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Tino Vettorello a Vinitaly firma “Red Carpet”, il piatto per l’etichetta ufficiale del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG per l’83° Mostra del Cinema di Venezia

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La Mostra del Cinema di Venezia in un piatto d’autore

Durante Vinitaly 2026, nello spazio dello stesso Consorzio, è stata svelata la terza etichetta in edizione limitata del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG per l’83° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia: un’opera grafica esclusiva che ha tra gli elementi una sala cinematografica e un grande schermo in cui trovano posto il marchio della Mostra e quello del Consorzio di Tutela della Docg.

Per l’occasione, lo chef Tino Vettorello ha realizzato Red Carpet, un piatto esclusivo che richiama in modo diretto l’immaginario della kermesse: un tappeto di fragole su cui si inserisce il branzino marinato al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, completato da bolle dello stesso vino e da un microgreen di brassicacee.

«Red Carpet nasce da un’immagine molto precisa, quella del tappeto rosso che attraversa la Mostra. Ho voluto portarla nel piatto lavorando sul Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG come ingrediente, non solo come abbinamento. È un modo per raccontare il legame che porto avanti da anni con il Consorzio e con la Biennale», afferma Vettorello.

La ricetta “firmata” anche dalla premier Giorgia Meloni 

Red Carpet è stato presentato anche alla premier Giorgia Meloni che, in visita al Vinitaly, si è fermata allo stand del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG e ha “firmato”  il piatto, che come di consueto, sarà incluso nel menu del ristorante Terrazza Biennale posizionato proprio alla fine del red carpet della Mostra dove lo chef accoglierà anche le star alle quali negli anni ha dedicato piatti diventati dei “classici” della sua cucina. 

Una nuova voce nel menù iconico di chef Vettorello

Una selezione di questi – tra cui Scampo Elodie, Rombo alla Clooney, Spaghetto Penelope Cruz e Rosso Venezia di Monica Bellucci – sono stati raccolti dallo chef, in un percorso che lega cucina, arte e racconto, nel menu La magia del… Cinema che, su prenotazione, è possibile assaggiare al Tino Jesolo, ristorante affacciato su una darsena privata alla foce del Piave nella pineta di Jesolo (Venezia).

Tenuta Secolo IX rilancia il Moscatello di Castiglione a Casauria e conquista la ristorazione

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Tra tradizione millenaria e visione contemporanea, Tenuta Secolo IX valorizza il Moscatello di Castiglione a Casauria (Pe) con vini identitari, ideali per la ristorazione di qualità. Dalla proposta dolce passita a quella secca e fresca, sino alla versione spumantizzata

Nel cuore dell’Abruzzo, a Castiglione a Casauria (Pe), Tenuta Secolo IX si afferma come un modello virtuoso per il canale Horeca, capace di coniugare heritage e posizionamento contemporaneo. I suoi 22 ettari ai piedi del Monte Morrone, in prossimità delle Gole di Tre Monti, godono di un microclima ideale: escursioni termiche, ventilazione costante e suoli calcareo-argillosi che imprimono ai vini identità e riconoscibilità. Per ristoratori e operatori, si tratta di una proposta coerente con la crescente domanda di vini territoriali, autentici e con una forte narrazione.

Il legame con l’abbazia e la rinascita del Moscatello

Elemento distintivo della cantina è il profondo legame con l’Abbazia di San Clemente a Casauria, fondata nell’871 d.C. Qui i monaci avviarono la produzione del Moscatello, vino destinato anche alle corti papali. Tenuta Secolo IX ha recuperato questa eredità scegliendo un nome evocativo e rilanciando il Moscatello di Castiglione, biotipo “casauriense”, tra i più antichi vitigni autoctoni regionali. Un’operazione strategica che intercetta il trend della riscoperta varietale, sempre più centrale nelle carte vini di fascia medio-alta.

Tradizione produttiva e visione contemporanea

La cantina, guidata da Fioravante Allegrino, rappresenta una nuova generazione di produttori che integra pratiche agronomiche sostenibili e tecnologie enologiche moderne. L’obiettivo è chiaro: preservare l’identità varietale e territoriale, garantendo al contempo standard qualitativi costanti. Per l’Horeca, questo si traduce in vini affidabili, con storytelling forte e adatti sia al servizio al calice sia a percorsi degustazione strutturati.

Il Moscatello: un asset strategico per la ristorazione

Il Moscatello di Castiglione a Casauria si distingue per il suo profilo aromatico intenso – fiori bianchi, miele, agrumi – e per la versatilità in abbinamento. Dalla proposta dolce passita a quella secca e fresca, offre soluzioni interessanti per dessert pairing, aperitivi evoluti e cucina territoriale. La sua rarità lo rende inoltre un elemento differenziante per wine list orientate alla scoperta e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni.

Prospettive: identità e mercato

Il recupero del Moscatello di Castiglione a Casauria rappresenta un caso emblematico di valorizzazione della biodiversità vitivinicola italiana. Per buyer e sommelier, Tenuta Secolo IX offre un’opportunità concreta: inserire in carta un vino raro, identitario e con una storia autentica. In un mercato sempre più orientato alla distintività, il Moscatello si candida a diventare un nuovo protagonista dell’offerta Horeca di livello.

Gamma vini: versatilità per ogni proposta gastronomica

La linea di Tenuta Secolo IX risponde in modo efficace alle esigenze del fuori casa:

  • Moscatello Passito IGT: ideale per fine pasto e pairing con formaggi erborinati e dessert al cioccolato.
  • Fonte Grotta Bianco IGT: perfetto per crudi di mare e cucina vegetariana contemporanea.
  • Montepulciano d’Abruzzo DOC Fioravante: rosso strutturato per carni e piatti importanti.
  • Pecorino IGT Tre Massi: fresco e minerale, adatto a menu di pesce e proposte light.
  • Cerasuolo d’Abruzzo DOC: versatile, in linea con il trend dei rosati gastronomici.

Una gamma che consente ampia rotazione e cross-selling in carta.

 

Vino in borsa: tra dazi Usa, inflazione e calo del consumo di alcolici il 2026 eredita le criticità dell’anno passato

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La sovrapposizione di dinamiche sfavorevoli verificatesi nel corso del 2025 (tra dazi Usa, inflazione e calo del consumo di alcolici) ha avuto un impatto diretto sui bilanci degli operatori del settore e sull’andamento dei titoli del vino in borsa a a livello mondiale.

Mercato del vino: l’eredità del 2025

Sfidante, complesso e selettivo per i gruppi vinicoli quotati a livello globale, il 2025 lascia in eredità al mercato un comparto in sofferenza, a causa di una concomitanza di fattori strutturali e congiunturali che hanno inciso in modo significativo sulle performance: la contrazione dei consumi globali di vino, le tensioni geopolitiche culminate con l’introduzione dei dazi statunitensi – mercato che rappresenta mediamente tra il 30% e il 40% dell’export per molti produttori europei e australiani – e la pressione inflazionistica che ha ridotto il potere d’acquisto nei principali mercati. 

Aziende sotto pressione e titoli di borsa in discesa

Tali dinamiche sfavorevoli hanno messo sotto pressione i bilanci aziendali degli operatori del settore e hanno avuto un impatto diretto sull’andamento dei titoli finanziari, rendendo il mondo del vino meno attraente per gli investitori. Lo dimostra la perdita di capitalizzazione di colossi come Treasury Wine Estates (il cui titolo ha perso oltre la metà del valore nel 2025, passando da 10,78 a 5,24 dollari australiani), Australian Vintage (che ha registrato una flessione del 20% del valore azionario), il distributore tedesco Hawesko (che ha segnato un calo del 23,2%) e le maison dello Champagne Laurent-Perrier (-9,8%), Lanson-Bcc (-8,5%) e Maison Pommery Associé (-8,2%). L’unica presenza italiana tra i principali gruppi mondiali è Italian Wine Brands (Iwb), che nel 2025 ha registrato una flessione del 3,9%, passando da 22,27 a 21,40 euro per azione. In questo contesto la tenuta dei mercati di Regno Unito (con Naked Wines che ha registrato un rialzo del 59,9%) e Canada (dove il gruppo Andrew Peller ha visto un incremento del 33,5% e una capitalizzazione di circa 152 milioni di euro) ha in parte compensato la flessione negli Stati Uniti, ma il mercato continua a mantenere un atteggiamento prudente, con un rallentamento delle attività di M&A (Mergers and Acquisitions).

Cosa aspettarsi nel 2026

Il 2026 è destinato a fare i conti con le conseguenze di questa congiuntura negativa, ereditando dall’anno passato un elevato grado di incertezza, accentuata anche dal peggioramento del contesto economico e geopolitico, del cambiamento climatico, delle nuove regole europee per la sostenibilità e dall’affermarsi di nuovi trend di consumo a favore del segmento no/low-alcohol (previsioni indicano una crescita media annua fra il 7 e il 9% fino al 2026).

I dati Iwsr confermano una stagnazione globale dei consumi, con una crescita prevista per le bevande alcoliche pari a zero, sia in volume sia in valore. L’Italia mantiene il primato di esportatore mondiale in volume e uno dei valori più alti in assoluto, oltre 8 miliardi di euro, ma la crescita non è più garantita a causa, sia a causa del rallentamento dell’export negli Stati Uniti, primo sbocco per i vini italiani, sia per l’atteggiamento di elevata cautela che gli investitori continuano a mantenere nei confronti del comparto vinicolo quotato.

Al contrario Germania e Canada mantengono una domanda più stabile, così come il Regno per quanto riguarda soprattutto le bollicine: sul fronte di Asia e Sud America emergono invece segnali ancora timidi ma potenzialmente promettenti.

I punti di forza del Made in Italy

L’Italia possiede un vantaggio competitivo nei bianchi “contemporanei” e nel rosé di nuova generazione, ma soprattutto può contare sul premium sparkling, con bollicine (secondo Bloomberg diventate un vero “lifestyle wine”) e fine wine che confermano il loro ruolo di “bene rifugio” all’interno del mercato globale. Tuttavia, la domanda si fa più selettiva: funzionano le etichette “ready to drink”, i back-vintage mirati e le cuvée identitarie — legate a parcelle, tempi di sosta, gestione agronomica, stili di vinificazione più precisi, autenticità e trasparenza di processo.

Le strategie per la ripresa

La (ri)conquista del mercato dipenderà dalla precisione con cui i produttori sapranno leggere la domanda e costruire proposte coerenti, credibili, leggibili, ma anche dalla capacità di generare valore attraverso una narrazione semplificata e pensata per comunicare chiarezza e coerenza identità stilistiche e differenze tecniche (lieviti, tempo sui lieviti, parcella, gestione del legno), restituendo leggibilità al prodotto anche attraverso una riduzione del numero di etichette e una gestione più disciplinata dei prezzi. 

Al tempo stesso sarà fondamentale intercettare nuove nicchie strategiche di consumo, puntando in particolare sulle nuove generazioni. Secondo i dati del 2025 US Wine Consumer Benchmark Segmentation Study, la Gen Z (influenzata anche dalla cultura pop e dalle serie tv) ha aumentato il consumo di vino nell’ultimo anno, ma lo ha declinato in maniera più informale, scegliendo wine bar di vino naturale o con basso o nullo contenuto alcolico, oppure ristoranti con carte dei vini più corte, meno retoriche e descrittive, talvolta sostituite dal dialogo diretto con il maître di sala. Un passaggio generazionale significativo di cui gli operatori del settore devono tenere conto, lavorando parallelamente sulla rivalutazione del ruolo centrale del rapporto B2B con l’importatore, che rispetto alla GDO e alla vendita diretta all’estero, si rivela strategico per raccontare il prodotto e il suo valore.

Grappa, nuova fase per la filiera: il Consorzio Nazionale debutta a Vinitaly 2026

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Dopo il riconoscimento ufficiale MASAF,  ottenuto pochi mesi fa, dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, il Consorzio nazionale Grappa, primo organismo di tutela per una bevanda spiritosa IG, si presenta alla platea nazionale e internazionale in occasione del più importante evento annuale dedicato a vini e distillati a Verona.

Il Consorzio Nazionale Grappa si presenta a Vinitaly 

Dopo il riconoscimento ufficiale MASAF, ottenuto pochi mesi fa dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Consorzio Nazionale Grappa si presenta a Vinitaly, più importante evento dedicato a vini e distillati organizzato annualmente da Veronafiere. Si tratta del primo organismo di tutela per una bevanda spiritosa IG, il cui debutto segna un passaggio decisivo per la tutela e la valorizzazione della Grappa, distillato simbolo del Made in Italy.

Un traguardo storico per il comparto degli spirits Made in Italy

Il riconoscimento sancisce un traguardo storico per il comparto e – determinando l’ingresso della Grappa nel sistema dei Consorzi di tutela riconosciuti, al pari delle principali eccellenze vitivinicole e agroalimentari italiane – , segna una svolta per l’intero settore e inaugura un modello destinato a fare da riferimento anche per gli altri comparti di un settore in evoluzione, che apre nuove opportunità di sviluppo e valorizzazione dei distillati Made in Italy. 

Un po’ di storia

Il Consorzio Nazionale Grappa nasce il 3 marzo 2022 a Roma, a seguito della trasformazione dell’Istituto Nazionale Grappa. Questo passaggio è il risultato di un lungo processo di evoluzione, pianificato con cura dal Centro Studi Assaggiatori e reso possibile grazie alla collaborazione tra diversi istituti territoriali della Grappa. 

Alla base della sua fondazione c’è la volontà comune di Istituto Grappa Piemonte, Istituto Grappa della Valle d’Aosta, Istituto Grappa Lombarda, Istituto Tutela Grappa del Trentino e Istituto Grappa Veneta di unire le proprie forze per una rappresentanza più ampia e strutturata. A questi si sono presto aggiunti l’Associazione Produttori Grappa dell’Alto Adige e numerosi produttori indipendenti.

Oggi, con sede a Roma presso AssoDistil, con cui ha stretto un accordo di collaborazione, il Consorzio Nazionale Grappa rappresenta la maggior parte dei produttori italiani ed è aperto all’adesione di nuove realtà del settore.

Attività e progetti di promozione e valorizzazione della filiera e del prodotto 

Il Consorzio Nazionale Grappa è già impegnato in una serie di attività propositive, a partire dai progetti di promozione finanziati attraverso i decreti ministeriali dedicati ai consorzi di tutela. Le iniziative sono orientate alla diffusione della conoscenza del prodotto, alla formazione e al rafforzamento della presenza nei mercati, sia consolidati – come la Germania e altri Paesi europei – sia in nuove aree di sviluppo, con l’obiettivo di sostenere la crescita e la competitività della filiera.

Il significato del riconoscimento MASAF

In questo contesto e alla luce delle nuove sfide del mercato si inserisce il valore del riconoscimento ottenuto, come ha sottolineato in conferenza stampa Sebastiano (Nuccio) Caffo – Presidente Consorzio Nazionale Grappa
«Essere il primo organismo di tutela riconosciuto per una bevanda spiritosa a Indicazione Geografica è per noi motivo di grande orgoglio, responsabilità e rappresenta il punto di arrivo di un percorso condiviso e l’inizio di una nuova fase per la Grappa, fondata su unità, valorizzazione e visione internazionale».

Sulla stessa linea anche  Elvio Bonollo – Vicepresidente Consorzio Nazionale Grappa, secondo il quale «In uno scenario di mercato complesso, il Consorzio rappresenta uno strumento essenziale per rafforzare la filiera, sostenere il posizionamento della Grappa e costruire nuove opportunità di sviluppo in Italia e all’estero». Infine, secondo Cesare Mazzetti – Presidente Comitato Nazionale Acquaviti e Liquori AssoDistil – «Il riconoscimento della Grappa come primo organismo di tutela per una bevanda spiritosa a Indicazione Geografica rappresenta un traguardo di portata storica, non solo per la filiera della Grappa ma per l’intero comparto delle bevande spiritose. Un risultato che supera un vuoto normativo finora irrisolto e che, anche grazie al ruolo svolto da AssoDistil nel percorso che ha condotto a questo importante esito, pone le basi per una più piena valorizzazione delle IG del settore, nel quadro dei sistemi di qualità europei».

Con la presentazione a Vinitaly, il Consorzio Nazionale Grappa avvia ufficialmente il proprio percorso, ponendosi come punto di riferimento per la filiera e come modello di sviluppo per l’intero comparto delle bevande spiritose a Indicazione Geografica.

 

Bellussi rinnova Belcanto per i suoi 30 anni e punta sulla viticoltura eroica nel cuore del Conegliano Valdobbiadene Docg

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Bellussi rinnova Belcanto per i 30 anni puntando sulle Rive di Guia, nel cuore del Conegliano Valdobbiadene Docg. La viticoltura eroica esalta qualità e identità territoriale

C’è Prosecco e Prosecco. Esiste quello di pianura, frutto di una viticoltura meccanizzata ed estensiva, e quello delle colline patrimonio Unesco di Conegliano Valdobbiadene, dove la morfologia del terreno impone una gestione eroica. Qui, le pendenze sono talmente ripide da impedire l’ingresso dei macchinari. Ogni filare si conquista a piedi e ogni grappolo viene curato e vendemmiato rigorosamente a mano. In questo contesto di viticoltura eroica la Glera esprime una maggiore acidità e note aromatiche più accentuate rispetto ai suoli pianeggianti.

Una differenza sostanziale che Bellussi vuole rimarcare con il restyling della linea Belcanto in occasione del suo trentesimo anniversario. Già al suo esordio Belcanto era ciò che oggi chiamiamo Rive. Una selezione precisa, legata a parcelle e persone, molto prima che questo concetto venisse formalizzato nel disciplinare.

Verso l’identità di filiera

Nasce così la linea Belcanto Rive, declinata nelle tre referenze Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Rive di Guia Brut, che rappresenta l’espressione più verticale, minerale ed essenziale. Il Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Rive di Guia Extra Dry dal profilo aromatico più morbido e il Valdobbiadene Superiore di Cartizze Edizione La Fenice Dry, che si pone come vertice qualitativo della collezione.

Ciascuna di esse è testimonianza di una selezione precisa, per quanto riguarda l’approvvigionamento delle uve, dal momento che dal 2026 la famiglia Martellozzo (proprietaria di Bellussi da quattro generazioni) ha scelto di elevare la zonazione affidandosi non più a diversi conferitori bensì a un unico produttore: Silvio Spagnol e indicando in etichetta la zona precisa di produzione: le Rive di Guia, un territorio dove convivono terreni di origine marina, ricchi di arenarie e fossili, e zone più argillose, capaci di dare vini più aperti e aromatici o più tesi e minerali.

Il legame con la musica

Fin dalla sua nascita, Belcanto non è stato solo un marchio commerciale, ma un omaggio alla grande tradizione lirica italiana. “La linea debuttò nel 1996 legandosi al Concorso Internazionale Toti Dal Monte di Treviso”. Raccontano Francesca, Paola e Giovanni Martellozzo, la quarta generazione della famiglia proprietaria di Bellussi. “Ha consolidato negli anni il proprio profilo culturale diventando vino ufficiale del Teatro La Fenice di Venezia nel 2021. Il nuovo design dell’etichetta riflette questa simbiosi: la grafica si apre come una cornice teatrale e richiama i colori e le rifiniture delle partiture d’epoca del teatro veneziano. I segni grafici mutuano il linguaggio della notazione musicale, sottolineando che l’armonia di questo vino è speculare a quella di una partitura operistica”.

Numeri e strategie di mercato

Bellussi produce complessivamente 2 milioni di bottiglie, con un fatturato generato per il 60-65% sul mercato interno (di cui il 70% nel canale horeca). La linea Belcanto si attesta su una produzione di circa 60-70 mila bottiglie, volumi che l’azienda intende mantenere, salvo condizioni produttive avverse. La dichiarazione d’origine Rive di Guia si accompagna a un innalzamento del posizionamento di prezzo con una destinazione più orientata alla ristorazione di fascia alta. 

Oltre il Prosecco: obiettivo “sparkling house” 

Insieme alla valorizzazione della produzione del Prosecco Docg, l’azienda ha intrapreso un percorso di diversificazione produttiva di vini spumantizzati. Nel 2025 ha completato la linea Bellussì con un Blanc de Blancs da Chardonnay della Val di Cembra, in Trentino che è andato ad aggiungersi al Blanc de Noir 100% Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese e al Prosecco Rosé Millesimato Brut Doc. Tutti spumantizzati con metodo Charmat lungo con l’obiettivo di dimostrare che si possono produrre degli sparkling di buon livello anche in autoclave e dare al consumatore delle alternative al Prosecco. L’obiettivo strategico di medio periodo è consolidare l’immagine di Bellussi come azienda produttrice di spumanti di diverse provenienze geografiche, svincolandola dal solo fenomeno Prosecco.

Orient Express Venezia: nella Serenissima apre un hotel ispirato ai viaggi in treno, con cucina firmata da Heinz Beck

Inaugurato a fine marzo dopo un lungo restauro firmato dall’architetta di origine libanese Aline Asmar d’Amman, il nuovo Orient Express Venezia porta all’interno dello storico Palazzo Donà Giovannelli un lusso d’altri tempi, ispirato al mondo dei treni e al concept dei viaggi. Al suo interno tre ristoranti che sviluppano un progetto gastronomico firmato dal grande chef Heinz Beck.

Orient Express Venezia (Credits Giulio Ghirardi)

Orient Express Venezia: un nuovo hotel di lusso nella Serenissima

Dopo Orient Express La Minerva aperto lo scorso anno a Roma, Arsenale Group arriva nella Serenissima con un nuovo progetto omonimo e inaugura una nuova meta per l’accoglienza di lusso tra i canali. Il nuovo hotel Orient Express Venezia ha infatti aperto lo scorso 30 marzo all’interno di Palazzo Donà Giovannelli, un edificio storico nobiliare del XV secolo situato sulla Strada Nova del Sestiere Cannaregio, una delle traiettorie più trafficate della città. Un luogo dalla lunga storia, che ha subito numerosi restauri, tra cui l’ultimo, durato 8 anni e firmato dall’architetta di origine libanese Aline Asmar d’Amman che ha progettato anche il ristorante all’interno della Tour Eiffel a Parigi. 

Gli spazi: suite esclusive, saloni monumentali, giardini segreti e opere d’arte

Ospitato all’interno di un complesso sistema di edifici con più affacci – di cui due anche sull’acqua (Rio di Noale e Rio di Santa Fosca), che permettono agli ospiti di accedere anche direttamente dalla barca –, Orient Express Venezia si compone di sole 47 camere e suites,  ciascuna con un’identità distinta, alcune concepite vere e proprie residenze con metrature ampie fino a 145 mq, e tutte arredate con manufatti artistici e affreschi ottocenteschi, al pari del monumentale Salone Vittoria, di Calle Meraviglia e della lobby –  la Corte del Conte – che un tempo era un cortile a cielo aperto ma oggi accoglie gli ospiti al loro arrivo con un’esposizione di opere di maestranze locali e richiami all’arte veneziana, tra marmi antichi, sculture, sete, affreschi storici e scenografici lampadari di Murano, che si integrano perfettamente con lo stile elegante ma contemporaneo che Orient Express ha già proposto a Roma, Ad accrescere la suggestione del luogo, un gioco di giardini segreti e cortili con fontane, tende e lanterne veneziane, che amplificano il fascino degli ambienti interni, incarnando al massimo lo stile della Serenissima. 

Il progetto gastronomico firmato da Heinz Beck

Orient Express Venezia offre ai propri ospiti una proposta gastronomica di ampio respiro, che si declina in format diversi attraverso i tre ristoranti firmati dal celebre chef Heinz Beck, tedesco di origine, ma dal 1994 trapiantato a Roma, dove è a capo della cucina del ristorante La Pergola – all’interno del Rome Cavalieri Waldorf Astoria – che sotto la sua guida ha conquistato 3 stelle Michelin. Protagonista della scena gastronomica internazionale, conosciuto per il suo approccio innovativo alla cucina italiana e per l’equilibrio dei sapori, lo chef permette agli ospiti di vivere una raffinata esperienza gourmet serale nel ristorante fine dining che porta il suo nome: ospitato all’interno della storica Orangerie e con soli 20 coperti, si pone quale punto d’incontro tra l’alta cucina e la tradizione veneziana, coniugando leggerezza, gusto e narrazione del paesaggio circostante grazie a un menù che mixa prodotti internazionali con ingredienti locali come le alghe della laguna. Per chi vuole qualcosa di elegante ma più informale è disponibile tutto il giorno La Casati, un bistrot vivace e dal carattere contemporaneo, dove ingredienti locali selezionati e tecniche contemporanee danno vita a cicchetti veneziani tradizionali e piatti stagionali dai sapori definiti, capaci di stimolare la curiosità e di trasformare ogni incontro in un ricordo che resta nel tempo. A completare l’offerta, Wagon Bar, dove gustare drink internazionali e signature cocktail in un ambiente ispirato all’Art Déco, che rende omaggio in modo diretto ai leggendari vagoni salotto dei treni Orient Express. 

Un hotel da sogno in cui la storia incontra il viaggio 

Frutto di un progetto imponente, realizzato in una città storicamente considerata la porta tra Oriente e Occidente, Orient Express Venezia si pone nel settore degli alberghi di extra lusso nel  segno della dualità tra eredità e reinvenzione, tra rispetto della storicità del luogo e approccio contemporaneo, ma seguendo un filone e un tema ben definito: l’ispirazione data dal tema del viaggio e dagli ambienti dei treni di lusso di inizio Novecento. D’altronde qui tutto prende forma come un viaggio teatrale, in cui immaginazione, savoir-faire artigianale e secoli di cultura veneziana si intrecciano con armonia e romanticismo e questo rende Orient Express Venezia il luogo perfetto per collezionare esperienze straordinarie, paragonabili a quelle dei colti viaggiatori delle epoche passate, alla costante ricerca di un’immersione in un “altrove” fatto di storia, arte, bellezza, eleganza senza tempo e continua scoperta.

 

Rito a Milano: il nuovo locale che celebra la “colazione lenta”

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Nel cuore del capoluogo lombardo, due professionisti della moda aprono Rito, un locale pensato per valorizzare il momento della colazione e insegnare alle persone a riprendersi il loro tempo al mattino (e non solo).

Il Rito della colazione: di nome e di fatto

Si chiama Rito ed è il nuovo locale che i due giovani professionisti della moda Pierpaolo Bianchi (44 anni) e  Marcello Mastrogiacomo (43 anni) hanno appena inaugurato in via Achille Maiocchi 18 (zona Porta Venezia) con l’obiettivo di crearsi un posto “su misura” – vicino alle loro case, ai loro amici e al loro mondo – che rispecchiasse al 100% la loro idea di buona colazione: un momento da valorizzare e da vivere con il giusto tempo, per iniziare bene ogni giornata e riappropriarsi del proprio tempo, alla mattina e non solo.

Pierpaolo Bianchi e Marcello Mastrogiacomo (Rito_Milano)

L’ispirazione internazionale: dal breakfast al brunch

Caffè specialty (ottenuti da chicchi tostati da Cafezal), kombucha, qualche dolce (fornito dal Forno di Lambrate) e tante uova: nella creazione del loro format i fondatori di Rito hanno tratto ispirazione dalle esperienze vissute nelle capitali europee (da Parigi ad Amsterdam) dove il rito del breakfast è oggi molto più valorizzato di quanto non sia la colazione in Italia, spesso banalizzata e ridotta a un semplice caffè/cappuccio con cornello consumati rapidamente al banco. Per ridare importanza a questo momento, il menù di Rito dà volutamente  meno attenzione agli sfogliati e alla croissanteria, per puntare su ricette internazionali (avocado toast, uova norvegesi, uova alla Benedict, uova shakshuka con pomodoro, pan tomate con jamon con hummus e labneh e Rito Creamy Eggs, piatto rappresentativo del locale), che richiedono un po’ più di tempo sia per essere preparate sia per essere consumate, rigorosamente al tavolo e in relax e che si prestano a diventare anche un branch o una pausa pranzo.

La cura “Made in Italy” per i dettagli e il design 

Da Rito l’ispirazione internazionale del format convive con l’attenzione tutta italiana per l’estetica degli spazi e dei dettagli: il locale è compatto, con una superficie di soli 50 mq e con due vetrine a metterlo in comunicazione (o a separarlo?) dalla frenesia esterna di una città che corre sempre veloce, ma il design curatissimo rimanda al mondo colto e creativo dell’arte e soprattutto della moda. Marcello e Pierpaolo – che vantano esperienze professionali con brand del calibro di Stella McCartney, Versace e Gucci – si sono rivolti agli architetti Marco Mannaccio Soderini e Benito Zanzico di Sagoma, che hanno lavorato per sottrazione, eliminando il superfluo e mantenendo l’aspetto apparentemente grezzo del locale, tra pareti scrostate e pavimenti antichi in graniglia in cui sono visibili le tracce per gli impianti. Il resto del locale è un mix di acciaio, legno e marmo, con arredi realizzati su misura dal designer Giovanni Campitelli, così come l’illuminazione a soffitto. 

Rito_ Milano_ colazione lenta

Insomma, dalla scelta della location al menù, fino all’allestimento degli spazi, Rito si dimostra un locale in tutto e per tutto “tailor made”, pensato su misura per rispecchiare il background dei suoi fondatori e al tempo stesso attualizzarne l’idea, rendendo il concetto di “colazione slow” praticabile anche per il pubblico milanese e per chiunque voglia godersi un momento di relax e di valore durante la prima parte della giornata, prima di immergersi nella frenesia di una città che non si ferma mai.

 

Langosteria diventa Buonocore Hospitality Group e punta ai 100 milioni di fatturato nel 2027

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Dopo aver chiuso il 2025 con un fatturato di circa 69 milioni di euro, il gruppo Langosteria fondato da Enrico Buonocore annuncia la nascita di Buonocore Hospitality Group e preannuncia le nuove aperture con cui punta raggiungere un giro d’affari di 100 mln nel 2027 e 200 mln nel 2030.

Langosteria prosegue la sua crescita

A 19 anni dall’apertura del primo ristorante Langosteria in via Savona a Milano, il gruppo ristorativo guidato da Enrico Buonocore continua a crescere con il proposito di portare la ristorazione di lusso made in Italy verso nuovi orizzonti e diventare il gruppo del settore  più importante al mondo. Un obiettivo perseguito negli anni attraverso finanziari accordi strategici – come quello che nel 2018 ha portato Buonocore a cedere il 40% del Gruppo ad Archive, controllata di Ruffini Partecipazioni Holding, la società che possiede il marchio Moncler – e aperture in location d’eccellenza Galleria del Corso e via Montenapoleone a Milano, Santa Margherita Ligure (GE), Parigi e Saint Moritz.

Nasce Buonocore Hospitality Group

Con quella stessa ambizione affermarsi come player della ristorazione di matrice italiana più rilevante a livello globale, oggi il Gruppo di Buonocore si trasforma in Buonocore Hospitality Group (Bhg), azienda multibrand che, pur mantenendo invariato gli obiettivi e l’assetto societario attuali, riunirà il marchio capostipite Langosteria con i nuovi concept e le varie proposte complementari nel fine dining e nel luxury lifestyle in programma per il prossimo futuro. Tra questi, oltre al format più conviviale di Pepe – barra italiana, recentemente inaugurato all’interno di Palazzo Fendi a Milano, ma destinato ad avere presto una seconda sede, anche Ally’s Bar, un format specifico per la mixology, che a Milano occupa una splendida location in Corso Matteotti con terrazza e 80 posti a sedere, ma che potrebbe marciare in tandem con altri nuovi progetti di Langosteria. In più anche lo spazio dove sorgeva il Café (in zona San Babila) sarà utilizzato per testate un ulteriore format che dovrebbe vedere la luce tra fine anno e inizio 2027. 

Le nuove aperture tra Italia, Europa e USA 

Tra le destinazioni chiave in cui sviluppare i propri brand e rivolgersi a una clientela cosmopolita, Enrico Buonocore ha selezionato Porto Cervo – dove potrebbe replicare il format del beach club con annesso ristorante già sperimentato con successo ai Bagni Fiore di Santa Margherita Ligure – e Londra, dove a giugno prossimo, Langosteria aprirà finalmente all’interno dell’edificio Raffles London at The Owo. Ma sono in programma aperture anche in altre città europee e Oltreoceano: a Miami Beach e Manhattan. 

Nuovi investimenti verso un fatturato da record

Dopo aver chiuso il 2025 con un fatturato di circa 69 milioni di euro, Enrico Buonocore punta a raggiungere i 100 milioni di euro nel 2027 e a raddoppiarlo entro il 2020, grazie a un piano industriale che include nuove aperture e consolidamento dei brand esistenti in Italia e all’estero. Nel dettaglio il piano prevede l’apertura di tre ristoranti (oltre a quelli già in cantiere) per ciascuno dei brand del Gruppo, con un investimento di 43 milioni partecipato da società immobiliari che hanno interesse a creare ingressi nelle loro strutture e sostenuto da una linea programmata e strutturata di finanziamento dei soci che fa parte degli accordi storici stabiliti  con Archive (che detiene il 40% del Gruppo). Il piano è fondato su linee di finanziamento esterno già definite, compreso l’intervento sul capitale fatto nell’ultimo anno di circa 4 milioni, ma anche sulle risorse interne dei singoli ristoranti, con una marginalità prevista fino al 25%. Questo sarà possibile grazie all’allestimento di locali più grandi e alla sinergie di format diversi nella stessa location: per esempio Langosteria Paris fattura 17 milioni e potrebbe arrivare a 20 con l’Ally’s Bar, mentre per la sede di Montenapoleone, caso unico in Italia di open club con tre esperienze diverse che sta attirando 600 clienti al giorno, si prevedono incassi sopra i 20 milioni che potrebbero diventare 25 nel 2027. A New York infine, le location prese di mira hanno affitti da 3 milioni l’anno ma con possibili ricavi 10 volte superiori. 

Dal carrello alla tavola: i trend alimentari in Italia letti attraverso le etichette della GDO

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I dati relativi agli ultimi 12 mesi raccolti nella 18° edizione Osservatorio Immagino GS1 Italy rivelano che gli italiani sono sempre più attenti all’acquisto di cibi salutari, con pochi zuccheri e molte proteine, “rich in” e “free from”, ma anche etici, controllati e locali. Cresce anche il comparto Veg, mentre passano di moda alimenti come l’avocado e i cereali integrali. Minore diffidenza anche nei confronti dei grassi.

Le abitudini alimentari italiane lette attraverso le etichette della GDO

Realizzata incrociando le informazioni riportate sulle etichette di circa 149 mila prodotti digitalizzati tra giugno 2024 e 2025 dal servizio Immagino di GS1 Italy con le rilevazioni NielsenIQ sui prodotti venduti nella GDO, la 18°edizione dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy, rende conto delle più recenti variazioni nelle abitudini (alimentari e non solo) degli italiani proprio partendo dal monitoraggio dei loro acquisti per le diverse categorie merceologiche commercializzate dalla GDO. 

Meno zuccheri, ma più indulgenza verso i grassi

Tra le abitudini espresse degli italiani nel periodo considerato si conferma la preferenza per i prodotti indicati come “senza zuccheri aggiunti” o con “pochi zuccheri”. Viceversa i grassi sembrano “spaventare” meno i consumatori rispetto al passato, tanto che i prodotti con claim “pochi grassi”,  “senza grassi idrogenati” e “senza grassi saturi” hanno fatto registrare una contrazione delle vendite in termini sia di volume sia di valore (da più del -1 a più del  -4%).

Continua a crescere il comparto dei “free from”

ll comparto degli alimenti “free from” continua a dominare il mondo del largo consumo alimentare, con il 24,6% delle referenze totali (pari a un valore di 12,5 miliardi di euro). Al primo posto ci sono gli alimenti “senza glutine”, che hanno registrato un aumento di apprezzamento soprattutto per  le referenze che riportano in confezione il logo con la spiga barrata dell’Associazione italiana celiachia (Aic), le cui vendite  sono aumentate del +3,1% a volume e del +6,2% a valore, avvicinandosi a 807 milioni di euro. Al secondo posto per rilevanza c’è la dicitura “senza conservanti”, il cui giro d’affari è aumentato dello 0,8% (superando i 3,1 miliardi di euro), seguita dal “senza lattosio”, un’indicazione attualmente presente sul 3,4% dei prodotti in commercio e che, nei 12 mesi considerati, ha ottenuto un +3,9% di vendite a volume e un +5,3% a valore, superando i 2,3 miliardi di euro. 

Tra i claim ancora poco rilevanti ma in forte crescita ci sono quelli legati al benessere e alla sostenibilità: “senza pesticidi/con uso limitato di pesticidi” (indicazione ad oggi presente solo sullo 0,2% dei prodotti in commercio, ma che vale 165 milioni di euro di sell-out), “senza/zero residui” (0,1% dei prodotti rilevati e di incidenza sul giro d’affari totale), la cui domanda è aumentata del 18% nell’ultimo anno, e “senza nitriti” (forte di una crescita annua del +8,5% del fatturato e del +13,2% dei volumi). 

Boom per gli alimenti “rich-in”

Sospinta dall’interesse per l’alimentazione sportiva, cresce l’attenzione per i cibi “arricchiti”, in particolare per quelli cosiddetti “proteici”, che in questo segmento rappresentano il primo claim per fatturato (oltre 2 miliardi di euro) e hanno registrato una crescita della domanda del +4,7% nei 12 mesi considerati, e quelli “ricchi di fibre”, che sono al primo posto in termini di consistenza numerica di referenze e valgono quasi 1,7 miliardi di euro di fatturato. Sempre più richiesti anche i cibi “arricchiti di minerali” e quelli con “fermenti lattici” (+10,8% a volume e +11,4% a valore, per un fatturato di circa 569 milioni di euro).

Il successo dei prodotti vegani 

Nei 12 mesi considerati, l’insieme dei prodotti che riportano sulla confezione almeno un claim associato a uno specifico stile alimentare ha registrato una crescita di vendite significativa (+3,2% a valore e +1,9% a volume). Tra questi il più attrattivo è “vegano” (+4,4% a valore e +3,2% a volume), seguito da “Plant based”, ancora poco diffuso ma le cui vendite sono aumentate più del 31% a volume e del 71% a valore (fatturato di 1,5 miliardi di euro). Cala invece l’apprezzamento per la dicitura “vegetariano” che ha perso il -1,4% a volume pur restando stabile a valore.

L’attrazione per ciò che è italiano, tipico e artigianale

Nel comparto food&beverage l’attestazione di “italianità” resta un fattore determinante nell’orientare le scelte di acquisto dei consumatori. Per esempio, nel periodo monitorato da Osservatorio Immagino, la presenza in confezione dell’icona della bandiera italiana è riuscita a far crescere le vendite del +0,4% a volume e del +2,8% a valore per un totale di 8,2 miliardi di euro. Altrettanto rilevante il ruolo delle diciture Dop (che ha portato a un aumento del +5,6% delle vendite in volume e un +9,4% di quelle a valore) e Igp (+1,2% a valore e del + 0,8% a volume), nonché l’indicazione della regionalità, con un particolare apprezzamento del pubblico per i prodotti provenienti dal Trentino-Alto Adige, seguiti da quelli della Puglia. Particolarmente attraenti risultano inoltre le indicazioni che rimandano al rispetto della tradizione nella formulazione e/o all’artigianalità della fattura, con claim come “ricetta antica”, “rustico”, “fatto a mano”, “nostrano”, che hanno fatto registrare un aumento delle vendite fino al 19% di alcuni prodotti recanti tali definizioni sulla confezione. 

Il ruolo delle certificazioni

Il consumatore italiano chiede sempre più prodotti certificati: in particolare cresce del + 5,6% la domanda di alimenti biologici recanti il “bollino” EU Organic (+4,2% di valore per un un giro d’affari superiore a 1,4 miliardi di euro). In aumento anche la rilevanza dei prodotti certificati kosher (+5,6% a valore e del +5,5% a volume) e halal ( +3,5% a valore e del +3,1% a volume). 

Cresce sul mercato anche l’attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale dei prodotti acquistati: per questo aumenta la rilevanza delle certificazioni FSC – Forest Stewardship Council (con un trend annuo di vendita del +2,7% a valore e del +0,5% a volume) e Fairtrade (crescita a valore del 5,9%, sostenuta da un aumento della domanda del 7,7%). 

Superfood in crescita, avocado e kamut in declino 

Anche in questa edizione di Osservatorio Immagino si conferma la rilevanza, per l’andamento delle vendite (che valgono un complessivo di 3,7 miliardi di euro), dell’indicazione sul packaging della presenza di ingredienti benefici o “superfood” : noci, cacao, peperoncino, matcha, goji, ma anche mirtilli e mango. Cresce l’apprezzamento per i semi (in particolare di zucca e di chia) mentre cala l’attrazione verso le spezie (in particolare curcuma e zenzero, molto apprezzati in passato) e l’avocado (vendite in calo del -1,4% a volume e -0,6% a valore), così come si riduce l’interesse per kamut (-8,7% a valore e -7,8% a volume) e farro (-2,4% a valore e -2,2% a volume), surclassati da avena e quinoa (+2,9% a valore e +2,3% a volume). 

I nuovi claim del 2026: “basmati” e “wasabi”

Le due new entry che l’Osservatorio Immagino sta monitorando da alcune edizioni e che continuano la loro marcia trionfale sono i claim “basmati” (le cui vendite hanno registrato un incremento del +5,5% a valore e del +8,1% a volume, arrivando a comparire su 110 prodotti per un incasso di oltre 61 milioni di euro) e “wasabi” (+20,8% a valore e +19,7% a volume), ancora presente su solo pochi prodotti, le cui vendite valgono però 1,7 milioni di euro. 

 

L’aperitivo italiano è in crisi: nei consumi fuori casa i giovani preferiscono la colazione

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Secondo il rapporto Nomisma presentato in occasione dell’evento AWAY 2026, le nuove abitudini degli italiani rispetto ai consumi fuori casa penalizzano l’aperitivo a favore di altre occasioni e “rituali” di convivialità, tra cui la colazione.

Consumi fuori casa in Italia: un mercato in trasformazione

Lo scorso 30 e 31 marzo a Milano si è tenuto AWAY 2026 – Scenari, nuovi riti e opportunità per la Marca nei consumi fuori casa l’evento annuale dedicato all’evoluzione del mercato away from home e alle strategie di crescita della Marca nel canale del consumo fuori casa, promosso da Centromarca con l’obiettivo di riunire aziende, operatori della filiera, esperti e stakeholder per approfondire trend di mercato, comportamenti di consumo e opportunità di sviluppo in un settore sempre più influenzato da trasformazioni economiche, turistiche e sociali. 

In questa occasione sono stati presentati i dati del rapporto Nomisma che delineano per un andamento del mercato contrastante: nel 2025 i consumi fuori casa hanno raggiunto il valore di 102 miliardi di euro (+ 1,5% rispetto al 2024) ma le visite totali sono diminuite dell’1,1%, polarizzandosi a favore di occasioni di convivialità alternative all’aperitivo.

Le ragioni del cambiamento: risparmio, salutismo, età del consumatore

Sulle ragioni di quello che gli analisti Nomisma hanno definito “ripensamento” dei consumi fuori casa pesano ragioni economiche ma anche culturali, sociali e demografiche. Da un lato la situazione di incertezza economica e l’elevato peso delle spese obbligate porta le famiglie italiane a limitare i consumi non essenziali, dall’altro c’è una crescente attenzione a alla qualità, al benessere fisico e mentale, con una preferenza per prodotti free-from o con benefici funzionali specifici anche fuori casa. Anche il fattore demografico ha un ruolo importante: i Baby Boomer trainano il mercato con una crescita delle visite del 3%, mentre la Generazione X manifesta la sofferenza maggiore con un calo del 5,6%.

L’aperitivo cede il passo alla colazione

L’aperitivo risulta essere l’occasione più colpita dalla crisi, con una riduzione delle visite del 5,8%. Tra le ragioni non solo l’attuale calo nel consumo di bevande alcoliche ma anche l’affermazione di nuove occasioni di consumo considerate più alla moda, come la colazione. Proprio il primo pasto della giornata sembra infatti rappresentare il  nuovo vero momento di aggregazione per i giovani (soprattutto per gli appartenenti alla Gen Z), sostenuto anche dal fiorire di nuovi locali specializzati in caffetteria moderna e viennoiserie.

Pranzo e cena trainati dalla Silver Economy

Il pranzo genera un volume d’affari di 27,4 miliardi di euro, ma risente della concorrenza della grande distribuzione che vede crescere le vendite di pasti pronti mentre la cena rimane l’occasione di convivialità dal più alto valore economico (37,2 miliardi di euro), pur facendo registrare importanti cambiamenti nel tipo di consumi (con la crescente predilezioni dei piatti unici e la riduzione delle ordinazioni di dolci e alcolici). Merito, in questo caso, anche di una nuova categoria di over 65, sempre più attivi, in salute e con una significativa capacità di spesa, contribuisce già oggi a circa il 25% dei consumi complessivi e rappresenta un segmento strategico per molti settori, anche grazie a una maggiore disponibilità di tempo libero.

Verso nuovi trend, abitudini e rituali di socialità a tavola

Sempre più selettivo e orientato al risparmio, ma anche più digitale e informato, l’avventore italiano non è quindi disposto a rinunciare all’esperienza del fuori casa, ma indirizza le sue consumazioni in modo diverso rispetto al passato: il prezzo resta un fattore determinante, ma non è più sufficiente da solo a guidare le scelte. Piuttosto pesa in maniera significativa il desiderio di vivere un’esperienza complessiva di valore, con proposte gourmet, porzioni più piccole ma più curate, e momenti di consumo ad alto contenuto di benessere e gratificazione.