventa più buono quando lo ascolti in un certo modo. La conversazione cambia registro.

Un ecosistema culturale autosufficiente

Il tempo si dilata. Kypseli è un quartiere che negli ultimi anni ha vissuto una trasformazione silenziosa ma profonda, e Teleion è uno degli indirizzi che meglio ne racconta la nuova identità: giovane ma non superficiale, internazionale ma radicata nel tessuto urbano. Okupa Kitchen e Listening Bar, in via Psaromilingou 9 a Kerameikos (https://www.okupa.com/kitchen-bar/), è qualcosa di più difficile da definire con una sola formula, ed è proprio questa difficoltà che lo rende interessante. Hotel, ostello, biblioteca, cortile, ristorante e bar convivono in un unico spazio che funziona come un piccolo ecosistema culturale autosufficiente. Le sessioni in vinile si tengono dal martedì alla domenica, la cucina lavora su una matrice mediterranea con influenze levantine, i piatti sono pensati per essere condivisi, e la lista dei vini naturali e dei cocktail accompagna il flusso che va dal pranzo alla sera avanzata. La domenica aggiunge una dimensione ulteriore con il jazz dal vivo dalla metà del giorno, e curatori selezionati prendono poi i piatti nel tardo pomeriggio quando l’umore della stanza cambia gradualmente.

In primavera e in estate il suono e i tavoli si spostano nel cortile

In primavera e in estate il suono e i tavoli si spostano nel cortile, e tutta la logica dello spazio si allarga in modo naturale verso l’esterno. È un posto che funziona a strati, dove si può tornare in momenti diversi della giornata e trovare ogni volta qualcosa di diverso pur rimanendo nello stesso luogo. Birdman, in via Voulis 35 angolo Skoufou 2 a Syntagma (https://www.birdman.gr/drink), porta ad Atene un modello che viene da lontano, dal Giappone per la precisione, dove i kissa jazz erano bar di ascolto nati negli anni cinquanta e sessanta in cui si andava appositamente per stare in silenzio e ascoltare dischi su impianti di alta qualità.

Birdman non è un museo di quella cultura ma ne eredita lo spirito applicandolo a un formato più contemporaneo e accessibile: pub e grill giapponese con posti al bancone, yakitori, piatti diretti e senza fronzoli, bevande altrettanto lineari, e un impianto analogico che è parte integrante del progetto, non un accessorio aggiunto in un secondo momento. Il vinile gira tra jazz giapponese, funk nigeriano, roots, hip hop e disco Salsoul, con una varietà che riflette la curiosità e la competenza di chi seleziona. È un posto compatto, sociale, preciso nella sua idea, dove la cucina, il bar e la musica lavorano in una linea continua senza interruzioni né gerarchie.

Nell’epicentro greco sei anche in Giappone

Finos Audiophile Bar, in via Agiou Ioannou 63 ad Agia Paraskevi (https://www.instagram.com/finos_audiophile_bar/), è il più piccolo e il più intimo di tutti, e probabilmente il più puro nella sua definizione. È più bar che ristorante, con i cocktail al centro dell’offerta e una capienza ridotta che obbliga alla vicinanza e favorisce la concentrazione sull’ascolto. Il repertorio musicale include jazz, rock classico e registrazioni greche d’epoca, con una sensibilità per l’album come unità di senso compiuto che è sempre più rara nell’era dello streaming e dei singoli decontestualizzati. L’atmosfera retrò non è costruita per il fotogenico ma è il risultato naturale di scelte coerenti nel tempo. Agia Paraskevi è a una breve distanza in auto dal centro, e Finos funziona bene come meta autonoma per una serata dedicata, oppure come appendice sonora di una cena fatta nelle vicinanze.

Ekiben Kitchen, in via Skoufou 15 a Syntagma (https://www.ekibenkitchen.com/), chiude questo giro come l’ibrido più libero e meno categorizzabile del gruppo, e lo fa con una certa disinvoltura. L’offerta culinaria include robata, ramen, gyoza, katsu sando, birra, sake, gin giapponese e vino naturale, con un collegamento diretto al mercato Ikigai che trasforma l’indirizzo in qualcosa di più simile a un ecosistema che a un singolo locale. L’area dedicata ai dischi non è separata fisicamente dal resto ma si integra nello spazio in modo organico, così che si può ascoltare, mangiare, bere e comprare nello stesso movimento, senza dover scegliere tra una cosa e l’altra. È il tipo di posto che funziona meglio se lo si affronta senza un programma preciso, lasciando che siano il disco che gira e il piatto del giorno a orientare la sequenza della serata.

 

La Magica Bionda di Hordeum approda all’Antico Vinaio

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Raccontare e interpretare un territorio trasformandolo in cultura del gusto e traducendolo in una forma pop, democratica e accessibile a chiunque attraverso l’immediatezza dei sensi. Da questa comunione d’intenti nasce la partnership tra il marchio novarese di birra artigianale Hordeum e All’Antico Vinaio, che porta la Magica Bionda all’interno dell’assortimento beverage della catena fiorentina nota e apprezzata in tutto il mondo per le sue schiacciate farcite con ingredienti d’eccellenza locali e non solo. 

Hordeum: la birra artigianale prodotta con pregiate varietà di riso italiano

Nato a Novara, Hordeum ha costruito la propria identità attorno a una visione precisa: trasformare le eccellenze agricole italiane in una birra capace di raccontare il territorio. La produzione affonda le radici nell’area MAB di Cameri, fra il Parco del Ticino e il Lago Maggiore, riserva della biosfera UNESCO dove biodiversità, agricoltura e tutela del paesaggio convivono in equilibrio. È qui che vengono coltivati i cereali protagonisti delle ricette: non solo l’orzo, ma anche alcune delle più pregiate varietà di riso italiano, dal Carnaroli all’Ermes fino all’Apollo, vengono utilizzate per conferire a ogni birra un carattere distintivo. Una filiera corta, materie prime 100% italiane e una costante attenzione alla sostenibilità danno vita a una collezione che coniuga ricerca brassicola, qualità e autentico spirito Made in Italy.

Magica Bionda: la nuova birra del Vinaio

La scelta di inserire le sue referenze nell’assortimento di All’Antico Vinaio nasce per Hordeum dal riconoscimento di una naturale affinità di valori con il brand fiorentino. Partita da una storica bottega nel cuore di Firenze, l’insegna fondata da Tommaso Mazzanti è diventata un fenomeno internazionale e uno dei simboli del food Made in Italy nel mondo, grazie alle sue schiacciate preparate con ingredienti di eccellenza. 

Ad essere presente nei frigoriferi di All’Antico Vinaio sarà la birra più iconica di Hordeum: la Magica Bionda, fresca e dissetante, che sprigiona delicate note di malto e una piacevole sfumatura erbacea. Ispirata alle classiche lager bavaresi, è realizzata con riso Carnaroli, che le conferisce una straordinaria bevibilità, un corpo leggero e un finale secco e pulito.

Un’attitudine alla collaborazione che si rinnova

Hordeum non è nuovo alle collaborazioni, che anzi, rappresentano da sempre uno dei tratti distintivi del birrificio e spaziano dal mondo dell’alta ristorazione all’hôtellerie, dalla musica ai grandi format del food retail. Ciò a cui il marchio punta è costruire relazioni con realtà che condividono la stessa idea di qualità, convivialità e valorizzazione delle eccellenze italiane anche attraverso format e contesti sempre più iconici e contemporanei, in cui la cultura della birra artigianale trova la sua naturale dimensione.

BOMBAY SAPPHIRE® diventa ready to drink con il nuovo Sparkling Lemon

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BOMBAY SAPPHIRE® ha presentato l’ultima novità per l’estate del brand di proprietà Bacardi, ampliando la sua gamma ready-to-drink: il cocktail BOMBAY SAPPHIRE® Sparkling Lemon, in lattina, disponibile in Italia e nel Regno Unito da giugno.

La qualità della mixology, la comodità del prêt-à-porter

Ispirata al celebre Bombay Sapphire Sparkling Lemon cocktail, questa nuova referenza regala una miscela dal perfetto equilibrio in cui l’aroma fresco e agrumato dei limoni mediterranei, viene impreziosito dal gusto deciso del ginepro, ingentilito dalle delicate note speziate del Bombay Sapphire® London Dry Gin infuso a vapore. Il tutto in soli 250ml, ideali da gustare direttamente dalla lattina fredda o in un bicchiere con del ghiaccio e una spruzzata di limone fresco. 

Stessa qualità, formato più dinamico

Alla base del nuovo BOMBAY SAPPHIRE® Sparkling Lemon RTD c’è il Bombay Sapphire® London Dry Gin, la più classica espressione del brand prodotto secondo la ricetta originale del 1761: 10 botaniche selezionate a mano, provenienti da fornitori certificati sostenibili di tutto il mondo, e lavorate secondo l’esclusivo processo di infusione a vapore di Bombay Sapphire®, che permette di catturare gli aromi in modo più floreale e delicato. In più una soda dal profilo elegante, che aggiunge al protagonismo delle botaniche il tocco degli agrumi. Il risultato è un equilibrio di sapori naturali degno di un cocktail preparato al momento da un mixologist professionista.

Una proposta al passo coi tempi

“Il mercato dei Ready-To-Drink continua a guadagnare popolarità, registrando un aumento del 3% nel 2025 (Fonte: IWSR) – ha commentato Natasha Curtin, Global VP di BOMBAY SAPPHIRE® e con Bombay Sapphire® Sparkling Lemon, la nostra gamma di prodotti ready-to-drink si arricchisce di una vivace alternativa che va ad aggiungersi all’originale Bombay Sapphire Gin & Tonic RTD, offrendo a tutti gli amanti del gin un’opzione fresca, dal gusto agrumato, in un pratico formato”.

Praticità senza compromessi

Una scelta strategica dunque, nata dalla volontà di assecondare i trend dei consumi e pensata per offrire qualcosa di nuovo a chi non vuole scendere a compromessi sulla qualità e sulla praticità. 

Mason’s Lobster apre un Pop-Up Store all’Hotel Meliá di Venezia Lido

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Dopo Milano e Firenze, Mason’s Lobster sceglie un’altra delle città italiane più iconiche – nonché una delle destinazioni turistiche più prestigiose al mondo – per proseguire la sua espansione nel mercato nazionale. Il brand statunitense guidato in Europa da Pietro Funaro, ha infatti appena inaugurato il suo primo Pop-Up Store all’interno dell’Hotel Meliá Venezia Lido, ampliandone temporaneamente la raffinata proposta gastronomica.

Il fascino del “fast casual premium food”

Fondato nel 2014 ad Annapolis, nel Maryland, Mason’s Lobster nasce con l’obiettivo di rendere accessibile uno dei piatti simbolo della costa nord-orientale degli Stati Uniti: il lobster roll, preparato con pregiato astice del Maine, pane artigianale tostato e ingredienti selezionati. Un format che negli anni ha conquistato il pubblico americano grazie alla qualità delle materie prime, a una filiera controllata e a un’offerta essenziale ma altamente riconoscibile. 

Dal New England alla Serenissima: un percorso di crescita che non intende fermarsi

Oggi Mason’s Lobster è presente con numerosi punti vendita negli Stati Uniti e ha avviato un importante programma di espansione internazionale che vede l’Italia tra i mercati strategici. Dopo Milano e Firenze, la nuova avventura veneziana si inserisce coerentemente in questo progetto: 

“L’apertura – spiega Funaro – rappresenta un ulteriore passo nel piano di sviluppo italiano ed europeo del brand, che punta a portare anche nel nostro Paese l’autentica esperienza del lobster roll americano, reinterpretata secondo un modello contemporaneo, dinamico e di alta qualità”.

Una location non scelta per caso

La scelta del Lido di Venezia per il nuovo opening non è casuale: tra le varie zone della città lagunare, questo rappresenta infatti un crocevia di turismo internazionale, cultura e ospitalità di alto livello. Dunque proprio quest’area della Serenissima si configura come la cornice ideale per accogliere un concept gastronomico come quello di Mason’s Lobster, basato sulla capacità di coniugare l’autenticità della tradizione americana con uno stile contemporaneo, cosmopolita e accattivante per gli avventori di qualsiasi nazionalità, che in esso riconoscono immediatamente un’icona del cibo “street casual” ma in versione premium.

Verso un nuovo fascino esotico

Più in generale, l’interesse di Mason’s Lobster a espandersi sul mercato tricolore trova la sua ragion d’essere nella crescente attenzione del mercato italiano verso format internazionali di qualità, capaci di valorizzare ingredienti premium attraverso un’esperienza gastronomica informale ma curata nei dettagli, che unisce qualità, autenticità e rapidità di servizio.  

Il “Venice Roll”: una ricetta creata ad hoc

Per l’occasione dell’apertura veneziana, Mason’s Lobster ha presentato un’edizione speciale di lobster roll: il “Venice Roll” con astice freddo – proveniente da filiera certificata e sostenibile –, maionese, coleslaw, burro al limone e mix di spezie, come di consueto in formato M, L o XL. 

Ferrari Spazio Bollicine atterra all’Aeroporto di Roma Fiumicino

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Un “non luogo” – qual è per definizione un aeroporto – trasformato in punto di riferimento per i viaggiatori gourmand che non rinunciano a vivere un’esperienza enogastronomica in autentico stile italiano, neppure mentre aspettano una coincidenza con un volo che li porterà altrove: l’hub internazionale Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino accoglie il nuovo Ferrari Spazio Bollicine, proseguendo l’affermazione format voluto da Trentodoc per offrire esperienze di raffinata eleganza e imprimere un piacevole ricordo dell’Italia anche per chi si approccia alla cucina italiana in maniera del tutto estemporanea.

Un concept internazionale, sofisticato e attento alla qualità

Situato proprio al di sopra delle boutique del lusso, nell’area extra Schengen del Terminal 3 dell’Aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino, il nuovo Ferrari Spazio Bollicine nasce in collaborazione con Areas MyChef per offrire ai viaggiatori un’esperienza di ospitalità di alto livello che coniuga il mondo delle bollicine di montagna con la migliore tradizione gastronomica italiana. 

Identità della Casa a 360 gradi

Come le precedenti location, anche qui il progetto esprime a 360 gradi l’identità della Casa, con interni che valorizzano i codici visivi del marchio – a partire dall’iconico bianco e nero, colori simbolo di Ferrari Trento – in un ambiente dal design Made in Italy contemporaneo, impreziosito da arredi Molteni.

Un modello inedito nel panorama della ristorazione aeroportuale

Tuttavia questo nuovo Ferrari Spazio Bollicine introduce un modello inedito nel panorama della ristorazione aeroportuale, frutto della sinergia tra tre grandi interpreti della gastronomia italiana. Da un lato il talento di Chef Edoardo Fumagalli, il cui nome si lega al ristorante stellato Locanda Margon – parte del Gruppo Lunelli –, dall’altro l’esperienza nel travel food di Michelangelo Citino, Executive Chef di Areas MyChef e vincitore del premio Best Airport Chef nel 2019. A dare un suggello di autorevolezza e autentica qualità italiana all’offerta c’è infine la firma di Iginio Massari, celebre interprete dell’arte pasticcera nazionale, che in questo contesto cura la proposta dolce per la colazione. A rendere l’esperienza ancora più distintiva e pienamente coerente con l’accoglienza Made in Italy contribuiscono l’attenzione dedicata al servizio al tavolo e un accurato percorso di abbinamento tra piatti e calici, concepito per creare un dialogo armonioso tra proposta gastronomica e bollicine Trentodoc.

Una cucina legata ai territori del Belpaese

Il menu è basato su una selezione di piatti legati ai diversi ecosistemi che caratterizzano il Belpaese e pensati per valorizzarne gli ingredienti autoctoni, con  materie prime accuratamente selezionate, che rappresentano il punto di partenza di un viaggio gastronomico nella tradizione italiana e laziale in particolare. 

Una proposta ad hoc per la nuova apertura

Proprio in omaggio al Lazio e per creare un rimando alla Città Eterna che si estende oltre i confini del Terminal, Chef Edoardo Fumagalli ha ideato la linea dei Tegamini: gustose focacce soffici e fragranti che rappresentano una vera e propria celebrazione della tradizione gastronomica italiana e romana, reinterpretata con ingredienti di eccellenza e che – scenograficamente serviti su un piatto in pietra ollare e ottone realizzato da Navarini 1958 – possono costituire tanto un pasto veloce quanto un aperitivo gourmet. Tra i più iconici ci sono quelli a base di Pecorino Romano DOP,  Porchetta di Ariccia IGP e carciofi, ingredienti simbolo della cucina capitolina. 

L’esperienza degli ospiti è resa ancora più coinvolgente da una grande finestra affacciata sulla cucina, attraverso la quale è possibile osservare direttamente il lavoro della brigata.

L’Italia nel calice

All’interno del nuovo spazio si ha l’opportunità di degustare al bicchiere l’intera collezione Ferrari, incluse prestigiose riserve, permettendo così ai viaggiatori di scoprire e vivere appieno la ricchezza e la varietà dei Trentodoc della Casa. Sono inoltre presenti altre etichette del Gruppo Lunelli: i vini trentini, toscani e umbri di Tenute Lunelli, le grappe Segnana e i soft drink di Tassoni, proposti in accattivanti cocktail, anche analcolici. L’offerta è completata da una selezione a rotazione di altri vini italiani.

“Il Ferrari Spazio Bollicine a Fiumicino vuole proporre nuovi modi per vivere le bollicine Ferrari Trentodoc e trasformare l’attesa in aeroporto in una pausa gourmet capace di raccontare il bello e il buono del nostro Paese», ha dichiarato Matteo Lunelli, Presidente e CEO di Ferrari Trento. «Essere presenti in un hub di rilevanza globale come questo ci consente di entrare in contatto con milioni di viaggiatori provenienti da tutto il mondo, offrendo loro un’esperienza delle nostre bollicine di montagna all’insegna dell’arte di vivere italiana”.

“Siamo lieti di proseguire la collaborazione con la famiglia Lunelli e con Ferrari Trento, un partner con cui abbiamo costruito negli anni una collaborazione solida, fondata sulla condivisione di valori, sulla fiducia reciproca e sulla volontà di cogliere nuove opportunità di sviluppo.” Ha commentato Sergio Castelli, Amministratore Delegato di Areas Italia. “L’apertura di questo nuovo punto vendita, e il ritorno, all’interno dell’aeroporto di Fiumicino rappresentano un traguardo significativo, che conferma la qualità del lavoro svolto insieme e la capacità della nostra partnership di evolvere con successo.
Essere presenti in uno dei più importanti hub aeroportuali d’Europa significa rafforzare la nostra presenza in un contesto di eccellenza e internazionale, offrendo a milioni di viaggiatori un’esperienza all’altezza delle loro aspettative. Questo nuovo progetto è il risultato di una visione condivisa e di una collaborazione che continua a generare valore per entrambe le aziende. Guardiamo al futuro con entusiasmo, certi che insieme a Ferrari Trento potremo raggiungere nuovi e ambiziosi traguardi.”

“Ferrari Spazio Bollicine rappresenta una sintesi dell’eccellenza italiana: un format distintivo che unisce grandi vini, cucina d’autore e ospitalità di alto livello – ha commentato Marilena Blasi, Chief Commercial Officer di Aeroporti di Roma –. Con questa apertura arricchiamo ulteriormente l’offerta premium del Leonardo da Vinci, confermando il nostro impegno nel valorizzare il Made in Italy e offrire ai passeggeri un’esperienza di viaggio sempre più distintiva.”

Non un nuovo arrivo bensì una ripartenza

L’hub di Fiumicino non è nuovo all’esperienza apportata da Ferrari Spazio Bollicine, dal momento che aveva accolto la prima apertura del format già nel 2013, registrando subito un grande successo, a cui avevano infatti fatto seguito le aperture negli scali milanesi di Malpensa e Linate. Oggi, a seguito della ridefinizione degli spazi aeroportuali, il Leonardo da Vinci torna ad accogliere questo format di successo, assegandogli una posizione d’eccellenza nell’area più esclusiva dello scalo, in un ambiente più ampio pensato per esprimere al meglio l’ospitalità italiana.

 

Barbacoa Milano si aggiudica il Wine Spectator Restaurant Award 2026

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Unica sede italiana dell’omonimo Gruppo di ristoranti storicamente legato alla tradizione del churrasco – servito nella caratteristica modalità del rodìzio –, Barbacoa Milano non è solo uno dei templi milanesi della carne alla brace, ma anche un punto di riferimento per chi ama il buon vino. Non a caso da ben 13 anni il locale è stato premiato nell’ambito dei Wine Spectator Restaurant Award, che celebrano i migliori ristoranti al mondo per il vino. Un riconoscimento che si rinnova anche in questo 2016, confermando l’alto livello della selezione di etichette che compongono la sua cantina.

Un’attribuzione di prestigio che si conferma da 13 anni

Nel vasto panorama della ristorazione milanese, Barbacoa Milano rappresenta dal 2010 non solo la meta ideale per gli amanti della carne alla griglia e dei gourmand più curiosi che vogliono vivere l’esperienza dell’autentico churrasco rodìzio in un’atmosfera ricercata, ma anche un punto di riferimento per chi apprezza il buon vino. Lo dimostra il fatto che anche per in questo 2026, Wine Spectator – la rivista fondata negli Stati Uniti nel 1976 e considerata una delle testate specializzate sul vino più autorevoli e influenti al mondo – ha rinnovato al prestigioso Award of Excellence, un premio che da ben 13 anni riconosce al ristorante l’elevata qualità dell’offerta proposta in abbinamento al menù. 

Le ragioni del riconoscimento

Punto di riferimento globale per enologi, produttori e appassionati e famosa soprattutto per le sue rigorose valutazioni, Wine Spectator premia ogni anno – ambito dei Wine Spectator Restaurant Award – i ristoranti in cui la carta dei vini offra almeno 75 etichette e presenti un assortimento ben selezionato di produttori di qualità, abbinato tematicamente al menu sia in termini di prezzo che di stile. 

«Poiché gli amanti del vino diventano sempre più consapevoli, i ristoranti si stanno adeguando con programmi enologici creativi», ha affermato Marvin R. Shanken, presidente e amministratore delegato di Wine Spectator. «Congratulazioni ai 4.012 ristoranti che hanno ottenuto un Restaurant Award e continuano a migliorare l’esperienza enologica degli ospiti in tutto il mondo. Brindiamo al vostro successo!»

In questo scenario Barbacoa Milano si distingue da ormai più di 10 anni per una proposta beverage che conta su oltre 140 etichette, suddivise tra referenze molto importanti e vini caratterizzati da un ottimo rapporto qualità-prezzo, tutti frutto di una selezione particolarmente attenta alla massima qualità. 

Una coerenza che premia

Data l’offerta gastronomica caratterizzata dalla carne, i vini rossi di gran corpo sono la scelta più frequente tra gli ospiti, che nei top seller collocano il Brunello di Montalcino della Tenuta Caparzo e l’Amarone della Valpolicella “Il Re Pazzo” Terre di Leone. Fra le etichette più pregiate della cantina di Barbacoa Milano si possono trovare il “Masseto” 2019/2021 Tenuta Masseto, l’”Ornellaia” 2021/2022 Tenute dell’Ornellaia, l’Amarone Classico “Monte Lodoletta” 2017 Dal Forno, il “Solaia” 2020 Marchesi Antinori, il “Sassicaia” 2020 Tenuta San Guido, il “Redigaffi” 2015 Tua Rita, il “Tignanello” 2021/2022 Marchesi Antinori

Non mancano tuttavia i bianchi, tra i quali una una menzione va a il “Cervaro della Sala” 2021/2022/2023 Castello della Sala e, tra le bollicine, al Franciacorta Riserva “Bagnadore” dosaggio zero Barone Pizzini

Infine, immancabile la selezione di champagne, fra i quali spiccano il Veuve Clicquot “La Grand Dame” brut del 2012 e il Dom Ruinart Blanc de Blanc Extra Brut del 2013.

Attenzione al vino evidente anche nel design della sala

L’importanza che il vino assume all’interno della proposta di Barbacoa Milano non emerge solo dalla ricercatezza delle etichette selezionate e inserite in carta, ma anche dal modo stesso in cui le referenze sono collocate all’interno del ristorante. 

L’ingresso in sala è infatti scandito da due scenografiche cantine simmetriche a tutta altezza, con pareti di cristallo che catturano immediatamente l’attenzione, fra bottiglie allineate sugli scaffali e cassette di legno che raccontano storie antiche di vignaioli importanti. Uno spettacolo per gli occhi ancor prima che per il palato!