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Eccellenza in sala: Identità Milano 2026 premia Alex Bartoli di Villa d’Este sul Lago di Como

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Tra i prestigiosi riconoscimenti assegnati dal Congresso Identità Milano 2026, quest’anno il Premio Identità di Sala è andato ad Alex Bartoli, Group Wine Director di Villa d’Este sul Lago di Como, custode di bottiglie rarissime e capace di coniugare rigore gestionale, sensibilità e profonda conoscenza del vino. 

La premiazione sul Main Stage di Identità Milano 2026

A consegnare il premio, in occasione della cerimonia di premiazione tenutasi durante la seconda giornata del Congresso dedicato all’eccellenza della gastronomia e dell’accoglienza italiane – lunedì 8 giugno 2026 – sul Main Stage di Identità Milano, è stata Cinzia Benzi, scrittrice “rapita dalla galassia gastronomica” che ormai da diversi anni è una presenza costante della kermesse. 

credits Brambilla – Serrani

Le ragioni del riconoscimento

Con l’assegnazione di questo premio, Identità Milano ha voluto riconoscere il talento di Alex Bartoli “non solo le sue competenze tecniche e la straordinaria cultura enologica, ma anche la sua capacità di interpretare il servizio come un’arte fatta di ascolto, racconto e relazione con l’ospite in sala”. Un risultato a cui il Group Wine Director di Villa d’Este è giunto dopo un percorso professionale maturato attraverso alcune delle realtà più autorevoli della ristorazione internazionale – dal ristorante San Domenico di Imola a Le Gavroche di Londra, passando per Cracco, Enoteca Pinchiorri e il celebre Da Vittorio della famiglia Cerea a Brusaporto. 

Eccellenza in sala a Villa d’Este

Nel 2022 Alex Bartoli approva a Villa d’Este – albergo 5 stelle lusso situato a Cernobbio, sul Lago di Como, e icona internazionale dell’hôtellerie di alto livello –, raccogliendo la sfida tanto ambiziosa quanto affascinante di dare vita a una delle più importanti cantine d’Europa –nonché un punto di riferimento nel panorama dell’ospitalità internazionale –, che oggi vanta una collezione di oltre 15.000 etichette e circa 200.000 bottiglie, custodite e gestite attraverso un sistema organizzativo all’avanguardia, grazie a un progetto che negli ultimi anni ha saputo trasformare la storica cantina della proprietà in una destinazione per appassionati e collezionisti provenienti da tutto il mondo.

«Ricevere questo riconoscimento da Identità Golose è per me un grande onore e una profonda emozione. È un premio che condivido con tutta la squadra di Villa d’Este, perché il servizio è sempre il risultato di un lavoro corale. In questi anni abbiamo costruito qualcosa di speciale: una cantina straordinaria, certo, ma soprattutto un’esperienza pensata per accompagnare ogni ospite in un percorso di scoperta, emozione e piacere. Credo che il vero lusso oggi sia saper creare connessioni autentiche, momenti e ricordi indelebili, e il vino è uno degli strumenti più potenti per farlo.»

Il riconoscimento conferma l’immagine di Villa d’Este come icona internazionale non solo nell’ospitalità di lusso, ma anche nella cultura del vino e dell’accoglienza di qualità, nonché il ruolo di Identità Milano quale veicolo per raccontare e valorizzare le realtà che stanno facendo la differenza nel settore, rafforzando l’immagine dell’eccellenza italiana nel mondo.

Identità Milano 2026: Carlo Cracco firma due tipologie di pinsa romana realizzate con le farine professionali Di Marco – Fine Italian Bakers dal 1981

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Primaverili, colorate, fresche e in formato più pop: così sono le pinse firmate da Carlo Cracco per Di Marco – Fine Italian Bakers dal 1981. Durante la seconda giornata di Identità Milano 2026  – il Congresso internazionale di alta cucina, pasticceria, mixology, servizio di sala e hôtellerie ideato da Paolo Marchi e Claudio Ceroni – lo chef due stelle Michelin, ha infatti animato lo stand dell’azienda specializzata nella produzione di farine a uso professionale, con uno showcooking ad hoc per dimostrare le potenzialità del prodotto.

Chef Carlo Cracco per Di Marco: due ricette stellate trasformate in chiave pop

Insieme alla sua brigata chef Carlo racco ha realizzato due pinse estive ispirate a piatti presenti nei suoi menu e agli ingredienti più iconici della sua proposta culinaria. 

La prima – con crema di avocado, avocado a fette, kiwi fresco condito, bottarga di tonno sbriciolata e mix di erbe fresche, con olio verde alle erbe  – è la reinterpretazione sotto forma di lievitato di una portata presente nel menù degustazione di Ristorante Cracco e servita come entrée. 

La seconda – con asparago bianco, mascarpone e tuorlo d’uovo marinato – riprende uno degli abbinamenti più classici e apprezzati della cucina italiana in primavera, con in più un omaggio al celebre Uovo alla Cracco, piatto iconico dello chef nonché uno dei quali è legata la sua fama nel mondo.

Pinse gourmet per il pubblico di Identità Milano

Le due creazioni sono state servite al piatto ad un selezionato pubblico di ospiti placée, ma anche in versione “to go” agli altri visitatori del Congresso, che hanno voluto toccare con mano la qualità degli impasti realizzati con le farine artigianali Di Marco. In particolare con la farina Pinsa Romana, lanciata dall’azienda nel 2001 per rendere questo simbolo della gastronomia Made in Italy ancora più gustosa, digeribile e versatile, grazie a un impasto altamente idratato, alveolato e leggero.

Un successo di gusto che testimonia la qualità del prodotto

È stata l’occasione per sottoporre al giudizio di un pubblico di consumatori e professionisti, le qualità e le performance di una referenza innovativa per la panificazione, composta da un mix di farine di frumento, riso e soia, con pasta acida di frumento essiccata che, nelle sue declinazioni “L’Originale” (per un impasto classico a lunga lievitazione), “La Veloce” (per una lievitazione più rapida ma un risultato ugualmente riconoscibile), “La Multicereali” (per un impasto rustico, con l’aggiunta di semi) e la “Più Fibra” (addizionata con fibra di frumento), va ad aggiungersi alle farine per pizza e agli spolveri, per coprire tutte le esigenze produttive e i format di business dei professionisti dell’arte bianca.

Legend Kombucha partner della Bar Experience di Identità Milano 2026

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Legend Kombucha – una delle prime brewery italiane specializzate nella produzione di kombucha – sarà partner della Bar Experience di Identità Milano 2026 in programma dal 7 al 9 giugno al Centro Congressi Allianz MiCo

Uno strumento professionale e versatile nella bar industry

Il brand, punto di riferimento nel panorama delle bevande fermentate analcoliche, dimostrerà qui la sua versatilità come strumento professionale nella bar industry, in grado di elevare le proposte no/low alcol, sempre più di tendenza e richieste dal pubblico. Verrà servita, infatti, in purezza come welcome drink e sarà protagonista di una masterclass in collaborazione con il Rita’s Tiki Room

 

Un contributo per comprendere la nuova cultura del bere analcolico

L’appuntamento – in programma domenica 7 alle ore 13:30 nel Pavillon Hospitality – sarà una testimonianza concreta sul ruolo della nuova cultura del bere analcolico nei cocktail bar contemporanei, valorizzando l’anima di Legend Kombucha nella miscelazione ed esplorandone abbinamenti e potenzialità.

“Essere presenti a Identità Milano significa per noi contribuire a una nuova idea di convivialità, in cui la scelta no/low alcol non venga percepita come una rinuncia ma come un’esperienza appagante e ricca di possibilità creative” – afferma il founder Ettore Ravizza -. “Oggi la kombucha è sempre più uno strumento espressivo per bartender e professionisti del settore, grazie alla sua complessità aromatica e alla sua versatilità nella mixology”.

La bevanda per chi non vuole compromessi

In linea con il tema del Congresso, “Identità Future: la libertà di pensare”, Legend Kombucha si propone come la bevanda che permette alle persone di scegliere un cocktail senza compromessi, offrendo un’alternativa completa e consapevole. La kombucha si rivela così un’alleata per ampliare le drink list, dimostrando che la possibilità di bere con o senza alcol non implica mai dover rinunciare a gusto e qualità. Differenziandosi per l’approccio professionale nel processo produttivo e per la continua sperimentazione, Legend Kombucha presenta una ampia gamma di aromatizzazioni. 

Tra queste troviamo, ad esempio, l’intramontabile Original Blend e la speziata Ginger Bomb (zenzero e limone), la Mockito (menta fresca e lime) apprezzatissima per la sua freschezza, o ancora la Dell’Orto (rosmarino e salvia), premiata con la medaglia d’argento ai World Kombucha Awards 2025

 

Una bevanda per ogni occasione

La sua grande capacità di adattarsi a ogni situazione, rendono Legend Kombucha ideale per essere consumata durante tutto l’arco della giornata: a colazione o dopo lo sport, durante i pasti, come digestivo o come aperitivo rinfrescante. La sera, infine, diventa protagonista del bere miscelato, dove viene utilizzata come base per cocktail e mocktail.

 

Identità Milano si rinnova e accoglie Next Gen Lab

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Identità Milano 2026, il Congresso internazionale della cucina e dell’accoglienza d’autore ideato da Paolo Marchi e Claudio Ceroni, torna dal 7 al 9 giugno all’Allianz MiCo North Wing di Milano con un’edizione ancora più ampia, articolata e aperta alla città. 

Le novità della 21ª edizione

Tra le principali novità della 21ª edizione firmata Identità Golose debutta Next Gen Lab, il nuovo format dedicato allo street food d’autore e alle nuove culture gastronomiche urbane, pensato per trasformare la Terrazza del Congresso in una food court temporanea, dinamica e accessibile anche al pubblico esterno. Realizzato in collaborazione con Sidewalk Kitchens, collettivo gastronomico milanese nato in Via Bonvesin de la Riva come food court urbana dedicata allo street food di qualità, Next Gen Lab nasce come uno spazio autonomo all’interno del Congresso: non un semplice punto di ristoro, ma un laboratorio aperto sui linguaggi più contemporanei del cibo informale, oggi sempre più centrale nella scena gastronomica internazionale. 

Uno spazio per valorizzare le nuove abitudini di consumo “urban & street”

Next Gen Lab nasce come progetto pensato per intercettare il modo in cui stanno cambiando le abitudini di consumo, il rapporto tra qualità e accessibilità, la contaminazione tra cucina, città, design, community e nuove forme di imprenditoria gastronomica.

Il cuore del format sarà l’All Day Station, attiva ogni giorno dalle 9.30 alle 18.30: un’area continuativa che accompagnerà l’intera giornata del Congresso e riunirà alcune realtà verticali selezionate per identità, riconoscibilità e capacità di interpretare in modo evoluto il concetto di cibo urbano. Protagonisti di questa sezione saranno Verde, Totost, Longoni e L’Altro Tramezzino.

Accanto all’All Day Station prenderanno forma quattro Food Hub, attivi ogni giorno dalle 11.30 alle 18.30 nelle diverse aree della Terrazza. Qui troveranno spazio Chuck’s, Pantura, Tofu Lab by Dalle:8 e Malinconico, chiamati a portare al Congresso le proprie proposte gastronomiche in un contesto informale, aperto e pensato per favorire incontro, scoperta e contaminazione.

I contributi per rendere il format un appuntamento cittadino 

Il progetto è realizzato con il contributo di NSS Edicola, media partner dell’iniziativa, Jet HR, Tebi e Dickies, sponsor del format, e Costa Group e ISA, partner tecnici, ma a rendere Next Gen Lab un vero appuntamento cittadino contribuirà anche TheFork, che valorizzerà il progetto attraverso l’inserimento del format sulla propria piattaforma, con una scheda dedicata affine a quella dei ristoranti e la possibilità di prenotare il “salta fila”.
Una rete di collaborazioni che conferma la volontà di costruire un progetto capace di parlare non solo al pubblico professionale del Congresso, ma anche a una generazione più ampia di appassionati, studenti, giovani operatori e curiosi della ristorazione contemporanea.

Un progetto coerente con il percorso di Identità Young

Next Gen Lab si inserisce nel percorso di Identità Young, il progetto con cui Identità Milano 2026 rafforza il proprio impegno verso i giovani e verso una partecipazione più accessibile, orientata e consapevole. Accanto al nuovo spazio in Terrazza, l’edizione 2026 prevede infatti una politica di prezzi agevolati per il pubblico under 35, una Digital Map pensata per aiutare i visitatori a orientarsi in modo smart tra spazi, contenuti e appuntamenti, un calendario di lezioni, talk e momenti di confronto con chef e imprenditori, oltre a una programmazione editoriale dedicata e a occasioni di networking con realtà emergenti della ristorazione.

Tra gli appuntamenti centrali di questo percorso ci sarà Fuori Menu: la cucina oltre la scuola, il panel ospitato nello Spazio Arena per l’intera giornata del 9 giugno, pensato per avvicinare studenti e giovani professionisti alle dinamiche reali del settore, oltre la dimensione formativa tradizionale.

Con Next Gen Lab e Identità Young, Identità Milano 2026 amplia così il proprio raggio d’azione e conferma la volontà di leggere il futuro della ristorazione da più prospettive: quella dell’alta cucina, dell’accoglienza, dell’impresa, ma anche dei nuovi format urbani, dei linguaggi informali e delle generazioni che stanno iniziando oggi a costruire il proprio percorso nell’horeca.

 

Giugno nel calice: Altemasi Trentodoc propone un nuovo spumante Rosé per accompagnare le lunghe giornate di sole

Per accogliere la bella stagione, in cui ogni momento si trasforma in un’occasione da vivere e assaporare con calma – un aperitivo in compagnia, una cena che si protrae fino a tarda sera o un picnic all’aria aperta – Cantina Altemasi propone una nuova referenza che racchiude i profumi e i colori dell’estate in montagna.

Il meglio dei masi più alti nel bicchiere

Come tutti i Metodo Classico Trentodoc Altemasi, il nuovo Rosé  è prodotto nei vigneti trentini più vocati e si fa espressione dell’autenticità di una produzione viticoltura di montagna, indissolubilmente legata a un territorio dalla profonda vocazione spumantistica, nonché della consolidata esperienza e tradizione di Cavit (Cantina Viticoltori del Trentino), una una cooperativa che unisce 11 cantine sociali per un totale di 5250 viticoltori.

Gusto unico dato dall’incontro tra metodo e territorio

Il gusto unico delle referenze Altemasi, è frutto del patrimonio aromatico del suo territorio d’origine, delle  sue selezionate cuvée coltivate su una ricca varietà di suoli e del sapiente, paziente lavoro dell’enologo, che riesce a trasformare le uve in un Metodo Classico in cui l’identità trentina traspare in ogni calice con un’eleganza autentica. Il nuovo Rosé non fa eccezione e traduce in uno stile unico e inconfondibile l’energia e l’atmosfera di un giugno vissuto in montagna.

L’estate da gustare a partire dai sentori del bosco

Lo stile Altemasi affonda le radici nelle colline più alte del Trentino, tra i 450 e i 750 metri s.l.m., dove maturano le uve Chardonnay e Pinot Nero, che a queste altitudini subiscono forti escursioni termiche che ne determinano il profilo aromatico e favoriscono il mantenimento di un tenore acidico importante, fattori che risultano indispensabili per permettere lunghi periodi di affinamento sui lieviti. Questa viticoltura di montagna, esaltata dalle competenze enologiche, consente agli spumanti Altemasi di esprimersi in un fresco bouquet di grande complessità ed eleganza.

In particolare, il nuovo Rosé rappresenta un’armonica unione tra l’eleganza e la struttura delle uve autoctone e un raffinato bouquet di piccoli frutti: dalle ciliegie mature, ai ribes e alle fragoline di bosco che ricordano i sapori della stagione, insieme al colore rosa tenue e al profumo, ricco e persistente ma allo stesso tempo equilibrato ed elegante.

Dal terreno all’affinamento: i fattori che fanno la differenza

Lo Chardonnay utilizzato per produrre Altemasi Trentodoc Rosé è coltivato su terreni prevalentemente di origine fluvioglaciale, mediamente profondi, tendenzialmente calcarei e ricchi di scheletro; il Pinot Nero cresce invece su suoli di natura vulcanica, originati sui basalti dell’altipiano di Brentonico, con tessitura di medio impasto e ben strutturati. In entrambi i casi l’uva è vendemmiata manualmente e conferita in casse alle cantine dove avviene la vinificazione, realizzata pigiando lentamente solo gli acini interi dello Chardonnay per separare le diverse frazioni di mosto che, inoculato con lieviti selezionati, fermenta a temperature controllate in recipienti di acciaio inox. Il vino proveniente da Pinot Nero è ottenuto col sistema del “cappello sommerso”, che consiste nel lasciare il mosto a contatto con le bucce fino ai primi segnali di inizio fermentazione; poi si procede a separare solo il mosto facendo proseguire la fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata. In questo modo si ottiene dalla buccia il colore tenue e delicato segno distintivo del Trentodoc rosato Cavit. Nella primavera successiva si effettua la presa di spuma in bottiglia con permanenza sui lieviti per almeno 15 mesi. Alla sboccatura viene effettuato un piccolo dosaggio di “liqueur d’expédition”.

Caratteristiche e abbinamenti di Altemasi Trentodoc Rosé

Con il suo colore rosa tenue con leggeri riflessi ramati, spuma bianca, perlage fine e persistente, profumi complessi con note fruttate, sapore ricco ma equilibrato e con un retrogusto persistente, il nuovo Altemasi Trentodoc Rosé – servito tra gli 8 e i 10 °C – è ideale per l’aperitivo ma adatto anche all’abbinamento a tavola, soprattutto con minestre, secondi piatti a base di carne bianca o selvaggina di penna. 

 

Pitti Uomo 110: THE PLACE Firenze e The Place of Wonders presentano la capsule sleepwear realizzata in collaborazione con Flora Lastraioli

In programma dal 16 al 19 giugno 2026 con la sua 110° edizione, Pitti Immagine Uomo si conferma il più significativo evento dedicato alla moda e al lifestyle maschile, nonché l’occasione per celebrare  l’artigianalità fiorentina e, in generale, la creatività italiana, che in questi settori trova una delle loro forme espressive più autentiche.

Una capsule esclusiva dedicata all’eleganza anche nella dimensione privata

Per l’occasione THE PLACE Firenze – l’esclusivo boutique hotel affacciato su Piazza Santa Maria Novella, parte della collezione The Hospitality Experience e de The Leading Hotels of the World – presenterà  un progetto che intreccia ospitalità, manifattura artigianale e cultura del vivere contemporaneo attraverso una proposta di sleepwear uomo e donna, realizzata insieme Flora Lastraioli.

La lingerie tra moda e ospitalità: due espressioni di eleganza all’italiana

Più che una collezione moda, il progetto rappresenta un’estensione dell’esperienza di ospitalità firmata THE PLACE: un linguaggio che supera lo spazio dell’hotel per trasformarsi in rituale quotidiano, in una forma di lusso autentico da vivere nella propria dimensione più intima e personale. La capsule è infatti frutto di una collaborazione promossa da e The Place of Wonders, la fondazione della Famiglia Babini, dedicata a supportare e promuovere la tradizione secolare dell’artigianato e creatività italiani, patrocinando progetti di salvaguardia delle meraviglie artistiche e culturali nei territori di riferimento attraverso iniziative che favoriscono l’incontro tra tradizione, creatività contemporanea e valorizzazione del know-how locale.

 

Un dialogo tra eccellenze del Made in Italy

Per THE PLACE, la scelta di affiancarsi a Flora Lastraioli, uno dei “Wonders” sostenuti dalla Fondazione, nasce dal desiderio di instaurare un dialogo con una manifattura che custodisce il patrimonio fiorentino attraverso tecniche che uniscono memoria storica, sensibilità estetica e cura sartoriale. Un savoir-faire che emerge in ogni dettaglio del progetto, concepito come un racconto senza tempo, raffinato ed essenziale.

L’ispirazione dai principi estetici del Rinascimento

Nel concreto, la capsule si compone di un pigiama uomo, un pigiama donna e bermuda coordinati,  realizzati in popeline di cotone organico e sviluppati per riflettere l’eleganza discreta e l’identità sofisticata dell’hotel. Fondamentale a questo scopo è il pattern grafico ispirato direttamente alla brand identity della struttura, sviluppato a partire dallo studio dei disegni di Leon Battista Alberti, e in particolare il riferimento ai principi di proporzione, solidità, funzionalità, bellezza, rigore formale e sensibilità decorativa espressi nel suo De Re Aedificatoria e applicati anche alla facciata di Santa Maria Novella. 

Un processo creativo che trasforma una linea sleepwear in parte di un’esperienza

Questa indagine condotta sul linguaggio architettonico e tipografico rinascimentali, è stato tradotto da Flora Lastraioli in un processo creativo che ha dato vita a un dialogo armonico tra design tessile e interior aesthetic, trasformando il prodotto in un’estensione naturale dell’esperienza The Place, che con i suoi elementi strutturali e dettagli ornamentali curati e organizzati in una trama contemporanea essenziale e modulare, è capace di celebra l’anima più autentica di Firenze attraverso un’esperienza sartoriale e un design intimo, trasformandosi in un rifugio urbano raffinato, concepito come “una casa lontano da casa”, dove l’ospitalità si esprime con discrezione ed eleganza, senza rinunciare al calore italiano, al savoir faire toscano e al profondo senso di appartenenza di chi vive e tramanda l’orgoglio della Città del Giglio.

Raffinatezza senza tempo da indossare

Per il modello uomo è stato sviluppato un pigiama dal taglio sartoriale classico, rifinito con rever realizzati nel tessuto stampato personalizzato, dettaglio che conferisce carattere e riconoscibilità al capo mantenendo un’eleganza senza tempo. Lo stesso approccio stilistico è stato reinterpretato nella proposta femminile, con una silhouette raffinata e contemporanea che reinterpreta la tradizione del nightwear attraverso linee essenziali e dettagli coordinati nel medesimo pattern esclusivo.

In entrambi i casi la palette cromatica, declinata nei toni del verde chiaro e del verde profondo, è stata studiata per evocare una continuità con l’atmosfera elegante dell’hotel, e i capi uniscono comfort, eleganza rilassata e attenzione ai dettagli anche per il momento più privato del quotidiano, trasformando lo sleepwear nel simbolo di una nuova idea di slow luxury, dove estetica e artigianalità convivono in modo naturale.

Cocktails in The City Rome 2026: grande successo per la prima edizione italiana

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Si è chiusa con numeri importanti – 350 cocktail serviti all’ora e quasi 5 mila visitatori – la prima edizione italiana di Cocktails in The City, la manifestazione inglese dedicata alla mixology e alla cocktail culture contemporanee, che negli scorsi 16 e 17 maggio 2026 ha scelto l’Orto Botanico di Roma come palcoscenico per il suo debutto nell’Europa continentale.

Cocktails in The City Rome 2026: il successo del bere consapevole

Questi risultati confermano l’interesse crescente del pubblico verso una cocktail culture contemporanea, esperienziale e consapevole, nonché la diffusione di un giusto approccio all’alcol e al bere di qualità in maniera moderata e consapevole. Lo testimonia il dato – particolarmente significativo – relativo al consumo medio: 1,5 drink per persona nell’arco dell’esperienza complessiva del festival. 

Intrattenimento, musica e approfondimenti in compagnia di ospiti internazionali

Immerso nel verde e con un’atmosfera capace di unire divertimento e momenti di riflessione sulla cultura contemporanea del beverage alcolico nella sua declinazione più artistica, l’evento si è svolto tra pop-up bar d’eccellenza, bartender di richiamo internazionale, masterclass, musica live e food experience all’insegna della convivialità.

Obiettivo: accessibilità ed eccellenza della mixology attuale

Nel corso delle due giornate – sabato e domenica dalle 15:00 alle 23:30 – il festival ha mantenuto un flusso costante di pubblico, arrivando a servire mediamente oltre 350 cocktail all’ora, segnale di un format capace di coinvolgere migliaia di persone senza perdere attenzione per il servizio, la qualità dei drink e l’esperienza complessiva.

L’edizione romana ha confermato proprio questo equilibrio come elemento centrale del progetto: rendere l’alta miscelazione accessibile a un pubblico ampio senza rinunciare all’eccellenza.

Un festival urbano che valorizza il drink come forma di cultura e socialità

Musica, formazione, gastronomia e socialità hanno contribuito a costruire un festival urbano capace di raccontare un nuovo modo di vivere il bere, dove il cocktail è stato protagonista ma non l’unico centro narrativo.

“Il successo di pubblico di questo evento dimostra come la mixology possa dialogare con il lifestyle, la cultura e l’intrattenimento a 360 gradi, in maniera naturale. Le quasi 5.000 presenze e gli oltre 7.000 drink venduti, per una prima edizione di un format molto ben consolidato a Londra, sono il nostro migliore biglietto da visita. Roma e l’Italia sono pronti per accogliere questo tipo di manifestazioni”, dichiara Andrea Fofi, organizzatore dell’evento.

Cocktails in The City Rome, edizione 2026, lancia un segnale chiaro: esiste un pubblico sempre più ampio interessato a vivere il mondo del cocktail in modo consapevole, esperienziale e qualitativo.

Lipton Ice Tea rilancia il rito del tè freddo: nuova ricetta, nuova etichetta e nuovo formato in esclusiva per il mercato italiano

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Lipton Ice Tea, brand parte del gruppo PepsiCo e icona del tè freddo – la bevanda da sempre associata ai momenti di pausa, condivisione e convivialità – rilancia la propria presenza nel comparto beverage in Italia con un importante cambiamento pensato apposta per il mercato tricolore. Nuova ricetta, nuovo formato e un’etichetta ancora più immediata e riconoscibile. 

Una bevanda attuale ma dalla lunga storia 

Il tè è una bevanda dalla storia intramontabile che fa parte di una tradizione millenaria che da sempre è simbolo di ospitalità e incontro, soprattutto nei paesi anglosassoni. Se la versione calda è associata soprattutto al rito britannico del pomeriggio, la declinazione fradda è invece nata nel sud degli Stati Uniti, creata in origine per portare sollievo dal caldo delle giornate più assolate. Oggi proprio questa modalità di consumo “cold” è diventata uno dei modi più diffusi di bere tè negli States, ma anche un’abitudine sempre più trasversale, internazionale e condivisa da diverse generazioni di consumatori. 

Il valore (rinnovato) di un gesto quotidiano

Proprio da questa dimensione di quotidianità riparte Lipton Ice tea, trasformando il suo tè freddo in un simbolo: quello di prendersi cinque minuti per sé, ricaricare le energie e ritrovare tempo di qualità con le persone che contano davvero. In un mondo che spesso sottrae attenzione e presenza, il brand invita così a riscoprire i piccoli momenti autentici, quelli in cui stare insieme diventa il modo più naturale per riconnettersi. 

Le novità che il brand ha pensato appositamente per il mercato italiano, rispondono alla volontà di offrire ai consumatori un’esperienza di gusto ancora più piacevole e rinfrescante, senza tuttavia perdere identità e riconoscibilità nel mondo della GDO e del Fuori Casa. 

Nuova ricetta per incontrare le preferenze del consumatore

Disponibile da aprile 2026  la nuova ricetta Lipton Ice tea riguarda le due referenze più iconiche del brand – Pesca Ice Tea e Limone Ice Tea – ed è stata sviluppata per incontrare in modo ancora più preciso le preferenze di gusto dei consumatori italiani, valorizzando il profilo sensoriale del prodotto e rafforzando il ruolo del brand in una categoria in cui il gusto resta il principale driver di scelta.

“Con questa nuova ricetta vogliamo rafforzare il legame di Lipton Ice tea con il mercato nazionale, partendo da ciò che per i consumatori conta maggiormente nella categoria: il gusto”, dichiara Paolo Rizzo, AD e Country Manager di PepsiCo Italia. “Si tratta di un passo importante per il brand, che torna a comunicare in Italia con una proposta rinnovata, sviluppata a partire dalle specificità locali e pensata per accompagnare le occasioni di consumo di oggi: dalla pausa quotidiana ai momenti di condivisione fuori casa. Lipton è un brand con una storia forte e riconoscibile, e questa evoluzione rappresenta il nostro modo di renderlo contemporaneo e ancora più vicino ai consumatori italiani”.

Attenzione al benessere: rimane la formula con stevia

Elemento distintivo della proposta Lipton Ice tea e anche della nuova ricetta resta la formula con stevia – il dolcificante naturale che permette di rendere il prodotto naturalmente a basso contenuto calorico.  Introdotta come novità assoluta dal brand nel 2014, ha permesso a Lipton Ice tea di differenziarsi nel mercato del tè freddo, offrendo un prodotto dal gusto leggero e rinfrescante, in linea con la crescente predilezione del consumatore contemporaneo per le proposte capaci di unire piacere e attenzione al benessere.

Nuova identità visiva grazie a un cambio di look

Il rinnovamento coinvolge anche il layout grafico prodotto – con una nuova etichetta studiata secondo la volontà di comunicare in modo immediato la ricetta adattata al mercato italiano – nonché l’introduzione del nuovo formato PET da 1L per il Canale Moderno e del Fuori Casa. Disponibile nei gusti Limone, Pesca e Green Lemon Zero, il nuovo formato amplia la gamma del portafoglio e rafforza la presenza del brand nelle occasioni di consumo più diverse, anche grazie al ruolo già consolidato di Lipton come partner delle grandi catene di ristorazione, dove è presente con il formato dispensing e con un portafoglio completo di referenze.

Una strategia di comunicazione integrata

A supporto del lancio, Lipton attiverà una strategia di comunicazione integrata che coinvolgerà PR, social media, content creator, influencer, sampling e attività nei punti vendita. L’obiettivo è accompagnare il consumatore lungo tutti i momenti di scoperta, prova e acquisto del prodotto: dalla conversazione generata al lancio, al racconto social della nuova ricetta, fino ai momenti di degustazione pensati per far provare direttamente la nuova formula. Il percorso sarà sostenuto anche da materiali dedicati nei punti vendita, promozioni e attivazioni e-commerce sviluppate per intercettare diverse occasioni di acquisto e consumo.

Grappa Mangilli: partner ufficiale del Giro d’Italia per celebrare il Friuli e i valori nazionali

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Il Friuli incontra il Giro d’Italia attraverso uno dei suoi simboli più autentici: la Grappa Mangilli prodotta dal 1886 dalla storica distilleria friulana. Questo nobile spirito diventa infatti partner ufficiale della competizione ciclistica più amata e iconica del Paese, rafforzando un legame naturale tra due mondi che condividono valori profondi come il territorio, il carattere, la memoria popolare e la capacità di attraversare il tempo senza perdere identità.

Una partnership che celebra memoria e territorio

La partnership celebra il forte legame tra la storica azienda – fondata a fine Ottocento dal Marchese Fabio Mangilli  a Flumignano di Talmassons (Udine) e oggi parte del Gruppo Caffo 1915 – e la Corsa Rosa, che il 30 maggio ha fatto tappa a Gemona del Friuli, proseguendo poi verso Piancavallo – ultima frazione di montagna prima del gran finale di Roma – seguendo un percorso che richiama anche la memoria e la rinascita del territorio a cinquant’anni dal terremoto del 1976. Il 20° tratto della corsa – con i suoi 199 chilometri – ha infatti toccato il cratere del sisma per poi proseguire con due salite attraverso il suggestivo circuito del Lago di Barcis.

Valori condivisi e tramandati nel tempo 

Così come il Giro d’Italia rappresenta da sempre qualcosa di più di una competizione sportiva, la Grappa Mangilli è più di un semplice spirito. Entrambi rappresentano un viaggio dentro il Paese, attraverso comunità, paesaggi, culture e generazioni, nonché la celebrazione delle attività umane nobili e semplici, fatte di disciplina, sacrificio, resistenza e autenticità. Valori che appartengono profondamente alla Corsa Rosa e alla Grappa Mangilli, nata esattamente 140 anni fa, dalla terra friulana e cresciuta custodendo il rispetto per il tempo, per il lavoro e per l’arte della distillazione.

Un’opportunità strategica e culturale 

La partnership con la Corsa Rosa rappresenta per Mangilli un’opportunità strategica e culturale, quella di uscire dai confini tradizionali della comunicazione del distillato di bandiera per dialogare con un pubblico più ampio, trasversale e contemporaneo. In un momento storico in cui cambiano linguaggi, consumi e sensibilità, il mondo della grappa ha bisogno di nuove narrazioni capaci di parlare anche alle nuove generazioni senza rinunciare alla propria autenticità.

Il Giro d’Italia come “occasione narrativa”

Mangilli sceglie quindi il Giro non come semplice vetrina, ma come piattaforma narrativa coerente con la propria identità, non solo per “esserci”, bensì per raccontare valori, visione e appartenenza a un territorio e a una cultura locale e nazionale.

Il Giro d’Italia rappresenta uno dei simboli più riconoscibili dell’identità italiana – dichiara Nuccio Caffo, Amministratore Delegato di Gruppo Caffo 1915, che annovera tra i suoi marchi storici Grappa Mangilli – Il Giro d’Italia è una manifestazione popolare e trasversale, capace di attraversare territori, comunità e generazioni attraverso il linguaggio dello sport. Per questo abbiamo ritenuto naturale legare Mangilli alla Corsa Rosa proprio nell’anno in cui la distilleria celebra 140 anni di storia. Un percorso che affonda le proprie radici in Friuli e che continua ancora oggi a valorizzare una cultura del distillato fatta di tradizione, qualità e forte legame con il territorio, parlando al pubblico contemporaneo con coerenza e autenticità”.

Un percorso nel segno delle radici e di una visione aziendale coerente

Mangilli continua così il proprio percorso nel segno delle radici e della visione. Dalle vinacce selezionate alla distillazione lenta, ogni gesto racconta una cultura produttiva fatta di rispetto, competenza e dedizione. Ogni goccia conserva il carattere schietto e indomito del Friuli. Il legame con il Giro d’Italia diventa quindi il simbolo di una storia che continua a pedalare verso il futuro, senza dimenticare da dove è partita.

Enoturismo esperienziale: un’opportunità di crescita e nuovi business per tutto il comparto vitivinicolo

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Secondo l’Osservatorio ilGolosario Wine Tour 2026 – guida fondata da Paolo Massobrio e Marco Gatti, che raccoglie le recensioni di 1.775 cantine italiane e propone ogni anno una fotografia aggiornata del settore  – il turismo del vino non è solo un trend sempre più diffuso, ma una concreta leva di sviluppo per le aziende vitivinicole italiane. Un’opportunità che sempre più realtà sono predisposte a cogliere, offrendo ai loro ospiti non più solo degustazioni in cantina, ma anche esperienze immersive a contatto con il territorio e alla scoperta di tutte le dinamiche che ruotano attorno all’attività in azienda.

L’enoturismo oltre la degustazione del vino

Coerentemente con il nuovo profilo del viaggiatore attuale, sempre più alla ricerca di esperienze immersive a contatto con il territorio, l’enoturismo oggi non può più ridursi a proporre semplici degustazioni in cantina ma deve declinare la propria offerta in un sistema di ospitalità di charme, tour alla scoperta della realtà e della comunità locali e occasioni per portare il visitatore a conoscere l’ecosistema che ruota attorno all’azienda.

Immersione tra i vigneti ma non solo 

Secondo i dati raccolti dalla quinta edizione della guida su un campione di 1700 cantine in 75 territori del vino distribuiti lungo tutta la Penisola, infatti, 8 visitatori su 10 prediligono il turismo esperienziale anche quando si tratta di trascorrere il loro soggiorno immersi tra i vigneti. È la fotografia di un comparto sempre più strategico per il sistema vitivinicolo nazionale, nel contesto del quale il vino può trasformarsi nel semplice “pretesto” per avviare un business più ampio, complesso e redditizio, capace di fare da volano non solo per lo sviluppo diretto delle aziende ospitanti, ma di tutto il territorio che le circonda.

Le attività enoturistiche stimolano le vendite dirette

Tra i dati più significativi emerge l’impatto diretto sul business delle aziende: oltre il 60% delle cantine intervistate dichiara di aver registrato un incremento delle vendite dirette grazie allo sviluppo delle attività enoturistiche, con quasi una realtà su quattro che segnala aumenti compresi tra l’11% e il 30%.  

Una nuova generazione di “viaggiatori del vino”

Cresce anche una nuova generazione di appassionati: i Millennials rappresentano oggi il segmento più dinamico, indicato da quasi il 70% delle aziende come il pubblico che mostra la crescita più significativa nella richiesta di esperienze legate al vino.  

Vivere l’ecosistema del vigneto a 360 gradi

Ma il dato che racconta meglio l’evoluzione del fenomeno riguarda proprio il modo in cui il vino viene vissuto: l’82% dei visitatori sceglie esperienze integrate, che uniscono visite in cantina o in vigneto, degustazioni e proposte gastronomiche, mentre la classica degustazione tradizionale rappresenta oggi la formula principale solo per una quota limitata di aziende.  

Un trend che promette di crescere nel prossimo futuro

La crescita sembra destinata a proseguire anche nei prossimi anni: il 40% delle aziende prevede nuovi investimenti dedicati all’accoglienza, tra sale degustazione, strutture ricettive e ristorazione.
La fotografia restituita da ilGolosario Wine Tour 2026 evidenzia un sistema sempre più orientato all’esperienza: 423 cantine offrono servizi di ristorazione, 716 consentono soggiorni in vigna e 91 si distinguono come Relais di Charme, segnale di un investimento crescente nell’accoglienza di qualità.

Enoturismo sempre più internazionale

A conferma di una vocazione sempre più internazionale del turismo del vino, 121 cantine hanno inoltre scelto di arricchire la propria presenza con approfondimenti, immagini e contenuti in lingua inglese, per rispondere alle esigenze di un pubblico straniero in costante crescita.