Secondo gli ultimi dati diffusi da Partesa – azienda italiana attiva da quasi 30 anni e divenuta, con le sue oltre 8.000 referenze, un punto di riferimento per la fornitura di bevande a bar, ristoranti, pizzerie su tutto il territorio nazionale – i consumi di birra, vino e spirits dell’estate 2026 saranno caratterizzati dalla una duplice tendenza: da un lato il permanere di una maggiore attenzione da parte dei consumatori italiani nelle loro scelte di spesa, dall’altro l’emergere di una forte voglia di sperimentare e di vivere esperienze appaganti e di qualità, sia per quanto riguarda il contesto sia per quanto riguarda il prodotto: di qui il ritorno in auge delle denominazioni nel vino e la ricerca di referenze premium nel mondo birrario e degli spirits.
L’evoluzione del fuori casa tra nuovi prodotti e nuove abitudini di consumo
Altro fattore determinante nell’orientare i consumi “liquidi” durante la bella stagione 2026 saranno l’affermazione di occasioni di convivialità più leggeri e diurni e il crescente apprezzamento per le proposte proposte low e no alcol, coerentemente con la crescente attenzione alla salute che si registra anche nell’ambito food.

«Il mercato beverage continua a evolvere verso modelli di consumo più consapevoli e articolati. Da una parte cresce l’attenzione alla qualità e all’esperienza, dall’altra emerge una maggiore apertura verso nuove categorie e nuove modalità di consumo, dal no alcol ai prodotti premium fino alle occasioni più leggere e diurne come l’aperitivo. Per gli operatori del fuoricasa diventa quindi sempre più importante costruire assortimenti equilibrati e distintivi, supportati da competenze, consulenza e servizio. È proprio in questa direzione che Partesa continua a investire per affiancare i propri clienti nello sviluppo del business e nell’interpretazione dei trend che stanno trasformando il mercato» commenta Piero Protti, Commercial Strategy & Operations Manager di Partesa.
Il successo delle birre analcoliche
Secondo l’ultimo report Assobirra, per esempio tra 2024 e 2025 il consumo di birre analcoliche è aumentato di oltre l’85%, determinando la crescita della quota di mercato relativa dal 2,1% al 3,9%. Un risultato che si inserisce nel trend già positivo che da una decina d’anni riguarda il comparto del brewing – dei pilastri dell’offerta Partesa, con un portfolio di circa 800 referenze brassicole tra fusto e confezionato –, che solo in Italia ha registrato una crescita dei consumi di oltre il 20% e che continua a mostrare una buona vitalità anche grazie alla capacità di innovare e intercettare nuovi gusti e preferenze del pubblico, nonché di individuare (e creare) i nuovi momenti di convivialità in cui il prodotto birra possa inserirsi.
Proposte premium e fenomeno del beer pairing
In particolare, in virtù del crescente apprezzamento dimostrato da un pubblico trasversale, promettono di diventare protagoniste dell’estate in corso referenze come Heineken 0.0 e Birra Moretti Zero, che si collocano accanto alle proposte premium, in particolare alla spina, verso le quali cresce l’interesse, anche grazie al fenomeno sempre più diffuso del beer pairing, cioè delle proposte che prevedono di abbinare cibo e birra, riconoscendo a quest’ultima la stessa funzione e dignità tradizionalmente assegnate al vino e motivando un suo più frequente consumo a pasto durante tutto l’anno e anche in occasioni più ricercate rispetto alle sole uscite informali tra pub e pizzerie.
L’interesse verso le birre aromatizzate e non filtrate
Ad attirare l’attenzione dei brew lovers anche le birre aromatizzate, come Birra Messina Note di Melograno, variante contemporanea della celebre birra siciliana caratterizzata da freschezza e lieve acidità conferite dall’aggiunta del frutto nella ricetta. Stesso discorso per le referenze ispirate a metodi di produzione artigianale, come Ichnusa Metodo Lento, birra non filtrata ottenuta attraverso un processo di maturazione più lungo che ne esalta l’equilibrio e la rotondità.
Buone prospettive anche per il vino
Dopo la sostanziale stabilità dei volumi che ha caratterizzato l’inizio dell’anno e la crescita inferiore rispetto alle attese anche a causa delle tensioni geopolitiche e del quadro economico internazionale sfavorevole, il comparto vino guarda con fiducia alla stagione estiva 2026, che potrebbe rappresentare un importante acceleratore dei consumi, soprattutto se una quota significativa degli italiani sceglierà di trascorrere le vacanze in patria – a prescindere dall’opzione dell’enoturismo in senso stretto. In particolare si prevede che a guidare i consumi estivi saranno soprattutto i bianchi autoctoni italiani, freschi, gastronomici e versatili, perfetti per accompagnare i piatti della bella stagione.

Vecchie e nuove occasioni per degustare
A sostenere la crescita saranno anche gli innovativi format di consumo connessi al vino, sostenuti dalle nuove generazioni, tanto di somministratori quanto di consumatori. Sempre più gestori di esercizi e locali stanno infatti promuovendo modalità di degustazione più dinamici e informali – per esempio utilizzando il vino anche in miscelazione – , capaci di assecondare la crescente voglia di sperimentazione che emerge tra nuove generazioni di consumatori.
Parallelamente il vino sta vivendo una fase di rinnovata centralità nella ristorazione tradizionale, dove cresce l’attenzione verso assortimenti più ampi e selezionati, proposte al calice e servizi sempre più qualificati per aumentare la qualità dell’esperienza vissuta dal commensale e al tempo stesso aumentare la conoscenza in merito a specifiche referenze e zone di produzione.
Grande interesse per la territorialità, meno per la sostenibilità
Sul fronte delle preferenze si registra il ritorno delle denominazioni e dei monovitigni in purezza, sempre più apprezzati per la loro capacità di raccontare identità e luoghi. Proprio la territorialità continua infatti a rappresentare un elemento distintivo e di interesse per il consumatore, mentre il tema della sostenibilità, pur molto presente nel dibattito di settore, non sembra ancora incidere in maniera determinante sulle scelte finali.
L’insuccesso dei dealcolati
A differenza di quanto avviene per le birre e per alcune categorie di spirits, nel comparto enologico – dove pure le opzioni low alcol hanno da tempo trovato una loro collocazione di tutto rispetto – le referenze dealcolate rappresentano ancora un fenomeno limitato che, almeno per ora, non sta modificando in modo significativo le abitudini di consumo degli italiani.
Polarizzazione delle scelte in fatto di spirits
Seppur a livelli molto inferiori rispetto all’espansione registrata dal mercato degli spirits all’indomani della pandemia, nel 2026 questo comparto sta registrando una leggera crescita a valore, ma anche una crescente polarizzazione delle scelte. Da una parte infatti i consumatori continuano a premiare prodotti premium e con una forte identità, ma dall’altra il rapporto qualità-prezzo resta un fattore importante nel determinare le scelte di acquisto.

L’aperitivo si conferma protagonista dell’estate
Come sempre accade nella stagione estiva, l’aperitivo si conferma l’occasione di consumo privilegiata per gli spirits anche in questo 2026, con proposte sempre più orientate verso formule leggere e conviviali. Lo Spritz – nella versione classica ma anche in tutte le sue varianti – continua ad essere una delle voci più ordinate dalle Drink List dei locali italiani, ma tra le categorie più dinamiche si collocano anche gin e tequila, con sempre più referenze pensate per la miscelazione piuttosto che per la degustazione in purezza.
Qualche segnale di ritorno in auge anche per il rum, che potrebbe ritagliarsi uno spazio importante nelle carte cocktail.
Anche dietro il bancone, si registra un crescente interesse verso le proposte low e no alcol, protagoniste di esperienze gustative capaci di mantenere elevato il valore percepito dal consumatore. Inoltre si conferma la predilezione per una mixology sempre più semplice e replicabile anche in ambito domestico, che sta determinando di conseguenza l’evoluzione delle ricette preparate dai barman.
Infine prosegue il successo dei cocktail in fusto, scelti per la praticità di servizio e per la capacità di garantire qualità costante anche nei momenti di elevata affluenza o nei locali che non dispongono di personale specializzato nella miscelazione.