Home Blog Page 9

Ginarte presenta la nuova limited edition di premium dry gin firmata Sir Edward e ispirata all’arte del tatuaggio

0

Ginarte, il premium dry gin italiano dedicato al mondo dell’arte, annuncia una nuova collaborazione che rafforza il proprio dialogo con i linguaggi creativi contemporanei: un progetto unisce universi espressivi differenti (design, mixology e arte del tatuaggio) dando vita a una collezione in cui la bottiglia diventa superficie narrativa, reinterpretata attraverso un segno grafico essenziale, intimo e profondamente simbolico.

Il tatuaggio: da segno intimo a simbolo condiviso

«Il tatuaggio è un linguaggio intimo, che parte da una storia personale – racconta Sir Edward -. Portarlo su un oggetto come la bottiglia di Ginarte significa trasformare quell’intimità in qualcosa di condiviso, mantenendo però la stessa attenzione al dettaglio e al significato» spiega Francesco Bargellini, Senior Marketing Advisor di Ginarte

Il gesto artistico dalla pelle alle bottiglie 

Il risultato è una limited edition firmata da Edoardo Tabacchi, in arte Sir Edward, tra i più rinomati interpreti attuali del tatuaggio inteso come forma di espressione artistica. Una collaborazione con Sir Edward nasce da una visione condivisa: trasformare un oggetto iconico e intimo in un’opera d’arte contemporanea e in qualcosa di condiviso, capace di raccontare valori universali attraverso un linguaggio visuale immediato. 

La tecnologia al servizio del design estetico

Grazie a una tecnologia avanzata a getto d’inchiostro, le illustrazioni vengono impresse direttamente sulla superficie della bottiglia, valorizzando un effetto visivo che richiama quello del tatuaggio sulla pelle: permanente, identitario, personale. Il risultato è una serie di quattro bottiglie, ciascuna dedicata una delle virtù cardinali – Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza – reinterpretate attraverso lo stile distintivo dell’artista.

Le quattro virtù cardinali: tra simbolismo classico e interpretazione creativa

Le virtù cardinali, codificate da Platone ne La Repubblica e centrali sia nella filosofia classica sia nella tradizione occidentale, rappresentano i pilastri morali su cui si fonda l’agire umano.

  • Prudenza, ovvero la capacità di discernere il bene e scegliere mezzi adeguati per perseguirlo
  • Giustizia, la volontà di dare a ciascuno ciò che gli spetta, nel rispetto dell’equilibrio e dell’altro
  • Fortezza, la forza d’animo e determinazione nell’affrontare difficoltà e paure
  • Temperanza, ovvero la misura e l’equilibrio nel rapporto con i piaceri e gli impulsi

Tradizionalmente raffigurate come figure allegoriche femminili, in queste new release sono reinterpretate da Sir Edward attraverso un tratto contemporaneo, fatto di linee sottili e composizioni essenziali, mantenendo al contempo i riferimenti iconografici classici: specchio e serpente, bilancia e spada, armatura e colonna, vasi e torce. Il fronte della bottiglia riporta di seguito il nome delle quattro virtù, mentre il lato diventa spazio visivo per i vocaboli, creando un dialogo tra parola e immagine.

«Con questa nuova edizione, Ginarte conferma la propria vocazione a essere piattaforma per artisti contemporanei, esplorando linguaggi diversi e dando spazio a interpretazioni personali – spiega Francesco Bargellini, Senior Marketing Advisor di Ginarte -. Ogni collaborazione è un dialogo che si inserisce nel racconto del brand. Con Sir Edward abbiamo lavorato su un segno forte ma essenziale, capace di restituire valori universali attraverso un’estetica contemporanea».

 

Il Costadoro Social Coffee di Genova compie cinque anni e prosegue nel diffondere la cultura del caffè nel cuore del Ponente Ligure

0

Il 27 maggio 2021 apriva le porte nello storico quartiere genovese di Sestri Ponente il primo Costadoro Social Coffee fuori da Torino. L’obiettivo? Creare un punto di partenza per sviluppare un progetto pensato per diffondere in questo contesto vivo e dinamico l’autentica cultura del caffè. Cinque anni dopo, il locale festeggia il suo primo lustro di attività, che lo ha portato a trasformarsi in un punto di riferimento per i coffee lover liguri. 

Guidare la persone alla cultura del caffè, non solo servirle

Il Costadoro Social Coffee non è una caffetteria tradizionale. È uno spazio multiesperienziale in cui il caffè è il vero protagonista, dalla selezione delle materie prime alla preparazione in tazza, e in cui il bancone, realizzato in ferro e legno completamente riciclati, diventa luogo di dialogo. I baristi, formati presso l’Academy di Costadoro di Torino da professionisti come Fabio Verona, Responsabile della Formazione, guidano ogni cliente alla scoperta degli aromi, dei metodi di estrazione e delle storie che si celano dietro ogni miscela: dall’espresso alla Chemex, dalla French Press al Cold Brew, dalla moka alla V60.

Miscele e crue da filiera tracciata, etica e sostenibile a 360 gradi

In carta, accanto alle miscele iconiche Costadoro, trovano spazio i Caffè Monorigine e gli Specialty Coffee, ciascuno espressione di una filiera tracciata, etica e rispettosa delle persone che lavorano la terra. Un impegno che ha trovato conferma nella Certificazione B Corporation ottenuta da Costadoro nel 2023.

Un locale che riflette i valori del brand

Il locale incarna concretamente i valori del brand: asporti in materiale 100% compostabile, legno antico ricondizionato proveniente dallo smaltimento di baite e coperture del territorio. In cinque anni il locale è diventato un riferimento riconosciuto: la Guida Bar d’Italia 2026 di Gambero Rosso lo ha segnalato tra i migliori indirizzi italiani per un’esperienza di caffè d’autore, premiando non solo la qualità in tazza ma un modo di intendere la caffetteria come presidio culturale, sociale e territoriale.

“Il Costadoro Social Coffee di Genova è per noi molto più di un locale: è la prova che il nostro modello funziona, che le persone cercano un caffè che abbia qualcosa da raccontare. In cinque anni abbiamo costruito una comunità, portato cultura del caffè in una città nuova e dimostrato che sostenibilità e qualità non sono in contrasto – anzi, si rafforzano a vicenda. Siamo orgogliosi di quello che Genova è diventata per Costadoro, e di quello che Costadoro è riuscita a diventare per Genova” ha dichiarato Giulio Trombetta, Amministratore Delegato di Costadoro.

 

La curation economy ridisegna il settore dell’hôtellerie: il futuro è degli hotel che raccontano il territorio

0

Nonostante la percezione più diffusa resti quella dell’hotel come “luogo dove soggiornare con servizi” (57%), quasi 1 italiano su 3 (30%) considera l’hotel una porta d’accesso al territorio e alla cultura locale. E quando una struttura si propone come curatore e interprete del contesto in cui si inserisce, oltre 7 italiani su 10 (72%) reagiscono positivamente: l’11% la considera un riferimento significativo e abilitatore di esperienze autentiche, mentre il 61% ne apprezza il valore purché accompagnato da elevati standard di qualità. Sono questi i risultati contenuti nel nuovo Osservatorio sul settore dell’hôtellerie realizzato sulla base della ricerca commissionata da Aries Group e condotta da YouGov tra aprile e maggio 2026. 

Autenticità, disconnessione e legame con le comunità locali

Sono quasi 2 su 3 (63%) gli italiani che nella scelta di un hotel ritengono importanti gli elementi legati al territorio circostante, riconoscendo nel legame con la comunità locale e nelle proposte di esperienze autentiche un valore aggiunto significativo per i propri viaggi. Il dato sale al 70% tra la Gen Z, ma scende al 56% tra i Millennial, generazione più orientata a privilegiare comfort e servizi tradizionali.

La ricerca di un maggiore coinvolgimento emotivo

Il coinvolgimento emotivo diventa inoltre una leva di scelta sempre più rilevante: 3 italiani su 4 (75%) dichiarano che si sentirebbero più coinvolti emotivamente in un soggiorno se l’hotel raccontasse il territorio circostante in modo autentico, rendendo l’esperienza più memorabile e interessante. Non solo: anche la storia dell’edificio conta, 2 italiani su 3 (67%) apprezzerebbero di più l’esperienza di soggiorno sapendo di alloggiare in una struttura ricavata da edifici riqualificati, come ex fabbriche, palazzi storici e complessi industriali. Un dato che tra la Gen X sale al 70% e che si inserisce nel contesto di un più ampio interesse verso l’upcycling dell’hôtellerie, ovvero la predilezione per gli hotel nati dal recupero di edifici esistenti.

Un segnale di come autenticità, memoria dei luoghi e valorizzazione del patrimonio esistente stiano assumendo un ruolo sempre più centrale nell’esperienza di soggiorno contemporanea.

La curation economy nell’hôtellerie

Questi trend sono gli aspetti principali legati al turismo contemporaneo emersi dall’Osservatorio “La curation economy nell’hôtellerie: come cambia il modo di scegliere dove soggiornare” realizzato da Aries Group – gruppo alberghiero indipendente italiano attivo nelle principali città d’arte e di business in Italia, e commissionato all’istituto di ricerca YouGov2 –.

L’Osservatorio fotografa un cambiamento nelle esigenze dei viaggiatori che soggiornano in hotel, mettendo in evidenza il ruolo sempre più curatoriale delle strutture ricettive nei confronti del territorio che le circonda.

Un ruolo riconosciuto, un potenziale ancora inespresso

Il 75% degli italiani ritiene che gli hotel possano avere un ruolo attivo nel selezionare e valorizzare esperienze, contenuti e realtà locali per gli ospiti: il 25% li considera già “veri curatori di esperienze autentiche legate alla cultura e alle comunità locali”, il 49% ne riconosce il potenziale, pur osservando come non tutte le strutture abbiano ancora le risorse o il desiderio di ricoprire questo ruolo. Lo scetticismo è più marcato tra i Baby Boomer (23%) e meno tra i Millennial (9%).

Una relazione tra hôtellerie e territorio che genera valore (anche) economico

La relazione tra hôtellerie e territorio sembra inoltre generare valore anche dal punto di vista economico e della disponibilità alla spesa. Oltre 7 italiani su 10 (70%) ritengono infatti che gli hotel capaci di valorizzare il contesto locale abbiano un impatto economico positivo sulle comunità, sostenendo fornitori, artigiani e attività del territorio.

Parallelamente, il 43% del campione analizzato si dichiara disposto a pagare di più per una struttura alberghiera che sia in grado di risaltare territori e comunità: una percentuale che sale al 51% tra i Gen X e al 50% nel Sud Italia.

Esperienze personalizzate: cresce il desiderio di un’hôtellerie meno standardizzata

Dall’Osservatorio di Aries Group emerge con forza anche il desiderio di vivere soggiorni meno standardizzati e sempre più costruiti attorno alle esigenze individuali. Infatti, il 74% dei rispondenti apprezzerebbe ricevere suggerimenti personalizzati su attività ed esperienze direttamente all’interno dell’hotel in cui soggiorna: in particolare, per il 20% si tratta di un valore aggiunto concreto, capace di arricchire l’esperienza e facilitare la pianificazione del viaggio, mentre il 54% considera interessante questo servizio, purché non diventi invasivo.

Oltre la metà degli italiani (55%) afferma infatti di non cercare più soltanto “un posto dove dormire”, ma un luogo che li aiuti a comprendere il contesto in cui si trovano e a vivere il soggiorno in modo più immersivo. Un’esigenza particolarmente sentita tra le generazioni adulte (il 61% dei rispondenti Gen X e il 60% dei Baby Boomer).

Una nuova percezione dell’hotel: da semplice accoglienza a fucina di esperienze e connessioni

La percezione dell’hotel si sta dunque trasformando: da luogo semplice di accoglienza a facilitatore di esperienze e connessioni. Un’evoluzione che riflette un cambiamento più ampio nelle aspettative dei viaggiatori, sempre più orientati verso forme di ospitalità capaci di interpretare il territorio e creare un legame autentico con il contesto locale.

L’hotel come spazio di disconnessione e decompressione

Accanto alla ricerca di autenticità e coinvolgimento territoriale, emerge nei viaggiatori anche un bisogno crescente di rallentare e disconnettersi dalla sovrastimolazione quotidiana, quasi la metà dei rispondenti (46%) ritiene infatti importante la capacità di un hotel di offrire soluzioni pensate per favorire la disconnessione, al punto da essere un elemento decisivo nei criteri di scelta del soggiorno. L’esperienza in hotel viene sempre più percepita come uno spazio capace di contribuire concretamente alla riduzione dello stress e al recupero di un maggiore equilibrio mentale. Infatti, per quasi 2 italiani su 3 (64%) le strutture sono in grado di favorire momenti di pausa rigenerativa ed aiutare gli ospiti a rallentare mentalmente: un aspetto molto rilevante soprattutto per la Gen X (72%).

Sono soprattutto gli elementi concreti e sensoriali a incidere maggiormente sulla percezione di decompressione durante il soggiorno. In cima alle scelte degli italiani si posizionano la qualità del sonno e il comfort del letto (62%). Seguono poi la presenza di spazi verdi e il contatto con la natura (51%) e il silenzio e l’insonorizzazione delle camere (50%). Anche l’atmosfera gioca un ruolo: sono molto apprezzati gli ambienti dal design rilassante che dispongono di luci soffuse e materiali naturali (33%), così come la possibilità di accedere a servizi wellness come spa, yoga e massaggi (32%).

Verso una nuova idea di hôtellerie 

Alla luce dei dati emersi dallo studio in questione, Aries Group si è già impegnato nella sperimentazione di una nuova idea di hôtellerie curatoriale tra cultura, territorio ed esperienze immersive, facendo evolvere il proprio modello di ospitalità in chiave sempre più esperienziale e relazionale. Nel corso del 2026, il Gruppo ha avviato infatti una nuova fase sperimentale legata alla “curation economy”, con l’obiettivo di rendere progressivamente alcune delle proprie strutture sempre più aperte a esperienze culturali, community locali e nuove forme di socialità urbana. Tra i progetti in partenza figurano talk ed esperienze culturali, format lifestyle e iniziative pensate per valorizzare le comunità locali e nuove forme di aggregazione nei territori di riferimento.

In questa prima fase, le attività saranno principalmente riservate agli ospiti delle strutture con alcuni appuntamenti aperti invece alle community cittadine, con l’obiettivo di testare nuovi modelli di fruizione esperienziale dell’hôtellerie. Allo stesso tempo, Aries Group guarda già ad una progressiva evoluzione del progetto, valutando in futuro una sempre maggiore apertura verso i quartieri che circondano gli hotel e a una sempre maggiore valorizzazione del territorio. 

Un’evoluzione che rafforza l’approccio del Gruppo verso un modello di ospitalità sempre più integrato, responsabile e orientato alla creazione di valore culturale, sociale ed economico per le comunità locali.

Terrazza del Grand Hotel Minerva a Firenze: il rooftop di Carlo Scarpa accoglie l’estate 2026 tra design, aperitivi e tramonti

0

Situata all’ultimo piano di uno storico palazzo fiorentino del XIV secolo che ospita l’Hotel omonimo, Terrazza del Grand Hotel Minerva si prepara ad accogliere l’estate 2026 tra aperitivi, atmosfere vibranti e una splendida vista sui tramonti del capoluogo toscano.

Un elegante salotto urbano da cui vivere la città con lentezza

Luogo sospeso sopra Firenze e pensato per vivere la città lentamente, dal pranzo al tramonto, tra aperitivi, cocktail e cene all’aperto, la Terrazza del Grand Hotel Minerva è una meta iconica del capoluogo toscano, in cui il design modernista incontra il profilo dei tetti antichi e dove le creazioni più esclusive della mixology contemporanea fanno da sfondo allo spettacolo offerto dall’affaccio su Piazza Santa Maria Novella, sulla Cupola del Brunelleschi, sui campanili e sulle geometrie degli altri monumenti fiorentini, nonché dai suggestivi tramonti che la illuminano quando il giorno cede il passo alla sera. 

Dove il passato incontra il lifestyle contemporaneo

La Terrazza porta con sé anche un’importante eredità architettonica. A firmare il progetto della piscina panoramica e del rooftop negli anni Sessanta sono stati infatti Carlo Scarpa ed Edoardo Detti, dando vita a uno dei primi esempi di terrazza contemporanea a Firenze, capace ancora oggi di dialogare con il profilo storico della città senza alterarne l’equilibrio. 

Una proposta gastronomica per ogni occasione

La proposta gastronomica firmata dallo chef Edoardo Papiani accompagna l’intera giornata con un menu informale ma curato: tra le proposte spiccano le melanzane grigliate con pesto e feta, l’avocado con pomodoro e salsa alle olive e i tramezzini integrali con salmone, Philadelphia e rucola, pensati anche per il momento poolside.

Alla proposta rooftop, si affianca la cucina del ristorante La Buona Novella, il fine dining del Grand Hotel Minerva, con il suo menù che spazia tra elementi tradizionali della cultura gastronomica locale più autentica e spunti innovativi ed extraregionali pensati per mantenere l’offerta al passo con i tempi.

Così tra gli antipasti si ritrovano il Carpaccio di manzo con fegatino, giardiniera e gel al mosto d’uva, L’uovo pochè con agretti, gorgonzola, limoni sotto sale e quinoa croccante e il Calamaro ripieno con crema di datterini gialli, stracciatella e intingolo mediterraneo. Nei primi trovano spazio i Ravioli con salsiccia e stracchino, crema di piselli e baccelli, i Passatelli “parigini” con ristretto di pesce e razza e il Risotto agli asparagi con burrata affumicata e tuorlo marinato. Nei secondi si alternano il Polpo piastrato con lattuga, maionese di polpo e bottarga, il Petto d’anatra alla brace con arance e bietola e il Carciofo cotto a bassa temperatura con caponata e salsa di pane e pecorino.

Il format aperitivo: mixology al centro

Il vero cuore dell’offerta della Terrazza è rappresentato dall’aperitivo, il format con cui il rooftop cambia atmosfera e diventa uno dei punti d’incontro più piacevoli della città. In menu taglieri misti, hummus con crudité e una selezione di pizze gourmet che include la Margherita con bufala e pomodori semi dry, la versione con melanzane e burrata affumicata e il salame piccante. Chiudono la proposta dessert immediati e condivisibili come il Tiramisù e la Pizza bianca con Nutella.

Grande attenzione anche alla mixology, affidata al barman Dariosh Kohnehkar, che firma una drink list ispirata agli elementi naturali e ai profumi mediterranei. La carta alterna signature cocktail più strutturati a proposte fresche e leggere, con ingredienti botanici, agrumi, kombucha, spezie ed erbe aromatiche. Tra i cocktail spiccano il “Terrace Negroni”, il “Mediterraneo Spritz”, il “Raspberry Fizz” e il “Tropical Essence”, accanto a una selezione dedicata ai gin tonic e a diverse proposte low alcohol e analcoliche pensate per accompagnare il ritmo rilassato della Terrazza durante tutta la giornata.

 

Essse Caffè cambia look alla sua sede storica e inaugura una nuova casa della cultura dell’espresso a Bologna

0

Stesso luogo, nuovo spazio: Essse Caffè riapre il suo iconico store in Via Galliera dopo un sostanziale cambio look che tuttavia lascia intatta l’identità di questo luogo storico dedicato alla cultura dell’espresso, all’esperienza sensoriale e alla condivisione, che da sempre è profondamente legato al tessuto urbano bolognese.

Tre “S”, anzi quattro: i valori del caffé in un nome e un luogo

Scienza, Sapienza, Specializzazione: sono questi i valori e i cardini della filosofia da sempre alla base dell’attività di Essse Caffè, che li sottintende fin dal nome scelto per il brand fondato nel 1979 da Francesco Segafredo assieme alle sorelle Chiara e Cristina e oggi conosciuto in tutta Italia e oltre 60 Paesi all’estero come sinonimo di autenticità ed eccellenza, contraddistinto dall’inconfondibile “family feeling” delle sue miscele. 

Oggi queste tre “S” diventano quattro grazie all’aggiunta della Scoperta, che insieme al piacere dell’incontro e al valore della formazione, è al centro del nuovo spazio inaugurato a Bologna. Sede storica dell’azienda nonché celebre punto di riferimento per la cultura dell’espresso in città, oggi lo store in Via Galliera inizia una nuova fase della sua storia, senza tradire la sua identità.

Verso una nuova accessibilità della cultura del caffè

L’obiettivo del progetto promosso dalla famiglia Segafredo è quello di rendere accessibile la cultura del caffè attraverso corsi, workshop, laboratori e percorsi esperienziali aperti al pubblico. Lo dimostra la centralità riservata, all’interno del nuovo allestimento che ha cambiato il volto del locale, al Tavolo degli Aromi: un percorso immersivo che guida i visitatori alla scoperta delle note aromatiche del caffè e delle sue materie prime attraverso un’esperienza multisensoriale. Accanto a questo si trova anche un percorso espositivo permanente dedicato alla torrefazione e alla storia dell’azienda, attraverso pannelli, installazioni e contenuti dedicati all’universo dell’espresso.

“Con la Coffee Experience vogliamo condividere questo patrimonio culturale anche con il consumatore, attraverso uno spazio permanente dedicato alla scoperta del caffè” spiega Luca Cioffi, direttore generale di Essse Caffè.

Un dialogo continuo con la città

Il locale si propone inoltre come spazio aperto alla città, capace di ospitare incontri, iniziative culturali e attività trasversali, rafforzando il ruolo di Via Galliera come luogo di socialità e conoscenza, tra degustazioni guidate, attività sensoriali e approfondimenti dedicati alla cultura dell’espresso.

Come ha dichiarato il presidente di Essse Caffè Francesco Segafredo, sottolineando il valore culturale dell’iniziativa e il legame storico tra la famiglia Segafredo e Via Galliera: “Questo luogo rappresenta una parte importante della nostra storia imprenditoriale e familiare, ed è proprio da qui che abbiamo voluto dare vita a un progetto capace di restituire al caffè la profondità culturale che merita. Troppo spesso l’espresso viene percepito come un gesto automatico della quotidianità, mentre dietro una tazzina esiste un universo fatto di ricerca, materie prime, competenze, territori e sensibilità sensoriale. Il nostro obiettivo è creare uno spazio aperto alla città dove le persone possano comprendere davvero il valore del caffè e sviluppare una nuova consapevolezza attorno a ciò che bevono ogni giorno”.

La sintesi concreta di una visione aziendale e familiare

Il nuovo spazio di Via Galliera diventa così la sintesi concreta di una visione che interpreta il caffè non solo come luogo di consumo, ma come esperienza culturale, racconto e occasione di incontro.

Con questo format e con le esperienze che saranno proposte al pubblico “Abbiamo pensato a un percorso immersivo e accessibile, capace di coinvolgere tutti i sensi e raccontare il caffè nella sua dimensione culturale, sensoriale e sociale”, spiega Barbara Chiassai, formatrice Essse Caffè e membro del CDA.

Gruppo Caffo 1915 premiato ai M&A Awards 2026 tra i protagonisti della crescita industriale italiana

0

M&A Awards 2026, uno dei più autorevoli riconoscimenti dedicati alle operazioni di fusione e acquisizione sul mercato italiano più rilevanti dell’anno, ha premiato Gruppo Caffo 1915 nella categoria “Imprese a Media Capitalizzazione” per l’acquisizione dei marchi Cinzano e Frattina da Gruppo Campari

Omaggio al dinamismo strategico del Made in Italy

Giunto nel 2026 alla sua XXII edizione, il prestigioso premio promosso da KPMG e Fineurop Soditic per celebrare di anno in anno le migliori operazioni di fusione e acquisizione concluse sul mercato italiano è stato assegnato al brand – ha riconosciuto al Gruppo calabrese – rappresentato dall’Amministratore Delegato Nuccio Caffo – il merito di essersi reso protagonista di una strategia efficace e fondamentale per il di suo percorso di crescita e internazionalizzazione, confermandosi come una delle realtà più dinamiche dell’economia nazionale, in particolare del comparto spirits italiano.

Un riconoscimento che è frutto di un percorso aziendale coerente

Negli ultimi anni Gruppo Caffo 1915 si è infatti distinto per la sua crescita, costruita sia sul successo dei propri brand – primo fra tutti il celebre Vecchio Amaro del Capo –, sia attraverso una mirata strategia di acquisizioni di marchi storici della liquoristica nazionale e internazionale come Borsci S. Marzano, Amaro S. Maria al Monte, Distilleria Durbino, Grappa Mangilli, Ferro China Bisleri e Petrus Boonekamp. Fino ad ampliare ulteriormente la sua presenza internazionale con l’ingresso di Cinzano e Frattina.

Abbiamo puntato su un’azienda con una forte vocazione internazionale come Cinzano, tra i primi marchi del vermouth ad affermarsi già dall’Ottocento sui mercati globali e oggi presente in circa 110 Paesi nel mondo. Questa acquisizione sposta ulteriormente il baricentro del nostro Gruppo verso l’estero, pur mantenendo l’Italia centrale nella nostra strategia grazie alla forza di Vecchio Amaro del Capo, leader nel mercato degli amari italiani”, ha dichiarato Nuccio Caffo, Amministratore Delegato di Gruppo Caffo 1915 durante la serata di premiazione proseguendo: “L’operazione ha una doppia valenza: riportare Cinzano protagonista nel mercato degli aperitivi in Italia e portare Vecchio Amaro del Capo nel mondo, affiancandolo a un marchio storico capace di aprire nuove opportunità sui mercati internazionali. Ricevere questo riconoscimento in un contesto così autorevole rappresenta per noi motivo di orgoglio e conferma la validità del percorso industriale intrapreso negli ultimi anni”.

Un’occasione per analizzare i trend del mercato M&A

L’evento, organizzato da Milano da Borsa Italiana e Class Editori – con il patrocinio dell’Università Bocconi e di AIFI – ha riunito a Milano una platea di manager, imprenditori, professionisti e rappresentanti del mondo accademico ed è stato anche l’occasione per analizzare i trend del mercato Mergers&Acquisitions (M&A), che oggi rappresenta una leva strategica di crescita industriale, consolidamento competitivo e sviluppo internazionale. 

Lo dimostra il fatto che, anche in uno scenario globale caratterizzato da volatilità economica e tensioni geopolitiche, molte aziende continuano a investire in operazioni finanziarie finalizzate alla crescita aziendale per linee esterne, rafforzando presenza internazionale, distribuzione e valorizzazione dei marchi storici.

 

FederBio: omaggio a Carlo Petrini e alla sua visione del cibo come atto etico, sociale e culturale

0

Passione, dedizione, lungimiranza, saggezza e impegno nel portare avanti battaglie sociali e ambientali, anticipando temi oggi centrali come la difesa dei territori, la tutela degli ecosistemi ambientali e la costruzione di un modello agricolo più giusto e sostenibile. Questa l’immagine di Carlo Petrini restituita da FederBio all’indomani della sua scomparsa.

Carlo Petrini, fondatore di SlowFood e anticipatore dei tempi

FederBio si unisce al cordoglio per la scomparsa di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, di Terra Madre e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, rendendo omaggio al suo instancabile impegno per l’affermazione di un cibo buono, pulito e giusto. Valori oggi estremamente attuali e rivendicati come fondamentali per un approccio alla cucina che non sia solo espressione di tradizioni tramandate e di creatività esibita, ma soprattutto atto etico, sociale, culturale e in qualche modo “politico”.

Un visionario che ha riscritto il significato del cibo

Con la sua visione, Carlo Petrini ha trasformato il cibo in strumento capace di valorizzare le comunità locali, i contadini, la qualità, la stagionalità della materia prima e la relazione profonda tra alimentazione, ambiente e salute. Ha contribuito a rendere patrimonio comune concetti fondamentali quali sostenibilità, biodiversità, sovranità alimentare, giustizia per i produttori ed educazione al gusto.

L’omaggio di FederBio

“La scomparsa di Carlo Petrini ci priva di un riferimento lungimirante, una delle voci più lucide, coraggiose e autorevoli del nostro tempo – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio -. Il suo pensiero e la sua determinazione hanno prodotto una rivoluzione a livello globale nella percezione del cibo e dell’agricoltura, mostrando come ogni scelta alimentare sia anche una scelta etica, ambientale e sociale. Ha saputo unire cultura gastronomica, impegno civile e cura della terra, mettendo al centro i contadini e costruendo ponti tra produttori, cittadini, giovani, istituzioni e comunità di tutto il mondo. Il biologico gli deve molto: il suo impegno per la biodiversità e le produzioni locali, unito alla capacità di raccontare l’agricoltura come cura, responsabilità e futuro resteranno un riferimento prezioso per chi lavora ogni giorno alla costruzione di sistemi alimentari più equi, sostenibili e rispettosi della vita. Alla famiglia, a tutta la comunità di Slow Food e alla presidente Barbara Nappini, esprimiamo la nostra vicinanza e la volontà di proseguire nell’impegno comune per un futuro del cibo buono, pulito e giusto”.

Diageo: arriva a quota 1000 il numero dei professionisti italiani del settore hospitality formati con “Learning for Life” in 10 anni

0

Mille nuovi professionisti del settore hospitality formati in 10 anni solo in Italia: questo il bilancio di “Learning for Life”, il progetto globale portato avanti da Diageo, che per la prima volta, nell’edizione di 2025-2026 ha incluso anche la città di Bologna, accanto a Milano, Roma e Torino. 

Un progetto per promuovere il talento

Avviato nel 2008 dall’azienda leader globale nel settore delle bevande alcoliche premium – alla quale fanno capo brand del calibro di Johnnie Walker, J&B and Talisker Smirnoff, Cîroc e Ketel One, Tanqueray e Gordon’s, Casamigos e Don Julio, Captain Morgan e Zacapa, Baileys e Guinness – “Learning for Life” è il progetto che punta alla formazione professionale e all’inclusione dei giovani nel mondo dell’hospitality, contribuendo allo sviluppo di competenze qualificate in uno dei settori più dinamici e strategici dell’economia italiana e creando occasioni reali per le nuove generazioni attraverso percorsi gratuiti di formazione teorica e pratica nei settori del bartending, dell’hospitality e della mixology. Un progetto che non si limita a trasmettere competenze professionali altamente richieste dal mercato, ma anche a valorizzare il talento, favorire l’inclusione sociale e accompagnare la crescita all’interno di comparto sempre più aperto, sostenibile e rappresentativo dello spirito italiano. 

Un programma in crescita sul territorio

In Italia, il progetto ha continuato a evolversi anche attraverso iniziative dedicate ad alto impatto sociale, come il corso dedicato ai rifugiati ucraini realizzato in collaborazione con Fondazione Adecco, UNHCR e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

L’edizione 2025-2026 segna un ulteriore passo avanti nel percorso di espansione del programma, con l’apertura – per la prima volta – di un corso a Bologna, che si affianca agli appuntamenti già consolidati di Milano, Roma e Torino, rafforzando ulteriormente la presenza sul territorio e ampliando le opportunità offerte ai partecipanti.

 Oltre 280.000 nuovi professionisti in 34 Paesi

Se mille è il numero dei talenti avviati alla professione nel settore hospitality solo in Italia, a livello globale, dal lancio di “Learning for Life” nel 2008, la quota è molto più significativa: oltre 280.000 giovani in più di 34 Paesi, offrendo strumenti concreti per accedere al mondo del lavoro e costruire il proprio percorso professionale.

 Raggiungere il traguardo dei mille professionisti formati in Italia rappresenta per noi un motivo di grande orgoglio e la conferma del valore concreto che Learning for Life può generare per le persone e per il settore dell’hospitality” – dichiara Roberta Fontana, Direttrice Commerciale di Diageo Italia. “Crediamo fortemente che investire nella formazione significhi investire nel futuro del settore e delle comunità in cui operiamo. Con Learning for Life vogliamo offrire strumenti, competenze e opportunità reali a chi desidera costruire il proprio percorso professionale, contribuendo allo stesso tempo a rendere il mondo dell’ospitalità sempre più inclusivo, innovativo e aperto ai talenti.”

L’impegno per lasciare un segno positivo

“Learning for Life” è un’iniziativa coerente con la strategia aziendale che contraddistingue Diageo, da sempre impegnata non solo ad affermarsi come una delle migliori aziende di prodotti di consumo al mondo, affidabile e rispettata, ma anche a esercitare un impatto sociale positivo nel mercato in cui opera.

Una responsabilità aziendale a 360 gradi

Oltre a “Learning for Life”, concepito nell’ambito del piano decennale ESG globale “Society 2030: Spirit of Progress”, Diageo porta avanti anche il programma globale DRINKiQ, finalizzato a sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti dannosi dell’alcol e a promuovere il consumo responsabile e dei suoi prodotti.

Amaro del Ciclista: un cambio di marcia per gli aperitivi estivi

0

Liquore dalla personalità forte e distintiva, dal gusto piacevolmente amaro pieno e rotondo, l’Amaro del Ciclista diventa protagonista dell’estate italiana 2026, trasformandosi da semplice fine pasto da gustare in purezza – liscio o con ghiaccio – in un ingrediente fondamentale per cocktail origianli, freschi e perfetti per gli aperitivi nella bella stagione. 

Un prodotto che regala emozioni irripetibili

Realizzato a Finale Emilia (in provincia di modena) dalla storica azienda Casoni  una tra le più antiche distillerie e fabbriche di liquori italiane, che dal 1814 produce superalcolici per passione, Amaro del Ciclista è il risultato di una miscela di 20 botaniche e di un complesso processo produttivo capace di dare origine a una referenza che regala emozioni irripetibili. Con la sua personalità forte e distintiva, ma estremamente versatile, questo liquore riesce ad adattarsi perfettamente a diverse occasioni e modalità di consumo: dall’aperitivo al dopo pasto, trasformandosi nella perfetta incarnazione dell’incontro tra passato e presente.

Una storia di famiglia nel bicchiere

L’idea di Amaro del Ciclista nasce dalla storia di un bisnonno che raccontava al nipotino di quando, solo con la sua bicicletta, saliva dalla pianura fino alla collina modenese per andare a vedere una bella ragazza che poi diventò sua moglie: 120 chilometri su due ruote, quasi tutti in salita, per andare a trovare la sua futura sposa ma anche per degustare un buon amaro che il padre di lei gli offriva insieme a un uovo con lo zucchero.
Di quell’amaro la famiglia Casoni ha conservato la ricetta e offrendolo con orgoglio a quelle persone che dimostravano di inseguire con tenacia i loro traguardi senza temere la fatica. Oggi quella stessa formula è alla base di una delle referenze più iconiche del brand. 

 

Un’eccellenza classica prestata alla miscelazione 

Se Amaro del Ciclista Originale gustato in purezza regala sensazioni uniche già dal primo assaggio, ghiacciato e utilizzato in miscelazione diventa un invito a concedersi una pausa fresca e appagante, e a lasciarsi avvolgere dall’anima più autentica dei sapori emiliani, tra cui spiccano l’aroma erbaceo delle botaniche locali estratte a freddo e note decise di china e liquirizia.

Un vero e proprio viaggio aromatico rigenerante, perfetto da condividere nelle sere d’estate, con un brindisi fresco ma al tempo stesso digestivo, rilassante e tonico.

Oltre alla ricetta originale, Casoni propone anche l’Amaro del Ciclista POP, un liquore dalla personalità fresca e giovanile, caratterizzato da un colore chiaro e da una miscela di erbe aromatiche e agrumi che lo rendono ideale per ogni momento di convivialità.

La tecnica al servizio della passione 

Tutti i distillati e liquori Casoni nascono dalla passione per la tradizione italiana, dalla continua attenzione rivolta ai nuovi trend di consumo e a tutte le novità del mercato, con l’obiettivo di soddisfare i gusti dei clienti più diversi ed esigenti.  

Alla base di ogni creazione c’è un processo produttivo lungo e accurato pensato per estrarre al meglio gli aromi e preservare tutte le proprietà organolettiche delle botaniche locali, miscelate sapientemente in blend equilibrati e piacevoli al palato. 

A questo si aggiunge la scelta di creare prodotti completamente naturali derivanti da infusioni, distillazioni di erbe locali e frutti: un valore aggiunto che da sempre caratterizza l’attività di Casoni e rappresenta una garanzia di genuinità per il cliente finale, nonché uno dei fattori che hanno contribuito a dar vita, nel corso della storia dell’azienda, a innumerevoli liquori di successo. 

 

HIP Italia: il futuro dell’Horeca tra produttività, digitalizzazione e talenti

Crescita del mercato, innovazione, digitalizzazione, produttività e carenza di personale: sono queste le prospettive e le sfide con cui il settore della ristorazione e dell’hotellerie italiano dovrà confrontarsi nel prossimo futuro per mantenersi competitivo e continuare a rappresentare uno dei comparti più redditizi dell’economia nazionale. A fare luce su questi aspetti e a offrire soluzioni efficaci a professionisti e aziende sarà la prima edizione di HIP Italia (Horeca Professional EXPO Italia), presentata ufficialmente a Milano lo scorso giovedì 21 maggio, in attesa della manifestazione che si svolgerà a BolognaFiere dal 19 al 21 ottobre 2026.

Horeca Professional EXPO debutta in Italia

L’evento – organizzato da Nebext in collaborazione con BolognaFiere Group – è stato presentato presso Palazzo Touring Club Milan, alla presenza di Manuel Bueno, direttore di HIP Italia e Francesca Puglisi, responsabile delle Relazioni Istituzionali e Comunicazione Corporate di BolognaFiere, che hanno illustrato la visione e gli obiettivi del format per il mercato italiano. La manifestazione, punto di riferimento europeo per l’innovazione dell’ambito Ho.Re.Ca, riunirà oltre 10.000 professionisti, più di 300 aziende e il Congresso Hospitality 4.0 con l’obiettivo di supportare la competitività delle imprese dell’ospitalità attraverso contenuti, tecnologia, networking e nuovi modelli di business.

Il settore Horeca nel Bel Paese: tra segnali positivi e profondi cambiamenti

Nel corso dell’incontro sono stati condivisi dati e analisi sull’evoluzione del comparto della ristorazione italiana, che continua a mantenere un ruolo del primo piano nello scenario economico nazionale, ma sta vivendo profonde trasformazioni legate ai cambiamenti nei modelli di consumo nella gestione operativa e nell’organizzazione del lavoro.

La crescita dell’ospitalità tricolore in numeri

Secondo il rapporto 2026 di FIPE, infatti, nel 2025 il comparto della ristorazione italiana ha raggiunto il valore di 59,3 miliardi di euro circa, registrando una crescita dell’1,4% rispetto al 2023. Per l’anno in corso è invece prevista un’ulteriore crescita attorno al 2% – superiore a quella attesa in altri importanti mercati europei come Francia e Germania –, trainata dall’incremento dei consumi che lo scorso anno hanno raggiunto quota 100 miliardi di euro.

Italia capolista del settore Ho.Re.Ca tra eccellenze e criticità

In Italia la ristorazione e il mondo dell’hotellerie rappresentano – nel loro insieme – un settore fortemente radicato nel tessuto imprenditoriale nazionale e questo conferma la presenza stabile del Bel Paese tra i principali mercati europei per numerosità di attività Ho.Re.Ca. Attualmente ci sono infatti più di 324.000 esercizi attivi tra bar e ristoranti, caratterizzati per lo più da una forma imprenditoriale indipendente e/o familiare. E se da un lato proprio questa caratteristica è uno dei tratti distintivi dell’accoglienza all’italiana e ciò che permette di far emergere le eccellenze delle diverse realtà sparse su territori fortemente legati alle tradizioni locali, dall’altro questa parcellizzazione delle attività rappresenta un limite al processo di digitalizzazione e modernizzazione del comparto.

Le sfide: digitalizzazione e formazione di personale qualificato

Accanto alle opportunità emergono pertanto sfide strutturali decisive che dovranno essere affrontate per mantenere competitivo il settore, contenendo la stagnazione della crescita e persino la perdita di produttività che ad oggi si attesta dell’1% rispetto al 2024, nonostante un imprenditore su due in Italia riconosca di lavorare più di 60 ore.

Tra queste, la necessità di accelerare il processo di digitalizzazione delle imprese – laddove attualmente solo una quota compresa tra il 10% e il 15% dei pubblici esercizi italiani presenta un elevato livello di digitalizzazione, un dato inferiore rispetto ad altri mercati europei –. Altro tema fondamentale riguarda poi la possibilità di trovare (formare?) personale qualificato, laddove oggi 2 imprese su tre dichiarano difficoltà nel reperimento di talenti, in uno scenario comune a gran parte dell’Europa. 

Le strutture ricettive battono la ristorazione

Per quanto riguarda il mercato delle strutture ricettive, il settore evidenzia segnali di ripresa e dinamismo, sostenuto dalla riattivazione dei flussi di viaggio nazionali e internazionali e dall’emergere di nuovi modelli di domanda legati alle esperienze, alla sostenibilità e alla digitalizzazione. Di conseguenza, le previsioni per la stagione estiva si mantengono positive, con un tasso di occupazione stimato fino all’86%, in linea con i livelli della Spagna, leader mondiale nel turismo, e superiore alla media europea, che si attesta fino al 78%. In termini di investimento alberghiero, l’Italia conferma inoltre la propria posizione di rilievo, risultando il mercato più attrattivo in Europa per il capitale nel 2026, secondo Cushman & Wakefield. Nonostante ciò, la mancanza di digitalizzazione, la carenza di talenti e gli elevati costi energetici si confermano sfide rilevanti che anche settore deve affrontare.

Gli obiettivi di HIP a BolognaFiere

“L’ospitalità italiana sta vivendo una fase di trasformazione molto profonda, che richiede visione, innovazione e capacità di adattamento – ha dichiarato Manuel Bueno, direttore di HIP Italia -. HIP nasce per accompagnare il settore in questo percorso, creando un ecosistema dove imprenditori, manager e aziende possano trovare strumenti concreti, formazione avanzata e opportunità di business affinché siano veramente competitivi.”

Fondamentale in questo senso sarà Congresso Hospitality 4.0, il forum internazionale che si terrà nell’ambito di HIP Italia e che riunirà oltre 400 esperti. I dirigenti faranno parte di un programma articolato in più di 20 summit verticali dedicati ai principali segmenti dell’Ho.Re.Ca.

“Con HIP portiamo in Italia un format europeo che ha già dimostrato la propria capacità di generare innovazione e connessioni di valore per tutta la filiera – ha commentato Francesca Puglisi responsabile delle Relazioni Istituzionali e Comunicazione Corporate di BolognaFiere -. BolognaFiere vuole essere sempre più una piattaforma internazionale capace di intercettare i grandi temi di trasformazione dei diversi comparti produttivi. L’Ho.Re.Ca rappresenta uno dei settori più dinamici dell’economia italiana e crediamo che HIP Italia possa diventare un appuntamento strategico per il suo sviluppo futuro.”

L’arrivo di HIP a Bologna rappresenta un’opportunità strategica per tutto il comparto dell’ospitalità e della ristorazione. Come Confcommercio Ascom Bologna e Fipe Bologna abbiamo scelto di collaborare con questa manifestazione perché crediamo fortemente nel progresso, nella formazione e nello scambio tra aziende, e proprio questi sono i valori che offre HIP – commentano Giancarlo Tonelli, Direttore Generale Confcommercio Ascom Bologna e Roberto Melloni, presidente Fipe Bologna -.”