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Quaglia porta vermouth e spirits premium alla Como Lake Cocktail Week

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Tra le novità dell’edizione 2026 della Como Lake Cocktail Week c’è il debutto di Quaglia Antica Distilleria, che ha scelto la manifestazione lariana per presentare la propria gamma di vermouth e spirits premium attraverso dieci signature cocktail realizzati da alcune delle location coinvolte nella rassegna.

I bartender hanno lavorato in particolare con alcune delle referenze più rappresentative della distilleria piemontese, tra cui Bèrto Vermouth di Torino Extra DryBèrto Vermouth di Torino Superiore RossoBèrto Vermouth di Torino Superiore BiancoLiquore al Gelsomino e Liquore all’Uva Fragola, ingredienti scelti per interpretare il tema creativo della Cocktail Week attraverso signature drink originali.

Le creazioni sono state presentate in alcune delle realtà più prestigiose del territorio, tra cui Hotel Villa d’EstePassalacquaHilton Lake ComoFilarioMusaGiardino a LagoKrudo Cocktail BarSuper Social ClubPiazzetta Lake Como e Villa Lario, confermando il ruolo sempre più centrale del Lago di Como come palcoscenico per la miscelazione d’autore.

La partecipazione arriva in un momento positivo anche sul fronte dei riconoscimenti internazionali. Agli IWSC Awards 2026, il Bèrto Dry ha ottenuto la medaglia Silver con 90 punti, mentre il nuovo Quaglia Vermouth di Torino Superiore Rosso ha conquistato la Bronze Medal con 87 punti. Premi anche per Fernet, Pino Mugo, Limoncello e Amaretto, a conferma della qualità di una gamma che continua a distinguersi nel panorama degli spirits premium.

Fondata nel 1890 nel Monferrato, Quaglia Antica Distilleria continua oggi a sviluppare una proposta che unisce tradizione liquoristica e ricerca botanica, con una gamma che spazia dai vermouth ai liquori fino ai distillati premium, sempre più presenti nelle carte cocktail dei locali italiani e internazionali.

Tivoli President Milano Hotel: apre al pubblico la nuova Presidential Suite

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Eleganza senza tempo nel cuore di Milano, servizi esclusivi che non rinunciano all’apertura al pubblico per creare un contatto autentico con il fermento della città, meno atmosfera business e maggiore attenzione al wellness, con in più una proposta gastronomica d’eccellenza firmata dallo chef Natale Giunta. A partire da questi principi, Tivoli President Milano Hotel – il 5 stelle del brand Tivoli Hotels & Resorts recentemente inaugurato in Largo Augusto, a ridosso di San Babila e del Durini Design District – si pone come punto di riferimento fondamentale per l’accoglienza luxury di una delle destinazioni più influenti d’Europa. Oggi anche grazie alla nuova Presidential Suite, fiore all’occhiello della struttura, appena aperta al pubblico.

Il fascino senza tempo di Milano, unito al comfort contemporaneo

Nato dal riposizionato l’ex Nh Collection President, il Tivoli President Milano è una delle quattro strutture italiane del brand portoghese Tivoli Hotels&Resorts fondato a Lisbona nel 1933 e facente capo al gruppo internazionale Minor Hotels, nella proprietà, gestione e investimento alberghiero con un portfolio di oltre 640 hotel e resort in 63 Paesi. 

Pensato per unire il fascino senza tempo di Milano con un concept di eleganza e comfort contemporanei, la struttura dispone di 239 camere ampie e luminose – tra cui 60 suite, sei delle quali con vista diretta sul Duomo – un ristorante con piatti tradizionali locali e internazionali, sale meeting e spazi privati per matrimoni, cerimonie e eventi, una palestra completa con attrezzi Technogym aperta 24 ore e una centro benessere completo di sauna, bagno turco e due lettini che sfruttano la tecnologia del dry floating (galleggiamento a secco) per favorire il rilassamento e il recupero psicofisico in pochi minuti sfruttando la temperatura, ma senza immersione in acqua.

Presidential Suite: un nuovo passo avanti verso il completamento del progetto

Dopo il soft opening dello scorso novembre e la presentazione ufficiale di aprile in occasione del Fuori Salone 2026, oggi Tivoli President Milano compie un ulteriore passo verso il completamento del progetto alberghiero. Il 30 giugno ha infatti aperto al pubblico la nuova Presidential Suite di 150 mq, pensata per soggiorni esclusivi ed eventi privati di alto profilo. Completa di una piccola palestra e di una spa private, presto avrà a disposizione anche un rooftop con accesso riservato, vista panoramica sul Duomo e la possibilità di usufruire di un servizio bar dedicato. 

Un design coerente che comunica con la città

Gli interni di Tivoli President Milan esprimono – tanto nelle aree comuni quanto nelle camere e suite – una profonda coerenza con la storia dell’edificio, progettato da Luigi Figini e Gino Pollini e costruito tra il 1961 e il 1965, ma al tempo stesso testimoniano la volontà di ingentilirne l’aspetto monumentale, tipico dell’architettura brutalista italiana.

Sotto la direzione dell’interior designer Rodrigo Izquierdo, la struttura ha assunto un layout completamente rinnovato, che pur riprendendo in alcuni elementi strutturali i dettagli le forme che caratterizzano la facciata e le linee pulite e rigorose degli arredi anni Sessanta, li integra in un tutt’uno accogliente e dal fascino vintage, che gioca con le consistenze materiche – dai velluti alle superfici lucide, dai tappeti alle vetrate –, e sfrutta sapientemente la luce naturale per esaltate la brillantezza delle tinte calde ma delicate e calde degli arredi.

L’eccellenza gastronomica come scelta strategica

La presentazione del nuovo spazio è avvenuta con un’anteprima dedicata alla stampa, e una raffinata colazione che è stata l’occasione per conoscere anche la nuova proposta gastronomica dell’hotel, interamente firmata dallo chef siciliano Natale Giunta siciliano. Un’offerta pensata per inserirsi coerentemente nella strategia con cui Minor Hotels intende attribuire alla componente food & beverage un ruolo sempre più strategico nella costruzione dell’esperienza alberghiera per il cliente e, di conseguenza, nel posizionamento delle sue strutture. In particolare la proposta eleborata per Tivoli President Milan è caratterizzata da un costante dialogo fra tradizione culinaria milanese, apertura cosmopolita e dettagli capaci di raccontare le origini dello chef, in un’osmosi esperienziale che esprime a pieno lo spirito accogliente e internazionale della città.

Una location che dialoga con la città

La volontà di Tivoli President Milan di porsi quale struttura in costante e sinergico contatto con l’autenticità della vita cittadina è dimostrato dal fatto che anche gli ospiti esterni hanno la possibilità di partecipare al momento del breakfast o agli aperitivi con musica live organizzati al Lobby Bar, nonché di pranzare o cenare presso Verzee Restaurant & Bistrò Bar. Ma non solo: anche chi non alloggia in hotel può usufruire dei servizi della spa situata al piano -1, magari per una pausa rigenerante dall’ufficio e dalla frenesia metropolitana. Tante occasioni insomma, in cui la città entra in hotel e al tempo stesso ne rinnova quotidianamente lo spirito dinamico e l’intento immersivo nel “qui e ora” meneghino.

Europe’s 50 Best Bars 2026: l’Italia conquista Amsterdam con 9 locali in classifica

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La geografia dei migliori locali supera e scompagina la forza economica delle nazioni europee: non più solo Londra e Parigi, ma locali che fanno tendenza al di fuori dei centri di potere consolidati, lasciando spazio all’imprenditoria, alla creatività e alla socialità che trova comunità nel bar. Una decentralizzazione che favorisce una diffusione autentica del know how tecnico. 

Moebius Milano, il migliore d’Italia

La notizia più significativa per il nostro Paese porta la firma del Moebius Milano, che conquista il 6° posto assoluto e viene incoronato Best Bar in Italy in questa prima edizione della classifica continentale. Un risultato che conferma la traiettoria del locale meneghino, già settimo nella classifica mondiale dello scorso ottobre.

Bar Line di Atene

Gli altri italiani in classifica

Milano si conferma la città più rappresentata, la capitale della miscelazione italiana, con ben quattro locali in top 50:

  • Moebius – 6° posto, Best Bar in Italy
  • Camparino in Galleria – 18° posto
  • 1930 – 22° posto
  • Rita – 49° posto (sulla scena da 24 anni, al suo debutto nella classifica)
Moebius Milano

Seguono Firenze e Roma, con due locali a testa:

E Napoli, con L’Antiquario al 28° posto.

Locali che da anni sono fucine di talenti e tendenze, custodi del buon bere italiano ed espressioni di una convivialità che non ha un solo modo per esprimersi, ma trova dimensioni specifiche e autentiche nel valore dell’ospitalità.

Il talento italiano oltre confine

La presenza tricolore non si esaurisce nei locali sul territorio nazionale. A Barcellona, il Sips — terzo classificato assoluto — porta la firma di Simone Caporale, che con questo risultato si aggiudica anche il titolo di Miglior Bar di Spagna. A Londra, il Connaught Bar, guidato da Agostino Perrone, entra in top ten (10° posto) conquistando il titolo di Miglior Bar del Regno Unito.

I premi speciali: Bargiani e Calabrese

Due riconoscimenti individuali confermano il peso del bartending italiano nel panorama internazionale:

  • Giorgio Bargiani, pisano, assistant director of mixology al Connaught Bar di Londra, si aggiudica il Bartenders’ Bartender Award 2026, il premio assegnato dai colleghi bartender di tutta Europa.
  • Salvatore Calabrese, universalmente noto come “The Maestro”, riceve l’Industry Icon Award alla carriera, a coronamento di oltre cinquant’anni di attività che hanno segnato la cocktail culture internazionale — dal Duke’s Bar di Londra ai bar program degli hotel Rocco Forte, tra cui lo Stravinskij Bar di Roma e il Carlton di Milano.
Giorgio Bargiani

Prossimo appuntamento: Milano

Il circuito 50 Best prosegue ora verso Asia’s 50 Best Bars, in programma a Macao il 28 luglio, ma la data più attesa dagli operatori italiani resta il 7 ottobre, quando Milano ospiterà la cerimonia di The World’s 50 Best Bars 2026, portando per la prima volta i riflettori mondiali della mixology nel nostro Paese.

La via italiana del bar è pronta a prendersi la scena. Da veri padroni di casa sapremo accogliere il mondo ai nostri banconi, ai nostri tavolini facendogli apprezzare e capire il valore della miscelazione tricolore.

 

Bellussi Spumanti si racconta al Teatro La Fenice di Venezia

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Bellussi Spumanti torna a celebrare il proprio legame con Venezia e con il Teatro La Fenice in occasione di una serata esclusiva che unirà la grande musica italiana al fascino monumentale della città lagunare e all’esclusività delle Bollicine della maison. L’occasione sarà il concerto di domani domenica 5 luglio, che vedrà l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice diretti dal Maestro Kevin Rhodes protagonisti de “Morricone Night Suite veneziana – La Fenice in Piazza San Marco”, evento organizzato dalla Fondazione Teatro La Fenice e Rai Cultura

Esclusività italiana in diverse forme

L’appuntamento rappresenta una prestigiosa occasione per la maison di Valdobbiadene di ribadire il suo storico e profondo legame con una delle istituzioni simbolo della tradizione lirica veneziana e, in generale, dell’eccellenza italiana: una relazione costruita con stile, continuità e passione e con l’impegno a raccontarsi attraverso linguaggi non convenzionali, facendo della cultura la naturale estensione della propria identità. 

Una storia di famiglia, dal calice alla musica

Al centro del racconto c’è la storia della famiglia Martellozzo e di una maison che da sempre promuove l’incontro tra ospitalità, vino, arte, musica, ponendo la celebrazione della bellezza e del bien vivre il centro della propria filosofia aziendale, intessendo un racconto virtuoso destinato a crescere nel tempo.

Brindisi in omaggio alla cultura e alla lirica

Il concerto sarà preceduto da un cocktail riservato dove Bellussi presenterà l’etichetta Belcanto Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG Extra Dry – Edizione La Fenice, una cuvée nata per rendere omaggio al prestigioso Teatro veneziano in Piazza San Marco e al suo universo simbolico. Ottenuto da uve Glera vendemmiate a mano, coltivate esclusivamente nella prestigiosa area del Cartizze, il vino esprime la raffinatezza di una zona ristretta di soli 105 ettari, dove morfologia collinare, esposizione al sole e microclima unico donano eleganza strutturale e un bouquet di grande finezza.

Un racconto coerente nel tempo

La nuova referenza si colloca in posizione di coerente continuità con la filosofia alla base della linea Belcanto, che racconta da sempre il dialogo tra Bellussi e il mondo dell’opera. Non a caso il suo nome evoca proprio la tradizione lirica italiana, la ricerca dell’equilibrio, la precisione del gesto, la capacità di trasformare tecnica e sensibilità in emozione.

“Il rapporto tra il Teatro La Fenice e Bellussi nasce da una sensibilità condivisa verso la cultura, la bellezza e l’eccellenza italiana. La Fenice custodisce una memoria viva e continua a parlare al pubblico attraverso la forza della musica. Bellussi porta in questa collaborazione la visione di un’impresa familiare radicata nel territorio, capace di valorizzare il patrimonio culturale con eleganza e continuità. Serate come questa raccontano il valore di un dialogo virtuoso tra istituzioni culturali e aziende che credono nella cultura come parte essenziale dell’identità italiana”, dichiara Andrea Erri Managing Director presso Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Aggiunge Enrico Martellozzo patron di Bellussi. “Bellussi è nata tra le colline di Valdobbiadene, ma Venezia appartiene da sempre al nostro orizzonte culturale. Il Teatro La Fenice rappresenta uno dei simboli più alti dell’Italia capace di emozionare, rinascere e parlare al mondo. Essere accanto a questa istituzione significa dare profondità al nostro lavoro e raccontare il vino attraverso ciò che lo rende davvero memorabile, la qualità, la storia, le relazioni, la bellezza. Con Belcanto Cartizze Edizione La Fenice abbiamo voluto dedicare al Teatro un’etichetta che unisce la nobiltà del Cartizze alla forza evocativa di uno dei luoghi più amati della cultura italiana”.

Dietro ogni calice Bellussi c’è l’impegno di una famiglia e di una maison che – con il proprio nome, la propria storia e un’idea precisa di eleganza made in Italy – ha voluto e saputo rendersi interprete e protagonista della cultura veneziana e nazionale più autentica. Questa missione viene oggi portata avanti dalla nuova generazione, impersonata dai  fratelli Francesca, Giovanni e Paola della famiglia Martellozzo, che stanno portando avanti l’identità dell’azienda con uno sguardo contemporaneo e con un forte senso di continuità.

“Per noi La Fenice è un luogo di grande valore emotivo e culturale. Rappresenta Venezia, la musica, la tradizione e quella forma di eleganza che richiede disciplina, cura e rispetto. Sono gli stessi valori che ritroviamo ogni giorno nel nostro lavoro. Belcanto nasce da questa sensibilità e il Cartizze Edizione La Fenice racconta il nostro modo di intendere il vino, come racconto di famiglia, territorio e cultura italiana”, dichiarano coralmente Francesca, Giovanni e Paola Martellozzo.

Insomma, con Belcanto Cartizze Edizione La Fenice – così come con tutte le sue altre referenze –  Bellussi conferma la propria vocazione a portare le migliori bollicine di Valdobbiadene nei luoghi dove l’Italia esprime la sua immagine più luminosa. 

 

Ricci Osteria porta una testimonianza di solidarietà dalla Puglia a Milano

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Il pluripremiato ristorante che ha portato l’autentica cucina pugliese nel cuore del capoluogo lombardo, rafforza il legame con le sue radici – che affondano nel territorio di Ceglie Messapica – scegliendo di utilizzare per la sala e la cucina gli strofinacci realizzati a mano dall’associazione I Portatori di Gioia, nell’ambito di un laboratorio creativo di serigrafia naturale, che vuole essere un progetto di sostenibilità sociale, ma anche un modo per raccontare storie di fragilità, di cura, di consapevolezza e di educazione alla manualità e alla bellezza. 

Tradizione, artigianato e solidarietà

Gli strofinacci adottati da Ricci Osteria sono oggetti qualità, realizzati da persone con diverse abilità a partire da tessuti donati e riutilizzati in modo creativo nel contesto dell’Associazione, proprio allo scopo di dimostrare come la tradizione artigianale, unita alla passione e alla cura, possa trasformarsi in uno strumento di solidarietà, apprendimento e l’integrazione sociale per soggetti fragili, anche a partire da materiali poveri e gesti semplici.

Per noi è importante che ogni dettaglio racconti una storia – racconta Antonella Ricci –. Questi strofinacci non sono solo oggetti funzionali: portano con sé il valore del lavoro manuale, dell’inclusione e della comunità di Ceglie Messapica, il paese da cui provengono la mia famiglia e la mia cucina. Siamo felici di poter sostenere un’associazione che semina speranza, dignità e senso di comunità”.

Un legame con il territorio a 360 gradi

Questa collaborazione sottolinea l’impegno di Ricci Osteria non solo nella valorizzazione dei prodotti e delle tradizioni gastronomiche pugliesi, ma anche nel sostenere realtà che promuovono inclusione sociale e circolarità come appunto I Portatori di Gioia, uno spazio di incontro e di crescita dove socialità, accoglienza e partecipazione diventano strumenti concreti di inclusione. 

Buone pratiche per migliorare la vita delle persone

Così, come chef Ricci attraverso la sua cucina autentica, genuina, rispettosa della materia prima, e il suo locale accogliente e familiare, si impegna a donare gioia ai suoi ospiti, attraverso attività artistiche, laboratori creativi, percorsi di apprendimento e l’organizzazione di eventi culturali, dal 2021 I Portatori di Gioia promuove buone pratiche che migliorano la qualità della vita delle persone coinvolte. Nata come ensemble musicale, nel tempo l’Associazione  si è trasformata un vero e proprio laboratorio culturale, sociale, inclusivo e sostenibile, che ha come obiettivo favorire l’integrazione, lo sviluppo delle abilità e l’autonomia di giovani fragili con disabilità fisiche e psichiche, sostenendo al tempo stesso le loro famiglie e rafforzano i legami con la comunità.

Montezovo, il valore del territorio in ogni calice

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Nel mercato della ristorazione, dove autenticità e capacità di raccontare il territorio rappresentano un valore aggiunto, Montezovo propone una collezione di vini che nasce dall’incontro tra tradizione familiare, innovazione e profonda conoscenza del terroir. La storia della famiglia Cottini affonda le radici nel 1925 in Valpolicella, ma è con Diego Cottini che il progetto assume una dimensione contemporanea, ampliando la produzione dalla Valpolicella Orientale alle colline del Garda Orientale fino alla Lugana. Una scelta che ha dato vita a un portafoglio capace di interpretare tre areali distinti mantenendo una forte coerenza stilistica.

Il valore del terroir come leva di differenziazione

L’approccio produttivo si fonda sull’idea che ogni vino debba essere espressione fedele del luogo in cui nasce. Altitudine, composizione dei suoli, esposizioni e microclimi vengono valorizzati attraverso una viticoltura di precisione che segue ogni vigneto singolarmente. Le tre tenute aziendali raccontano identità complementari. La Tenuta dell’Anfiteatro, tra il Garda e il Monte Baldo, ospita il progetto Single Vineyards e produzioni che beneficiano delle forti escursioni termiche. La Tenuta Marnebianche, nel cuore della Valpolicella Orientale, è dedicata ai grandi rossi e all’appassimento. La Tenuta Le Civaie, sulle sponde meridionali del Garda, valorizza invece la Turbiana in una moderna interpretazione del Lugana.

Etichette simbolo per una carta vini contemporanea

La filosofia aziendale trova sintesi in vini che rappresentano altrettanti territori. Oltremonte, Sauvignon coltivato a 900 metri sul Monte Baldo, esprime freschezza, mineralità e profilo aromatico definito, ideale per una ristorazione orientata alla cucina contemporanea. Il Lugana interpreta con eleganza il potenziale della Turbiana, coniugando sapidità, precisione e capacità evolutiva, caratteristiche sempre più ricercate nelle carte vini dedicate ai grandi bianchi italiani. Calinverno nasce da una particolare tecnica di surmaturazione naturale in pianta, offrendo un rosso originale che combina intensità e bevibilità, elemento distintivo per locali e wine bar alla ricerca di proposte non convenzionali. L’Amarone della Valpolicella completa la gamma con una lettura contemporanea del grande classico veronese, dove struttura, freschezza e complessità convivono in un equilibrio pensato anche per la ristorazione di alto livello.

La sostenibilità come scelta concreta

Per Montezovo la sostenibilità non rappresenta un’attività accessoria, ma un elemento strutturale del modello produttivo. La cantina è stata progettata per limitare i consumi energetici sfruttando la gravità nelle fasi di lavorazione. L’energia proviene interamente da fonti rinnovabili grazie all’integrazione tra biomassa e impianti fotovoltaici, mentre il recupero delle acque e sistemi irrigui evoluti consentono una gestione efficiente della risorsa idrica. Accanto agli aspetti energetici, l’azienda investe nella tutela della biodiversità attraverso la certificazione Biodiversity Friend e in progetti di ricerca dedicati ai vitigni resistenti (PIWI), sviluppati in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach. Un percorso che guarda alla viticoltura del futuro senza rinunciare all’identità dei territori.

Un partner per la ristorazione che cerca autenticità

Per il canale Ho.Re.Ca., Montezovo rappresenta una proposta costruita attorno a valori oggi sempre più richiesti dal consumatore: origine certificata, sostenibilità, forte identità territoriale e capacità di raccontare il vino attraverso il paesaggio da cui proviene. Una gamma trasversale, capace di accompagnare diverse occasioni di consumo e di offrire ai professionisti della ristorazione strumenti concreti per valorizzare la carta vini con etichette che uniscono qualità, riconoscibilità e una narrazione autentica.

HIP – Horeca Professional Expo: al via la selezione degli speaker del Congresso Hospitality 4.0

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HIP – Horeca Professional Expo – il principale congresso dedicato alle tendenze e all’innovazione nel settore Horeca – apre ufficialmente la Call for Speakers del Congresso Hospitality 4.0, il forum che accompagnerà la prima edizione italiana della manifestazione. L’obiettivo è quello di selezionare gli oltre 400 relatori internazionali, che i prossimi 19 – 21 ottobre, negli spazi di BolognaFiere, saranno chiamati a confrontarsi sulle sfide e le tendenze che stanno trasformando il futuro dell’ospitalità.

L’innovazione nasce dal confronto

Creare un’occasione di confronto tra chi ogni giorno sviluppa nuovi modelli di business, servizi e tecnologie per favorire l’innovazione nel mondo dell’ospitalità: partendo da questo assunto HIP – Horeca Professional Expo invita imprenditori, professionisti, aziende, startup, università, centri di ricerca e innovatori a candidarsi come speaker per condividere idee, strategie, progetti e soluzioni che stanno contribuendo a trasformare l’intero settore in occasione del congresso che, dal 19 al 21 ottobre riunirà a BolognaFiere,  i protagonisti dell’evoluzione del settore Horeca.

Cercasi esperienze e contenuti di alto valore profossionale

Entro il 1° settembre 2026, potranno presentare la propria candidatura alla Call for Speakers tutte le realtà che desiderano portare sul palco esperienze concrete e contenuti ad alto valore professionale, contribuendo alla diffusione dell’innovazione e delle migliori pratiche nel mondo dell’ospitalità.

Una panoramica sulle nuove dinamiche del mercato italiano dell’Horeca

Il Congresso Hospitality 4.0 rappresenterà il cuore di HIP Italia: tre giornate con oltre 400 relatori internazionali, più di 20 summit verticali, oltre 120 sessioni distribuite in 5 auditorium, dedicate ai principali sfide e tendenze che stanno ridefinendo il mondo dell’ospitalità. L’obiettivo è quello di offrire una panoramica sulle nuove dinamiche del mercato italiano attraverso testimonianze, strategie imprenditoriali e best practice nazionali e internazionali, con contenuti pensati per accompagnare la crescita e la competitività delle imprese.

I temi degli speech

Le candidature per intervenire come relatori al Congresso potranno riguardare i i diversi temi che saranno affrontati durante l’evento: innovazione nella ristorazione e nell’hotellerie, digitalizzazione, intelligenza artificiale, automazione, customer experience, sostenibilità, nuovi modelli di business, marketing, gestione operativa, foodservice, delivery, design degli spazi, sviluppo delle competenze e tutte le soluzioni capaci di rendere le imprese dell’ospitalità più competitive, efficienti e redditizie.

“Il Congresso Hospitality 4.0 nasce con l’obiettivo di offrire ai professionisti strumenti concreti per affrontare le sfide del mercato. Per questo siamo alla ricerca di esperti che possano condividere esperienze reali, strategie innovative e casi di successo capaci di generare valore per le imprese del settore. Vogliamo costruire un programma che favorisca il confronto tra competenze diverse e offra idee immediatamente applicabili da chi opera ogni giorno nel mondo dell’ospitalità”, afferma Manuel Bueno, direttore di HIP Italia.

Attesi anche professionisti e aziende

Oltre al Congresso e ai relativi portavoce di pratiche e strategie, HIP Italia attende la presenza anche di 10.000 professionisti e di oltre 300 aziende espositrici, affermandosi come il nuovo punto di riferimento per l’innovazione, la formazione e il business dell’ospitalità in Italia.

Il caffè anche in vacanza: Costadoro accompagna l’estate con le sue bevande fredde

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Caffè Costadoro, torrefazione torinese tra le principali realtà industriali italiane, certificata B Corp, che dalla fondazione nel 1890 promuove la cultura del caffè in oltre 40 paesi del mondo, ripensa alla bevanda più iconica del Bel Paese in versione estiva, con una gamma di referenze pensate per chi non vuole rinunciare alla sua “tazzulella” a casa come al bar. 

Non solo espresso: il caffè in tutta la sua versatilità

Con l’arrivo dell’estate il caffè rivela una versatilità che va ben oltre l’espresso al bancone e accompagna il cambiamento delle temperature, dei ritmi, dei luoghi di consumo cambiando a sua volta forma, raffreddandosi e reinventandosi all’interno di bevande trasversali che possono accompagnare diversi momenti della giornata. 

Per assecondare le esigenze dei coffee-lovers anche nella stagione più calda dell’anno, Caffè Costadoro ha sviluppato un ampio repertorio di ricette estive fredde,  nate dalla collaborazione con Fabbri e Alpro e adatte tanto al bar quanto al consumo domestico.

  • Caffè Salentino: è la specialità pugliese per eccellenza preparata con una base di doppio espresso Costadoro, versato su ghiaccio e unito a un tocco di sciroppo di mandorla Fabbri. Facile e veloce da preparare offre un effetto rinfrescante immediato.
  • Ice Coffee Caramel: è una proposta contemporanea che unisce un doppio espresso alla bevanda vegetale alla mandorla Alpro Barista, il tutto completato con lo sciroppo al caramello salato Fabbri che dona un piacevole contrasto dolce-salato ispirandosi al gusto più amato dall’attuale mixology internazionale.

  • Ice Coffee Coconut: leggera e con note esotiche, si prepara con la bevanda vegetale al cocco Alpro Barista fredda a cui viene unito  un doppio espresso, che grazie shock termico tra il caffè caldo e la base fredda dona un piacevole effetto visivo.

Un omaggio a Torino

A queste ricette si aggiunge l’After Eight Sabaudo: un drink rende omaggio alla città di Torino e alla sua tradizione dolciaria attraverso l’abbinamento tra caffè, cioccolato e menta. La base è l’Iced Chocolate Costadoro, il caffè è solubile 100% Arabica, mentre il tocco in più è dato dallo sciroppo alla menta Fabbri.

L’infuso “no waste” con la con un ingrediente inedito

Alle ricette estive a base di caffè, Costadoro aggiunge anche tisane e infusi preparati con la “Cascara” (in spagnolo “guscio”), un prodotto ancora poco conosciuto in Italia, ma che merita di essere valorizzato e di conquistare uno spazio tutto suo rispetto al caffè tradizionale. Si tratta della buccia essiccata della ciliegia del caffè, che per decenni è stata considerata uno scarto del processo di lavorazione ma che oggi invece viene valorizzata come materia a sé utile per tisane calde, infusi freddi e cocktail. 

Quella di Costadoro è biologica, proveniente dal Perù. Al palato offre sentori di uva passa, fichi secchi, datteri e ciliegie sciroppate: un profilo aromatico naturalmente dolce, lontano dall’amaro del caffè convenzionale. È ricca di antiossidanti naturali e contiene una percentuale minima di caffeina, che aumenta proporzionalmente al tempo di infusione.

D’estate si presta particolarmente all’infuso freddo: preparata con acqua tra i 90 e i 93 gradi, lasciata in infusione per 4-6 minuti e poi riposta in frigo per una notte, diventa una bevanda dissetante e sorprendente. Il consiglio di Costadoro è servirla con foglie di menta, una fettina di limone o frutta di stagione a pezzetti.

 

Tra nuovi consumi e nuove generazioni: la ristorazione italiana vale 100 miliardi

L’ultimo rapporto FIPE annuncia l’importante traguardo dei 100 miliardi di euro a valore raggiunti nel 2025 dai consumi alimentari fuori casa in Italia (+3,7% rispetto all’anno precedente). Un risultato che testimonia la centralità strutturale della ristorazione nell’economia del nostro Paese, in cui operano più di 324 mila imprese, che muovono una media annua di  59,3 miliardi di euro e danno lavoro a più di un milione di dipendenti – in linea con una crescita occupazionale del +1,8% per l’insieme del terziario –. 

Consumatori più selettivi e in cerca di esperienze di qualità

Secondo l’AFH Consumer Tracking di TradeLab ripreso da FIPE, la crescita a valore della ristorazione convive anche con una maggiore selettività della domanda: nel 2025 sono state registrate circa 8 miliardi (+3%) di visite nei luoghi del fuoricasa con uno scontrino medio di 10,70 euro; una prova del fatto che i consumatori italiano non hanno rinunciato a uscire, ma hanno scelto con più attenzione quando e dove farlo, privilegiando le occasioni ad alto valore esperienziale rispetto a quelle puramente funzionali. 

Il merito del turismo internazionale 

Un contributo decisivo lo hanno dato anche le presenze turistiche, che nel 2025 sono state in totale più di 477 milioni – con un incremento del +9,2% rispetto al 2019 – di cui la maggior parte provenienti dall’estero, con un aumento delle visite straniere del +20% rispetto allo stesso anno di riferimento pre-pandemico.

Domanda e offerta: una questione generazionale

Full service, delivery, pub-café: secondo l’analisi generazionale condotta da Bain & Company ogni generazione ha il suo canale F&B di riferimento, scelto in base alla capacità di rispondere a determinate abitudini di consumo. Se per i Baby Boomers (ovvero i nati tra il 1945 e il 1964) il formato di riferimento assoluto per i consumi fuoricasa resta il ristorante a servizio completo – con visite meno frequenti ma più rilevanti in termini di spesa –, al contrario  i più giovani (Gen Z e Millennials) spaziano con disinvoltura da una canale all’altro: dai pub alle caffetterie (che costituiscono il motore primario di frequenza), al delivery, fino al full service per i momenti ad alto valore esperienziale.  

In Italia il ristorante è per tutte le età

Un fenomeno che contraddistingue l’Italia si distingue nel panorama europeo è quello che vede le viste al ristorante come  un’abitudine trasversale a tutte le generazioni e non appannaggio esclusivo delle fasce mature. Rispetto ai coetanei europei, in terra tricolore la Gen Z spicca per livelli di frequentazione del full service superiori alla media continentale (3-4 volte al mese, con un 15% che supera le 5 uscite mensili). Un segnale di vitalità culturale del modello italiano di concepire la ristorazione, e al tempo stesso una riprova della capacità della ristorazione stessa di attrarre e fidelizzare anche i consumatori più giovani.

La rivincita della “pausa pranzo” e del “dopo-cena”

Cambiano anche le occasioni di consumo, con il pranzo che registra una crescita delle visite (+0,4% grazie anche al traino della componente leisure e turistica) rispetto alla cena, che tuttavia si conferma la circostanza conviviale la più resiliente tra le occasioni serali (-1%, contro una media generale di -2%) e restando quindi un punto fermo per i consumatori, soprattutto in occasione di feste e ricorrenze. Riguardo ai canali, ristoranti e ristorazione in catena mostrano entrambi una crescita delle visite (+1%), confermando la resilienza del formato a servizio completo e l’attrattività delle catene per famiglie e giovani consumatori.

Da segnalare anche il ritorno in auge del dopocena e di consumi notturni, che hanno chiuso il 2025 in stabilità, sostenuti soprattutto della Gen Z (ovvero dai nati tra il 1997 e il 2012). 

Il ruolo di tecnologia e innovazione

In questo scenario, l’adozione di tecnologia innovative e al passo coi tempi si conferma una leva decisive per attrarre le nuove generazioni di clienti: dalla cucina aperta ai format modulari, dalla gestione digitale degli ordini alle attrezzature pensate per rispondere alla moltiplicazione delle occasioni di consumo, gli operatori che investono in soluzioni innovative sono quelli che meglio riescono a intercettare una domanda sempre più selettiva e diversificata. 

Birra, vino e spirits in Italia: trend dei consumi fuori casa nell’estate 2026 secondo Partesa

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Secondo gli ultimi dati diffusi da Partesa – azienda italiana attiva da quasi 30 anni e divenuta, con le sue oltre 8.000 referenze, un punto di riferimento per la fornitura di bevande a bar, ristoranti, pizzerie su tutto il territorio nazionale – i consumi di birra, vino e spirits dell’estate 2026 saranno caratterizzati dalla una duplice tendenza: da un lato il permanere di una maggiore attenzione da parte dei consumatori italiani nelle loro scelte di spesa, dall’altro l’emergere di una forte voglia di sperimentare e di vivere esperienze appaganti e di qualità, sia per quanto riguarda il contesto sia per quanto riguarda il prodotto: di qui il ritorno in auge delle denominazioni nel vino e la ricerca di referenze premium nel mondo birrario e degli spirits.

L’evoluzione del fuori casa tra nuovi prodotti e nuove abitudini di consumo 

Altro fattore determinante nell’orientare i consumi “liquidi” durante la bella stagione 2026 saranno l’affermazione di occasioni di convivialità più leggeri e diurni e il crescente apprezzamento per le proposte proposte low e no alcol, coerentemente con la crescente attenzione alla salute che si registra anche nell’ambito food. 

 

«Il mercato beverage continua a evolvere verso modelli di consumo più consapevoli e articolati. Da una parte cresce l’attenzione alla qualità e all’esperienza, dall’altra emerge una maggiore apertura verso nuove categorie e nuove modalità di consumo, dal no alcol ai prodotti premium fino alle occasioni più leggere e diurne come l’aperitivo. Per gli operatori del fuoricasa diventa quindi sempre più importante costruire assortimenti equilibrati e distintivi, supportati da competenze, consulenza e servizio. È proprio in questa direzione che Partesa continua a investire per affiancare i propri clienti nello sviluppo del business e nell’interpretazione dei trend che stanno trasformando il mercato» commenta Piero Protti, Commercial Strategy & Operations Manager di Partesa.

 

Il successo delle birre analcoliche

Secondo l’ultimo report Assobirra, per esempio tra 2024 e 2025 il consumo di birre analcoliche è aumentato di oltre l’85%, determinando la crescita della quota di mercato relativa dal 2,1% al 3,9%. Un risultato che si inserisce nel trend già positivo che da una decina d’anni riguarda il comparto del brewing –  dei pilastri dell’offerta Partesa, con un portfolio di circa 800 referenze brassicole tra fusto e confezionato –, che solo in Italia ha registrato una crescita dei consumi di oltre il 20% e che continua a mostrare una buona vitalità anche grazie alla capacità di innovare e intercettare nuovi gusti e preferenze del pubblico, nonché di individuare (e creare) i nuovi momenti di convivialità in cui il prodotto birra possa inserirsi.


Proposte premium e fenomeno del beer pairing 

In particolare,  in virtù del crescente apprezzamento dimostrato da un pubblico trasversale, promettono di diventare protagoniste dell’estate in corso referenze come Heineken 0.0 e Birra Moretti Zero, che si collocano accanto alle proposte premium, in particolare alla spina, verso le quali cresce l’interesse, anche grazie al fenomeno sempre più diffuso del beer pairing, cioè delle proposte che prevedono di abbinare cibo e birra, riconoscendo a quest’ultima la stessa funzione e dignità tradizionalmente assegnate al vino e motivando un suo più frequente consumo a pasto durante tutto l’anno e anche in occasioni più ricercate rispetto alle sole uscite informali tra pub e pizzerie. 

L’interesse verso le birre aromatizzate e non filtrate

Ad attirare l’attenzione dei brew lovers anche le birre aromatizzate, come Birra Messina Note di Melograno, variante contemporanea della celebre birra siciliana caratterizzata da freschezza e lieve acidità conferite dall’aggiunta del frutto nella ricetta. Stesso discorso per le referenze ispirate a metodi di produzione artigianale, come Ichnusa Metodo Lento, birra non filtrata ottenuta attraverso un processo di maturazione più lungo che ne esalta l’equilibrio e la rotondità. 

Buone prospettive anche per il vino

Dopo la sostanziale stabilità dei volumi che ha caratterizzato l’inizio dell’anno e la crescita inferiore rispetto alle attese anche a causa delle tensioni geopolitiche e del quadro economico internazionale sfavorevole, il comparto vino guarda con fiducia alla stagione estiva 2026, che potrebbe rappresentare un importante acceleratore dei consumi, soprattutto se una quota significativa degli italiani sceglierà di trascorrere le vacanze in patria – a prescindere dall’opzione dell’enoturismo in senso stretto. In particolare si prevede che a guidare i consumi estivi saranno soprattutto i bianchi autoctoni italiani, freschi, gastronomici e versatili, perfetti per accompagnare i piatti della bella stagione.

Vecchie e nuove occasioni per degustare

A sostenere la crescita saranno anche gli innovativi format di consumo connessi al vino, sostenuti dalle nuove generazioni, tanto di somministratori quanto di consumatori. Sempre più gestori di esercizi e locali stanno infatti promuovendo modalità di degustazione più dinamici e informali – per esempio utilizzando il vino anche in miscelazione – , capaci di assecondare la crescente voglia di sperimentazione che emerge tra nuove generazioni di consumatori.

Parallelamente il vino sta vivendo una fase di rinnovata centralità nella ristorazione tradizionale, dove cresce l’attenzione verso assortimenti più ampi e selezionati, proposte al calice e servizi sempre più qualificati per aumentare la qualità dell’esperienza vissuta dal commensale e al tempo stesso aumentare la conoscenza in merito a specifiche referenze e zone di produzione. 

Grande interesse per la territorialità, meno per la sostenibilità

Sul fronte delle preferenze si registra il ritorno delle denominazioni e dei monovitigni in purezza, sempre più apprezzati per la loro capacità di raccontare identità e luoghi. Proprio la territorialità continua infatti a rappresentare un elemento distintivo e di interesse per il consumatore, mentre il tema della sostenibilità, pur molto presente nel dibattito di settore, non sembra ancora incidere in maniera determinante sulle scelte finali. 

L’insuccesso dei dealcolati

A differenza di quanto avviene per le birre e per alcune categorie di spirits, nel comparto enologico – dove pure le opzioni low alcol hanno da tempo trovato una loro collocazione di tutto rispetto – le referenze dealcolate rappresentano ancora un fenomeno limitato che, almeno per ora, non sta modificando in modo significativo le abitudini di consumo degli italiani.

Polarizzazione delle scelte in fatto di spirits

Seppur a livelli molto inferiori rispetto all’espansione registrata dal mercato degli spirits all’indomani della pandemia, nel 2026 questo comparto sta registrando una leggera crescita a valore, ma anche una crescente polarizzazione delle scelte. Da una parte infatti i consumatori continuano a premiare prodotti premium e con una forte identità, ma dall’altra il rapporto qualità-prezzo resta un fattore importante nel determinare le scelte di acquisto.

L’aperitivo si conferma protagonista dell’estate

Come sempre accade nella stagione estiva, l’aperitivo si conferma l’occasione di consumo privilegiata per gli spirits anche in questo 2026, con proposte sempre più orientate verso formule leggere e conviviali. Lo Spritz – nella versione classica ma anche in tutte le sue varianti – continua ad essere una delle voci più ordinate dalle Drink List dei locali italiani, ma tra le categorie più dinamiche si collocano anche gin e tequila, con sempre più referenze pensate per la miscelazione piuttosto che per la degustazione in purezza.
Qualche segnale di ritorno in auge anche per il rum, che potrebbe ritagliarsi uno spazio importante nelle carte cocktail. 

Anche dietro il bancone, si registra un crescente interesse verso le proposte low e no alcol, protagoniste di esperienze gustative capaci di mantenere elevato il valore percepito dal consumatore. Inoltre si conferma la predilezione per una mixology sempre più semplice e replicabile anche in ambito domestico, che sta determinando di conseguenza l’evoluzione delle ricette preparate dai barman. 

Infine prosegue il successo dei cocktail in fusto, scelti per la praticità di servizio e per la capacità di garantire qualità costante anche nei momenti di elevata affluenza o nei locali che non dispongono di personale specializzato nella miscelazione.