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Radisson Blu Hotel a Firenze: il nuovo format di ospitalità toscana tra business, benessere, gusto e territorio

Insieme alle aperture a Palazzo San Gottardo Lake Como e Palazzo Sanzio Rome, Radisson Hotel Group rafforza la sua presenza in Italia con un moderno urban resort alle porte di Firenze: un luogo situato in posizione strategica tra le colline e il centro storico della città, in cui il design contemporaneo degli spazi business si fonde con il gusto autentico dell’accoglienza e della cucina toscana e con una ricerca di benessere adatta anche a una clientela leisure. 

Radisson Blu Hotel è il nuovo volto dell’accoglienza di Firenze
Inaugurato lo scorso novembre 2025, laddove un tempo sorgeva l’Hotel Sheraton, Radisson Blu Hotel Florence è frutto di un intervento di riqualificazione che integra architettura contemporanea, comfort moderno e attenzione ambientale. Il risultato è un moderno urban resort che ridefinisce l’arte dell’ospitalità nel cuore della Toscana, coniugando offerta business ed esperienze a contatto con il territorio. 

Un urban resort in equilibrio tra città e campagna

Situata a pochi minuti tanto dal centro storico di Firenze quanto dalle colline che circondano la città, la struttura si trova in una posizione strategica per consentire agli ospiti di vivere le molte sfaccettature della Toscana, spostandosi agevolmente tra eredità storiche e artistiche rinascimentali e paesaggi agricoli con le loro vigne e cantine. 

Spazio per tutti: dove il business incontra la vacanza

Radisson Blu Hotel Florence dispone di 304 camere con diverse tipologie di sistemazioni, tra cui Family Room da 38 m² e Premium Suite, molte delle quali offrono una vista panoramica sulle colline e la possibilità di creare ambienti comunicanti per un perfetto equilibrio tra privacy e condivisione familiare.  Le aree benessere e ricreative comprendono una SPA completa, un centro massaggi, una piscina interna e una esterna, campi da tennis, un fitness hub di ultima generazione, una sala giochi dallo stile piacevolmente retrò, un parco giochi per i più piccoli.

Le aree lounge che fungono tanto da spazi relax quanto da coworking, aggiungendosi agli oltre 1500 m² dedicati a meeting ed eventi (15 spazi polifunzionali dotati di tecnologie audiovisive avanzate e soluzioni per meeting ibridi) che fanno del Radisson Blu Hotel Florence una tra le più grandi strutture congressuali del capoluogo toscano.

Un viaggio nel gusto tra Toscana e Mediterraneo

Radisson Blu Hotel Florence offre ai suoi ospiti molteplici soluzioni ristorative, adatte a differenti situazioni di convivialità e a diversi momenti della giornata. Al cuore della proposta gastronomica, affidata allo chef Enrico Lo Presti, ci sono i ristoranti Bertarelli, focalizzato su piatti ispirati alla cucina toscana, con ingredienti locali e stagionali, e La Primavera, che offre invece un menu internazionale con opzioni vegetariane, vegane e gluten-free.

A questi si aggiungono il Lobby Lounge Bar, ideale per un aperitivo in tutte le stagioni e, in estate, La Veranda Pool Restaurant & Bar che invita a vivere l’esperienza all’aperto, a bordo piscina.

Birrificio Italiano, il pioniere della birra artigianale nel Bel Paese, compie 30 anni e porta avanti il movimento delle craft beer in Italia

Il primo micro-birrificio a introdurre sul mercato nazionale la craft beer festeggia un importante traguardo, frutto di passione, sperimentazione, incontri e condivisione. E dedica all’occasione una birra speciale limited edition. 

Birrificio Italiano: 30 anni di birra artigianale in Italia

Inaugurato il 3 aprile 1996 a Lurago Marinone, in provincia di Como, Birrificio Italiano festeggia oggi il traguardo dei trent’anni di passione, sperimentazione, incontri e condivisione; con la crescita di un movimento che ha saputo trasformare una semplice bevanda in un simbolo di cultura, territorio e creatività. 

Birrificio Italiano (foto di Gaia Menchicchi)

Ideatore del progetto e fondatore di Birrificio Italiano è il mastro birraio Agostino Arioli, nato a Milano e appassionato di arte birraia fin da quando, già alle elementari, si divertiva a raccogliere i fiori di luppolo selvatico e a metterli a macerare in acqua per estrarne l’aroma. Raggiunta l’età legale per bere, inizia a frequentare le birrerie ante litteram tra Como e dintorni e durante l’università avvia una propria produzione, avvalendosi anche degli insegnamenti di esperti del calibro di Gianni Pasa – pioniere della birra italiana, diplomato Bräumeister in Germania e allora in forze alla Società Internazionale Birraria di Aosta – e delle esperienze vissute durante i viaggi on the road, dalla Germania al Canada. Proprio durante una di queste trasferte nasce l’idea di tornare in Italia e aprire un brewpub, ovvero un locale che ospitasse nello stesso luogo la produzione, il consumo e la vendita della birra artigianale: inizia così l’avventura di Birrificio Italiano. 

La birra trasformata in movimento culturale

Oggi Agostino Arioli è pioniere del movimento delle craft beer in Italia: a lui si deve il merito di aver contribuito a valorizzare in modo sistematico la birra artigianale italiana, confrontandosi con le realtà craft d’Oltreconfine, ma soprattutto coinvolgendo i pionieri di homebrewing (come Baladin, Beba, Lambrate e la Centrale della Birra) e anche coloro che hanno permesso a questo trend di produzione casalingo di svilupparsi come vera e propria arte (Max Faraggi, Davide Bertinotti ed Eliano Zanier Mr Malt). Il risultato? Avere aperto la strada a quello che oggi è un grande movimento birrario con una forte identità italiana, in cui si esprime il senso tutto nostrano delle cose fatte bene, con passione, creatività e fantasia sempre rinnovate. 

Poca birra, ma artigianale e di qualità 

La creazione capostipite di Birrificio Italiano è stata la birra Tipopils, considerata all’unanimità la madre della Italian Style Pilsner, seguita dalla Rossoscura e da altre craft, per un totale di 12 referenze attuali, di cui 9 sempre disponibili e 3 stagionali o inserite temporaneamente tra le proposte perché nate da collaborazioni “one shot” con altri colleghi italiani e dal mondo. 

Birrificio Italiano (foto di Gaia Menchicchi)

Nonostante la crescita del consenso dei consumatori registrata negli anni e la conseguente espansione del brand (che oggi vanta due taproom, uno a Lurago Marinone e uno Milano, e uno stabilimento produttivo esterno a Limido Comasco, con una sala cottura da 200 litri), il principio a cui Agostino Arioli e i suoi soci restano fedeli è quello di mantenere la produzione entro volumi contenuti (attualmente 7000 ettolitri all’anno) rinunciando a trattare il prodotto con conservanti o altri additivi per allungarne la vita “commerciale” e puntando piuttosto su una distribuzione in tempi strettissimi, che permetta di bere la birra ancora giovane e fragrante, proprio come quella appena spillata nei suoi brewpub. 

Amber Shock 30, la birra per festeggiare

Per celebrare il traguardo dei 30 anni di attività, Birrificio Italiano ha ideato Amber Shock 30, versione aggiornata di una birra storica del brand, ideata attorno al 2000 ma tuttora in produzione, realizzata con il metodo usato da Agostino Arioli durante i suoi anni da homebrewer. Dalla lunga preparazione, è una bière de garde (“birra di conserva”, condizionata in bottiglia senza aggiunta di zuccheri) adatta alle occasioni speciali e, in questa versione per il trentennale, sarà prodotta in edizione limitata di 850 bottiglie e venduta solo nelle taproom di Birrificio Italiano e nel punto vendita della produzione.

Amber Shock 30_ Birrificio Italiano (foto di Gaia Menchicchi)

Un manifesto di “italian style brewing”

Nonostante il ruolo fondamentale delle esperienze e delle ispirazioni estere, con Birrificio Italiano Agostino Arioli ha rinunciato a qualsiasi ibridazione con i dettami stilistici o le tradizioni di altri paesi, per trasferire nella propria attività un approccio al prodotto e un senso del gusto tutti italiani. Piuttosto che assecondare i gusti dei consumatori, ha preferito cercare una propria via alla piacevolezza, all’equilibrio e alla bontà, e applicare le tecniche apprese altrove per offrire un prodotto “per pochi”, che però gli consentisse di non vedere le sue creature mortificate al ruolo di semplici “birrette”. Anche per questo ogni referenza ha il suo nome (Tipopils, Bibock, Delia, Sogno Lucido, VùDù, Finisterrae e Asteroid 56013, per citarne qualcuno), il suo bicchiere e la sua tecnica di spillatura, la sua temperatura di servizio e il suo volume di schiuma. Insomma, una proposta “estrema” per essere in Italia, ma capace di trasformare ogni bicchiere (rigorosamente da 0,33 cl) nel racconto di una storia.

Agostino Arioli e soci _ Birrificio Italiano (foto di Gaia Menchicchi)

Snack Show 2026: Parizza+Gusto protagonista di un mercato che in Francia vale 22,3 miliardi di euro

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Il prossimo 1-2 aprile, in occasione di Snack Show a Parigi, Parizza+Gusto rappresenterà la sezione italiana di un mercato – appunto quello degli snack – che nel 2024 in Francia ha raggiunto  un valore di 22,3 miliardi di euro.

Parizza+Gusto: la cultura dello snack italiano all’estero

Il prossimo 1-2 aprile, in occasione di Snack Show all’interno di Paris Expo Porte de Versailles – Parizza+Gusto rappresenterà la sezione italiana di un mercato che nel 2024 in Francia ha raggiunto un valore di 22,3 miliardi di euro, pari al 38% del fatturato della ristorazione e al 45% dei pasti consumati fuori casa. 

Food service italiano: un settore tra i più dinamici d’Europa

Numeri che confermano come il food service sia uno degli ambiti più strutturati e dinamici in Europa, al quale l’Italia partecipa grazie a una presenza consolidata e continuativa del prodotto italiano, a un’efficiente organizzazione distributiva e a una costante attenzione a valorizzare il prodotto made in Italy, orientando di conseguenza le scelte di consumo anche del pubblico straniero. 

Non solo pizza: lo scenario più ampio dello “spuntino” tricolore

Nata semplicemente come Parizza e pensata come area focalizzata esclusivamente sulla pizza, questa sezione italiana di Snack Show si è oggi evoluta in Parizza+Gusto, ampliando il proprio perimetro rappresentativo a tutto lo snacking italiano: dalle materie prime ai prodotti finiti, fino alle bevande e alle attrezzature. Per questo motivo, all’interno di Snack Show saranno presenti oltre 100 espositori italiani, portavoce di un’offerta trasversale che comprende farine, formaggi, pasta, salumi, salse, oli, prodotti da forno, bevande e dessert, insieme a tecnologie e attrezzature per il food service. 

Un’occasione di incontro e crescita per le aziende

Snack Show è la piattaforma B2B dedicata all’incontro tra imprese italiane e operatori francesi del fuori casa. A organizzarla RX, gruppo internazionale attivo in 42 settori e presente in 25 Paesi, dove organizza ogni anno circa 350 manifestazioni pensate per offrire alle imprese piattaforme per crescere, innovare e creare reti professionali di alto valore, grazie al reciproco confronto su dati, tecnologie e know-how. In Francia RX firma appuntamenti di rilievo internazionale come MIPIM, MAPIC, Batimat, Pollutec, EquipHotel e Big Data & AI Paris.

Le aziende testimoni dello snacking Made in Italy

Tra le aziende che saranno presenti a  Snack Show 2026 figurano realtà come Rovagnati, Petra Molino Quaglia, Granarolo, Di Marco Pinsa accanto a operatori della distribuzione come Gustomio e Carniato, attivi nel portare in Francia una selezione d’eccellenza dell’agroalimentare italiano. Sarà presente anche The Italian Show by I Love Italian Food, spazio dedicato alla valorizzazione del Made in Italy, che porterà in fiera un programma articolato di masterclass, showcooking e degustazioni.

Non mancheranno infine momenti di formazione e competizioni professionali, tra cui il Campionato francese della Pizza, della Pasta e del Tagliere aperitivo, a conferma del ruolo della fiera come punto di riferimento per il food service italiano in Francia e soprattutto a dimostrazione di come il mondo dello snacking d’Oltralpe si sia evoluto, legandosi sempre meno all’idea di un consumo rapido e orientandosi sempre più verso la ricerca di qualità, esperienza gastronomica e diversificazione dell’offerta. Aspetti coerenti con la cultura tutta italiana del cibo, a 360 gradi. 

Branca International investe in tecnologia per ridurre o rimuovere l’alcol dai suoi prodotti

Il Gruppo Branca International guarda al futuro del bere e investe in ALTR, realtà tecnologica specializzata nello sviluppo di soluzioni avanzate per ridurre o rimuovere l’etanolo dalle bevande mantenendone intatti struttura, profilo aromatico e identità sensoriale.

Branca International guarda al low alcol e all’alcool free

Il Gruppo Branca International – holding italiana con sede a Milano, che da oltre 180 anni opera nel settore delle bevande alcoliche e controlla la storica Fratelli Branca Distillerie S.p.A., società dedicata alla produzione e commercializzazione di spirits, centro nevralgico del mondo Branca, e Branca Real Estate S.r.l., in cui è confluito il patrimonio immobiliare del gruppo.–  annuncia un investimento strategico in ALTR, società tecnologica innovativa specializzata nello sviluppo di soluzioni avanzate per la gestione  e la riduzione dell’etanolo nei prodotti alcolici, dai vini agli spirits. L’obiettivo? Riconoscere l’evoluzione del settore e dei modelli di consumo, sempre più orientati verso una maggiore varietà di esperienze e occasioni d’uso. In questo contesto, la tecnologia diventa un fattore abilitante per ampliare le possibilità di prodotto, mantenendo centrale la qualità e il valore dell’esperienza.

Innovazione, libertà di scelta e visione di lungo periodo

La decisione, da parte di un brand fondato nel 1845 e sviluppatosi negli anni secondo il motto «Novare Serbando» è perfettamente coerente con i principi e i valori di quella “Economia della Consapevolezza” che il Gruppo porta avanti sotto la guida dell’attuale Presidente e AD Niccolò Branca. Investire in ALTR, realtà tecnologica specializzata nello sviluppo di soluzioni avanzate per la gestione dell’etanolo nei prodotti alcolici, significa adottare una visione di lungo periodo e guardare all’evoluzione dei modelli di consumo e a un futuro del bere fondato su qualità, innovazione e libertà di scelta, integrando competenze tecnologiche emergenti con una tradizione produttiva consolidata.

Tecnologia al servizio della tradizione e delle nuove tendenze

L’operazione del Gruppo Branca International parte dalla consapevolezza che il mercato del bere è sempre più orientato verso un cambiamento delle abitudini e dei modelli di consumo, in base al quale risulta premiante dare la possibilità ai consumatori di accedere a una gamma più ampia di scelte, seppur all’interno di un’unica cultura del bere fondata sulla qualità. Investire nella visione di ALTR significa porre la tecnologia al servizio della tradizione, per farle coesiste al di là di qualsiasi contrapposizione e semplificazione, contribuendo piuttosto a normalizzare l’esistenza (mutevole) di diverse opzioni all’interno dello stesso universo di consumo.

Al di là della semplice “dealcolizzazione”

Quella di ALTR rappresenta una tecnologia interessante perché amplia le possibilità a disposizione dei produttori e dei consumatori, senza mettere in discussione il valore e la qualità delle bevande di cui anzi preserva la struttura, al profilo aromatico e all’identità sensoriale. L’approccio va quindi oltre la semplice riduzione o rimozione dell’etanolo a livello molecolare, offrendo ai produttori uno strumento flessibile per modulare il contenuto alcolico senza compromettere il gusto, la complessità e il rituale del bere.

Un investimento che guarda al futuro del bere

Per Branca International, l’investimento rappresenta un’opportunità strategica per affiancare alla propria tradizione industriale e al proprio portafoglio di marchi premium una competenza tecnologica emergente, potenzialmente rilevante nel medio-lungo periodo, in grado di supportare future evoluzioni di prodotto e di mercato. Si tratta di un’ulteriore dimostrazione da parte del brand circa il proprio impegno verso un’innovazione selettiva e coerente con il proprio posizionamento, rafforzando una strategia che integra competenze tecnologiche, visione di lungo periodo e attenzione all’evoluzione del mercato beverage.

Gelato artigianale: la filiera italiana vale 4,9 miliardi di euro

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In occasione della Giornata Europea del Gelato Artigianale, che si è celebrata lo scorso martedì 24 marzo, Host Milano ha lanciato l’Osservatorio verso l’edizione 2027, dimostrando come il gelato artigianale rappresenti oggi uno dei comparti più dinamici dell’ospitalità in Italia. 

Gelato Artigianale_Host Milano 2027

Gelato artigianale protagonista di un settore in fermento

Tra gusti virali e nuove sperimentazioni botaniche che uniscono frutti, erbe e fiori, il gelato artigianale italiano non smette di reinventarsi, spingendo un’industria di macchine e tecnologie che cresce più di qualsiasi altro comparto dell’ospitalità.

Per rendere conto di queste dinamiche, in occasione della Giornata Europea del Gelato Artigianale, ha preso il via l’Osservatorio di Host 2027: un’iniziativa che accende i riflettori su un comparto alimentare solido e vivace, la cui filiera italiana è in forte crescita e vale oggi 4,9 miliardi (di cui 2,4 miliardi legati all’export nelle macchine per gelato e refrigerazione, e in cui stanno prendendo forma nuove tendenze destinate a trasformare il settore nel prossimo futuro.

Le nuove tendenze del settore “gelato artigianale”

Dalle opzioni salutistiche ai nuovi gusti botanici, dalla riscoperta degli ingredienti del territorio ai gelati gourmet: le tendenze emergenti nel mondo del gelato dimostrano come questo alimento sia capace di reinventarsi e sappia continuare a farlo per assecondare sempre nuove esigenze o preferenze di consumo, unendo al tempo stesso un cibo “pop” e street all’alta ristorazione.

In particolare, nella consapevolezza che le direttrici salutistiche e nutrizionali non rappresentano più una nicchia bensì un trend mainstream consolidato, anche nel mondo dei dolci sotto-zero sono nate opzioni “plant-based” (a base di latte di mandorla, cocco, avena o riso) e “free-from” (senza latte e/o senza uova, nonché senza glutine o senza zuccheri aggiunti), ma anche sperimentazioni botaniche con gusti e texture inediti nati da abbinamenti creativi tra frutti, erbe, fiori, gemme e tuberi, ma anche dall’utilizzo delle fibre vegetali ricavate da pigne, cortecce e radici.  A queste si aggiungono le interpretazioni gourmet e le contaminazioni con tecniche di alta cucina, che hanno portato a introdurre nel mondo del gelato metodo di preparazione complessi come l’affumicatura, le fermentazioni e l’utilizzo dell’azoto liquido. Il tutto con l’obiettivo di arricchire l’esperienza sensoriale, preservando la naturale intensità aromatica degli ingredienti e riducendo l’uso di conservanti o emulsionanti. 

Appuntamento a Host Milano 2027

La 45ª edizione di Host, organizzata da Fiera Milano e in programma dal 22 al 26 ottobre 2027, sarà la piattaforma globale dove scoprire queste tendenze, con oltre 1.000 espositori, di cui quasi la metà (il 49%) proveniente dall’estero, che hanno già confermato la propria partecipazione. Sulla scorta del successo dell’edizione 2025 (che ha visto protagonisti 2.200 espositori e registrato più di 183 mila visitatori professionali da tutto il mondo), Host Milano sembra destinata a confermarsi come la piattaforma strategica e manifestazione di riferimento mondiale per l’ospitalità, il fuoricasa e il retail, investita di un ruolo strategico per quanto riguarda innovazione e networking mondiale nel settore food. Ma soprattutto la manifestazione è depositaria di grande fiducia da parte degli operatori internazionali, che in essa vedono un canale autorevole per cogliere i numeri e le tendenze del mercato del food a livello globale e trasformarle in opportunità di business.

Un’edizione basata su gelato, pasticceria, bakery e caffè

Host Milano 2027 punterà con particolare intensità su gelato, pasticceria, arte bianca (bakery), e caffè, filiere del gusto che rappresentano l’identità, la creatività e il potenziale competitivo dell’ospitalità italiana nel mondo. La manifestazione non si limiterà a valorizzare le singole filiere, ma metterà al centro anche il concetto di ibridazione e contaminazione tra questi tre universi produttivi, dando visibilità ai maestri gelatieri che, dal Nord al Sud Italia, traducono territorio, creatività e innovazione in esperienze di gusto uniche, generando nuove narrazioni del gusto e aprendo a modelli inediti di esperienza, ma soprattutto confermando il ruolo del gelato come ambasciatore del made in Italy, anche in contrapposizione alla curiosità internazionale che spinge verso gusti esotici (dallo yuzu al matcha fino ai frutti tropicali asiatici). 

Gelato artigianale italiano: non più solo un dessert

Tra valorizzazione delle materie prime locali (dalle nocciole delle Langhe, al pistacchio di Bronte, dal miele delle Dolomiti, agli agrumi mediterranei e alle erbe aromatiche del centro Italia) e sperimentazione gastronomica degna della ristorazione di qualità (dai sorbetti al vino agli abbinamenti con gli specialty coffee), il gelato italiano oggi è un veicolo con cui molti maestri artigiani possono esprimere una curiosità e una sensibilità per gli ingredienti che li avvicina al ruolo degli chef e permette loro di esprimere creatività e una spiccata attenzione verso territori, emozioni e nuove frontiere del gusto.

Il gelato artigianale smette così di essere solo un dessert, per trasformarsi in un racconto capace di evocare storie, esperienze personali e collettive, portando nel mondo sempre nuovi orizzonti del gusto.

 

L’Hotel Sereno Lago di Como inaugura la stagione 2026 con una nuova proposta gourmet per celebrare i suoi 10 anni

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Raggiunto il traguardo della prima decade di attività, l’albergo che ha ridefinito l’accoglienza di lusso in riva al Lario riapre nel 2026 con il format “Al Tramonto” per offrire ai suoi ospiti un’intima esperienza culinaria e inaugurare un nuovo viaggio all’insegna del fine dining

Accoglienza di lusso e cibo gourmet sul Lago di Como

Inaugurato nel 2016, Sereno Lago di Como, è l’hotel che ha ridefinito l’idea di ospitalità di lusso sul Lago di Como, attraverso una sapiente combinazione di eleganza senza tempo ed estetica contemporanea raffinata e connessa al paesaggio circostante grazie all’attento studio di elementi architettonici come lo spazio e la luce. Per la stagione 2026 la struttura riapre e festeggia i suoi 10 anni di attività con ancora più proposte e attività immersive e un rinnovato focus sull’esperienza gastronomica di cucina gourmet.

Un’esperienza fine dining vista lago  

Cuore pulsante dell’offerta gastronomica di Sereno Lago di Como è il ristorante Il Sereno Al Lago (una stella Michelin dal 2017 e riconosciuto nella Guida Michelin 2024 come uno dei migliori ristoranti del Lago di Como), dove l’Executive Chef Raffaele Lenzi assicura agli ospiti un’esperienza culinaria all’insegna di equilibrio e semplicità, basata sulla valorizzazione delle materie prime, prime fra tutte le verdure di stagione. Proprio i vegetali sono infatti i protagonisti assoluti del menu e, insieme agli altri ingredienti del territorio lacustre, si trasformano nell’elemento essenziale per disegnare un viaggio capace di fondere sapori e culture diverse, senza escludere la sapiente reinterpretazione contemporanea e misurata di eleganti piatti classici italiani. 

“Al Tramonto”: nuovo concept culinario romantico

Per questo 2026 la proposta del ristorante si arricchisce con il nuovo concept culinario “Al Tramonto” che, come suggerisce il nome, è pensato come momento da vivere proprio quando il sole cala fino a immergersi nelle acque del Lario: uno spettacolo naturale che i commensali possono ammirare da un discreto e romantico spazio all’aperto situato appena oltre la terrazza dell’hotel, con soli 5 tavoli illuminati da candele e accessibile solo su prenotazione e in condizioni meteorologiche favorevoli. 

Un menù degustazione celebrativo dei 10 anni di Sereno Lago di Como

In questo contesto esclusivo e sofisticato, nel corso della stagione, Il Sereno Al Lago introdurrà uno speciale menu degustazione celebrativo dei dieci anni di attività dell’hotel, con alcune delle creazioni più memorabili dello Chef Lenzi, insieme a nuovi piatti ispirati al decennio dell’hotel sul Lago di Como. Anche il Lobby Bar parteciperà alle celebrazioni con una cocktail list pensata come omaggio al percorso del Sereno e alla sua identità internazionale, elegante e in costante evoluzione.

Buon gusto anche fuori dall’hotel con “Lake-to-Lake”

Gusto e buon gusto, insieme alla musica, saranno al centro anche di un’altra nuova esperienza proposta da Sereno Lago di Como per questo 2026: un viaggio organizzato in collaborazione con il Kulm Hotel di St. Moritz, che permetterà agli ospiti di percorrere lo spettacolare itinerario panoramico che collega il Lago di Como alle Alpi svizzere a bordo di auto d’epoca o supercar ad alte prestazioni ascoltando una colonna sonora studiata appositamente ad hoc. L’esperienza – pensata come estensione della Listening Suite ispirata alle stanze d’ascolto giapponesi presentata nel 2025 – non esclude infatti momenti indimenticabili dedicati alla gastronomia rispettivamente lacustre e alpina. 

 

UFO bistrot: nella periferia sud di Milano arriva un concept gastronomico “ibrido”, dove cucina, musica e socialità si intrecciano

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Situato in una delle aree urbane a maggiore sviluppo e trasformazione, all’interno dello spazio polifunzionale da cui prende il nome (UFO – Unconventional Form of Opportunities), il nuovo ristorante rappresenta un nuovo punto di ritrovo dove mangiare bene, a poco prezzo, in un’atmosfera conviviale, mentre si gioca a bocce. 

UFO, il bistrot di periferia dove riscoprire la cucina semplice e la socialità

Situato in una delle aree urbane a maggiore sviluppo e trasformazione, nel quadrante South of Prada, UFO bistrot è il cuore gastronomico di un ecosistema aperto e polifunzionale pensato per favorire l’incontro tra discipline, culture e creare networking. Questo ristorante è infatti ospitato all’interno del più ampio e omonimo UFO – acronimo di “Unconventional Form of Opportunities” –, uno spazio ibrido di 1500 mq pensato per unire ristorazione, produzione culturale, editoria, musica e creatività all’interno dei locali riqualificati di vecchi magazzini e depositi artigianali e industriali. 

Un ristorante all’interno di una piattaforma di idee

UFO bistrot si trova all’interno di una piattaforma di progettualità multidirezionale, nata dall’idea dell’imprenditore Fabio Lucarelli e dell’architetto-designer Claudio Larcher di mettere in relazione quotidiana diverse realtà, favorendo collaborazione e sviluppo di progetti comuni all’interno di uno spazio condiviso e di creare comunità in questo “nuovo” quartiere milanese. La parte gastronomica del progetto è affidata alla ristoratrice Martina Lucattelli che ha aggiunto questo ultimo locale alla collezione di suoi ristoranti – tra cui Gesto, Oasi – bar à vin e Ultramarino – contribuendo a dare vita a un nuovo punto di ritrovo per la città, dove cucina, musica e socialità si intrecciano naturalmente. 

Offerta gastronomica semplice e sperimentale

Prodotti stagionali, piatti da condividere e comfort food con un po’ di estro creativo: sono questi gli ingredienti fondamentali dell’offerta gastronomica di UFO bistrot. Una proposta che riflette lo spirito del progetto attraverso la capacità di muoversi tra poli opposti della ristorazione e quindi di creare uno spazio per tutti. Qui l’innovazione sta proprio nella riscoperta della semplicità, della qualità a prezzi accessibili (il range va da 6 a 18 € a piatto) e di una convivialità che un prezzo non lo ha affatto: qui si viene per chiacchierare, giocare a bocce nel campo di sabbia allestito nel cortile-dehors e sponsorizzato dall’Amaro Camatti, ascoltare musica sfruttando l’attrezzatura professionale di casse, vinili e giradischi che restituiscono l’irrinunciabile mood da listening bar e condividere piatti da passarsi di mano in mano, appositamente pensati per questo tipo di ristorazione informale e dinamica: piccoli assaggi di Pane arabo con salsa romesco (6€); Zaalouk accompagnato con pane sfogliato (8€); Cavolfiori fritti con salsa orientale (7€); Pollo fritto con salsa bbq (8€).  

Cucina senza tempo: spaghetti aglio e olio e pennette alla vodka

Ad oggi, con un menù saggiamente concepito per un fase di “rodaggio” di rodaggio di questa nuova realtà, il signature dish sono gli Spaghetti aglio olio e peperoncino, che vengono ordinati a tutte le ore, dalle 18 a tarda notte e spiccano su altre ricette “di casa” come i Casoncelli con fonduta di parmigiano e tarassaco; il Risotto alla milanese con jus vegetale; le Polpette di pane con pomodoro e ricotta salata; la Parmigiana di melanzane; il Baccalà alla portoghese mantecato con cipolline in agro; il Coniglio in umido; i Profiteroles al cioccolato e il gelato artigianale.

 

Il prossimo obiettivo? Inserire nella lista main course le Pennette alla vodka perfette, simbolo di quella condivisione godereccia che non ha orario, non passa mai di moda e ban si armonizza con un’idea di cucina che si vuole dinamica e cosmopolita, legate alle suggestioni mediterranee ma aperta a influenze internazionali. Un’attenzione speciale al mondo del caffè grazie alla collaborazione con Caffè Hardy, con una selezione specialty curata per lo spazio e una linea dedicata di UFO Specialty Coffee. Nel prossimo futuro arriverà anche una bakery per colazioni internazionali.

 


UFO
Indirizzo
Via Orobia 26, Milano
Info@ufomilano.com

Orari di apertura
Da martedì a sabato, dalle 18.00 a tarda sera

Kebab in Italia: da street food snobbato a pietanza (anche gourmet) sempre più apprezzata insieme a pizza al taglio e sushi take-away

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Secondo recenti analisi sul consumo di cibo etnico, il kebab si conferma uno degli street food più diffusi in Italia, insieme a pizza al taglio e sushi take-away, con circa il 71% degli italiani che dichiara di consumarlo abitualmente, soprattutto in città.

Kebab: il primo cibo di strada in Italia

Carne speziata arrostita sullo spiedo e affettata a petali sottili, racchiusa in un involucro di piadina o pane non lievitato (naan o yufka) insieme a verdure fresche miste, cotte o crude, cipolla e salse varie: il kebab (kabāb, kebap) è uno dei piatti unici più antichi e celebri del Mediorientale, giunto in Occidente (e dunque anche in Italia) a seguito dello spostamento dei popoli. Dopo una sottovalutazione durata fino agli anni Duemila, oggi sta vivendo la sua rivincita gastronomica affermandosi come uno dei principali simboli dello street food internazionale nel Bel Paese, grazie al prezzo accessibile, alla rapidità di consumo e alla crescente attenzione verso la qualità degli ingredienti. Il risultato è che il 71% degli italiano dichiara di averlo inserito nella sua dieta “urbana”, soprattutto nella forma originaria della Turchia del “döner” (letteralmente “che gira”) ovvero come piatto “da passeggio”.

Il panino che fa concorrenza alla pizza e al sushi

Oggi il kebab si distingue come una delle opzioni predilette dai consumatori in un mercato sempre più competitivo come quello dello street food, dove convivono prodotti tradizionali come la pizza al taglio e nuove proposte internazionali come il sushi take-away. Così questo format di “pasto veloce fuori casa” si è affermato come vero e proprio fenomeno culinario nei mercati urbani di tutto il mondo, e si è diffuso in tutta Europa, con molte città in cui, quasi a ogni angolo, sono presenti kebab shop che, soprattutto nei quartieri più dinamici e nelle aree urbane alla moda, offrono versioni reinterpretate in chiave contemporanea di questa pietanza tipica mediorientale.

La nobilitazione del kebab: lo street food in versione gourmet

Uno dei meriti del crescente apprezzamento del kebab tra gli italiani è dovuto all’affermazione di versioni sempre più “gourmet”, tanto che oggi esistono locali e veri e propri ristoranti che lo preparano non solo prestando un’attenzione estrema alla provenienza della carne, ma anche adottando un approccio innovativo all’abbinamento degli ingredienti e persino all’estetica del servizio. Ne è un esempio il Krispy Kebab l’ultima versione di questo street food internazionale realizzata dalla catena KFC: a base di pollo fritto croccante iconico del brand (o felafel per la versione vegetariana), insieme a salsa rossa a base di pomodoro concentrato e salsa yogurt con erbe e spezie, cipolla bianca, insalata iceberg e pomodoro e disponibile anche in versione spicy.

Le regole del kebab perfetto

Il kebab perfetto richiede carne di qualità (non macinato industriale) di vitello, agnello o pollo, marinata per almeno un’ora in yogurt e spezie (aglio, paprika, cumino), infilzata su uno spiedo con i tagli magri e grassi disposti alternativamente per mantenere la succosità, cotta lentamente in verticale per ottenere una consistenza croccante esterna e morbida interna e infine tagliata sottilmente con una lama rotante. I petali ottenuti vanno disposti in un pane pita o in una piadina freschi e scaldati sulla piastra, insieme a verdure croccanti (cavolo bianco o viola, lattuga iceberg, pomodori, cipolla) e salse a base di yogurt o piccante (inserite rigorosamente dopo gli altri ingredienti per non inumidire troppo la pasta dell’involucro). Il trucco del tocco finale? aggiungere il prezzemolo tritato sulla cipolla e un tocco di cumino sull’insalata per elevare il sapore.

 

Rothko a Firenze: la mostra dedicata al “Maestro del colore” ispira la nuova cocktail list del bar Artemisia dell’Hotel Savoy

Mentre Palazzo Strozzi ospita la mostra dedicata a Mark Rothko, il bar manager Federico Galli dedica al maestro dell’arte del Novecento una selezione di quattro drink coloratissimi ispirati al suo Espressionismo astratto. 

Mark Rothko: dalla tela al bicchiere con una nuova drink list

Mentre Palazzo Strozzi ospita una delle mostre più attese di questa primavera, dedicata all’artista novecentesco Mark Rothko, figura centrale del Espressionismo astratto americano, al bar Artemisia dell’Hotel Savoy le sue opere diventano fonte d’ispirazione per una nuova drink list intitolata appunto “Maestro dei colori” e firmata dal bar manager Federico Galli. D’altronde non poteva essere diversamente nel locale – nato dalla visione del Maestro indiscusso della mixology Salvatore Calabrese – la cui insegna è già un manifesto di dedizione alla bellezza e alla pittura e che periodicamente rinnova e arricchisce la propria offerta ispirandosi proprio a questa e ad altre forme di espressione artistica.

L’arte astratta in quattro signature cocktail 

Al “Maestro del colore” sono stati dedicati quattro signature cocktail, evocativi di altrettante opere dell’artista, alle quali finalmente danno un titolo, almeno nel bicchiere:

Red Horizon o Orizzonte Rosso (ispirato all’opera “Untitled Red and yellow”, del 1952) mixa rum, Yerbito (liquore di yerba mate), cocco, erbe aromatiche e vino rosso;

Nocturne Vermillon o Orizzonte Vermiglio (ispirato a “Untitled red and black”, del 1953) è un miscelato a base di Bitter Campari, Vermouth Mancino Amaranto, Tanqueray Gin e Spuma di mora;

Golden Silence o Silenzio d’oro (ispirato a “Untitled yellow and blue”, del 1954) unisce Aperitivo Venturo, vodka di Altamura, limone e nettare di pesca;

Milky Light o Latte light (ispirato all’opera “Untitled white center” del 1950) è mocktail a base di lavanda, crema di cocco e frutto della passione. 

Colore al centro della drink selection

Per evocare i dipinti astratti e minimalisti di Rothko, la nuova drink list elaborata da Federico Galli per bar Artemisia, si basa su una scelta attenta della palette dei colori, nitidi e decisi, ottenuti da un’altrettanto accurata selezione degli ingredienti. Il risultato è un preciso universo cromatico, nato dal felice incontro tra pittura contemporanea e miscelazione d’autore, che – proprio come l’arte – appaga i sensi e tocca corde profonde dell’anima passando attraverso spunti (come appunto il colore) che non sono solo estetici bensì esperienziali e capaci di evocare sensazioni ed emozioni.

Una drink list ispirata all’arte che non è un esperimento isolato

Non è la prima volta che Artemisia propone una selezione di drink ispirati all’arte: nel 2025, in concomitanza con la mostra Sex and Solitude di Tracy Emin a Palazzo Strozzi, la lobby dell’Hotel Savoy aveva ospitato per tutta la durata dell’esposizione l’opera intitolata My Forgotten Heart, realizzata dall’artista nel 2015. Mentre, sempre nello stesso anno, in occasione della XV Florence Biennale-Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea, il Bar aveva proposto agli ospiti una speciale carta cocktail ispirata a Tim Burton.

 

Casa Carnera: il ritorno alla brace, alla carne al fuoco e all’essenza della cucina

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Inaugura a Torino un nuovo ristorante in cui la cottura della carne alla brace è il manifesto di un vero e proprio linguaggio culinario, di un ritorno alla cucina primordiale, interpretata dallo chef Yari Sità.

Casa Carnera: il nuovo regno della carne alla brace nel cuore di Torino

Nel cuore del “salotto buono” di Torino, a un passo dalla Gran Madre inaugura Casa Carnera – Cantina e Cucina, la nuova meta culinaria per gli amanti della carne, in cui la brace non è solo un metodo di cottura ma il fulcro di un vero e proprio linguaggio culinario basato sul ritorno all’essenza ancestrale del gusto, nonché il punto d’incontro delle diverse contaminazioni che, grazie al fuoco, si uniscono a comporre un inedito dialogo gastronomico.

Il fuoco come ritorno alle origini della cucina

Casa Carnera non è solo un ristorante bensì un progetto nato dal desiderio di riportare la cucina alle sue origini più autentiche: il fuoco, la brace, il tempo e la materia prima. Alla base di tutto, alle radici di ogni piatto, c’è la cucina primordiale basata sull’istinto e su gesti ancestrali, oggi rivisitati con tecniche moderne e alla luce delle nuove conoscenze in fatti di materia prima e controllo del fuoco e del fumo. 

Un menù creativo con la brace al centro

Il cuore pulsante di Casa Carnera è la brace, che insieme alla griglia e al josper è il filo conduttore del menu creativo realizzato dallo chef Yari Sità, classe 1986, già noto nel panorama della ristorazione torinese per le sue proposte divertenti, che viaggiano tra il territorio e l’internazionalità creando un ponte “meridiano”, un idealmente parte dalla Catalogna e arriva fino al Giappone, passando naturalmente per il Piemonte. Scelto come guida della cucina dai giovani imprenditori Christian e Patrick Barberi qui porta avanti un progetto gastronomico basato su tagli di carne pregiata, sapientemente trattati per esaltarne le caratteristiche senza intaccare le qualità semplici ed essenziali della materia prima (rigorosamente fornita da produttori locali). 

Cucina di casa e classici internazionali rivisitati

Il risultato è la reinterpretazione di grandi classici internazionali – come il Lobster Roll Piemontese – o di capisaldi della cucina della tradizione: dai  Plin alle tre carni – che a Casa Carnera vengono passati alla brace e serviti con jus di manzo e una leggera fonduta – e il Ragù che condisce le pappardelle e che viene cotto anch’esso sulla brace per acquisire un sapore nuovo e caratteristico. Per gli amanti della carne ci sono anche tagli interi – dal Tomawahk al T-Bone, dalla Ribeye al Filetto di Fassona, fino al Galletto – ma non mancano neppure accompagnamenti vegetali freschi e di stagione. Dalla griglia arrivano perfino alcuni dolci come l’ananas, che subisce la stessa cottura di tutti gli altri ingredienti e rappresenta uno dei dessert signature del ristorante. 

Carne e cantina: una carta dei vini degna della proposta alla brace

Tutto, nel menu di Casa Carnera, è pensato per onorare il piacere del buon cibo e dello stare insieme in un ambiente familiare e “di casa”. A questo proposito risponde anche la cantina: una selezione di vini pensata per accompagnare le cotture alla brace e la struttura dei piatti, ma sempre con uno sguardo attento alla bevibilità e al piacere della condivisione.