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Pizza e Tiramisù: due eccellenze della cucina italiana unite per il World Tiramisù Day

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Carpe Diem inventa Pizzamisù, la pizza creativa e gourmet che fonde l’arte bianca con la pasticceria e omaggia il dolce più celebre della cucina italiana nel mondo.

World Tiramisù Day: la primavera inizia con golosità

L’equinozio di primavera – nel mondo della gastronomia – è l’occasione per celebrare alcune eccellenze della cucina tradizionale italiana. Tra queste c’è il tiramisù: un dolce nato forse per l’errore di un pasticcere maldestro, ma oggi conteso da diverse regioni e città (prima fra tutte Treviso) che ne rivendicano la paternità, questo dolce è considerato uno dei simboli della cucina tricolore e della convivialità nel mondo, tanto che il suo nome è una delle parole italiane più usate dagli stranieri secondo l’Accademia della Crusca.

Proprio il 21 marzo il tiramisù viene celebrato a livello internazionale con il World Tiramisù Day, un evento che rappresenta l’occasione in cui gli chef e i pasticceri più smaliziati – che non temono di giocare in modo creativo con la tradizione – possono di proporre innumerevoli reinterpretazioni della ricetta classica, realizzando qualcosa di sempre inedito e innovativo.

Pizzamisù: da Carpe Diem il dolce italiano per eccellenza sposa la pizza 

Tra le creazioni intorno al tiramisù realizzate per il 2026 c’è Pizzamisù, la nuova proposta creativa di Carpe Diem – Diversamente Pizza, la catena di pizzerie abruzzese nata nel 2011 dalla visione di Emilio Brighigna – pizzaiolo campano trapiantato in Abruzzo – e affermatasi negli anni come una realtà dinamica dedita alla pizza contemporanea, capace di entrare nel 2025 nella prestigiosa classifica 50 Top World Artisan Pizza Chains di 50 Top Pizza. Per l’occasione Carpe Diem ha voluto fondere arte bianca e pasticceria, trasformando il tiramisù in un dessert contemporaneo in linea con la filosofia gourmet del Gruppo e capace di rileggere il grande classico attraverso forme e consistenze nuove, senza tradirne l’identità e il gusto.

La ricetta della pizza-tiramisù

Alla base del Pizzamisù c’è un impasto al cacao soffice e leggero cotto al padellino, pensato per accogliere la classica crema al mascarpone e l’intensità aromatica del caffè espresso.  Il risultato è un omaggio creativo al tiramisù, equilibrato e moderno in cui tecnica, identità e sperimentazione convivono in perfetto equilibrio, che racconta la continua ricerca tecnica e creativa che contraddistingue Carpe Diem e che ha portato il brand a conquistarsi la propria nicchia di mercato proponendo una “pizza diversa” (coerentemente con il manifesto Diversamente Pizza che contraddistingue l’insegna).

Parola d’ordine “condivisione”: dal cucchiaio allo spicchio 

Pizzamisù nasce come un dolce ideale per essere condiviso, proprio come le pizze gourmet, che non a caso da Carpe Diem vengono servite al tavolo già tagliate a spicchi o tranci per facilitarne la degustazione. L’obiettivo è dare ai commensali seduti allo stesso tavolo la possibilità di assaggiare qualcosa di innovativo, moderno, diverso, permettendogli però al tempo stesso di ritrovarsi in quel senso di convivialità tutta italiana che restituisce al cibo il ruolo di mero pretesto per stare insieme e far rivivere a tavola quei trascorsi sensoriali che veicolano un comune senso di appartenenza culturale e territoriale che si esprimono nel gusto.

Pizza e tiramisù: un matrimonio già visto (ma che funziona sempre)

Quello proposto da Carpe Diem con Pizzamisù è solo l’ultimo in senso cronologico di una serie di esperimenti (riusciti) che hanno visto protagonista questo matrimonio tra icone della cucina italiana. Un altro esempio è la Pizza Tiramiseu di Seu Illuminati a Roma (una delle migliori pizzerie italiane, in zona Trastevere), dolce signature ideato nel 2023 dal pizzaiolo Pier Daniele Seu, che ha rivisitato in chiave creativa il classico tiramisù, rielaborandolo sotto forma di pizza dessert con una base di impasto al cioccolato caramellizzato con zucchero di canna, che – fuori dal forno –  accoglie  una ricca crema pasticciera alla vaniglia e mascarpone, un gel di caffè e una polvere di caffè per intensificare il gusto, con il tocco finale di ricotta mantecata con cacao.

Insomma, che si tratti della ricetta classica o delle sue reinterpretazioni creative, il tiramisù (così come la pizza) è un must della cucina italiana che non delude mai e che, proprio in virtù della sua indiscussa eccellenza, ben si presta a essere rivisitato, rinnovato e trasformato, senza timore di perdere la sua capacità di restare fedele alle radici e anzi, facendosi il testimone di come la tradizione italiana possa evolversi senza snaturarsi, per ispirare linguaggi contemporanei e sperimentazioni creative.

Attico sul mare: cucina tipica delle Marche in versione gourmet con affaccio sul blu

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Brodetto alla sanbenedettese, ma anche insalata di mare tiepida, bomboletti e olive ascolane rivisitate: il ristorante fine dining Attico sul Mare recupera le ricette tradizionali della cucina marchigiana e le reinterpreta in chiave sorprendente e sostenibile, grazie anche al nuovo orto nato dal recupero di un frutteto del Settecento.

Attico sul mare_vista panoramica

Attico sul Mare: eredità culinarie in una cornice esclusiva sull’Adriatico

Situato al secondo piano di Palazzo Kursaal, un edificio liberty sul lungomare di Grottammare (Ascoli Piceno), Attico sul Mare è il ristorante in cui dal 2007 i fratelli Simone e Sara Marconi propongono ai turisti di passaggio e ai residenti del comune marchigiano la cucina autentica del territorio ereditata dalle nonne Vera e Jolanda, rivisitata in chiave elegante e contemporanea alle mani del giovane chef Mirko Lucidi, a capo della cucina da febbraio 2026.

Attico sul mare_sara e Simone Marconi

Non il solito Brodetto: il gusto autentico della cucina marchigiana in evoluzione

L’offerta gastronomica di Attico sul Mare si declina tra una proposta alla carta e diversi menu degustazione che ripercorrono i 18 anni di storia del locale, ma ne esprimono anche la crescita e l’evoluzione, mantenendo sempre come protagonisti i prodotti autoctoni del territorio e le ricette tipiche della tradizione gastronomica marchigiana: dalla classica insalata di mare (preparata con molluschi e crostacei, cotta al vapore e servita rigorosamente tiepida), al celebre Brodetto alla sambenedettese, che da Attico sul Mare assume la forma di un amuse bouche con la Finta oliva all’ascolana (con polpa di brodetto impanata nelle lische di pesce) o si ritrova in versione alleggerita e contemporanea, come zuppetta dalla spiccata nota acida, accompagnata da tubetti con cui fare la “scarpetta” sul fondo della pentola.

Quinto quarto di mare e gesti che evocano il passato

L’impronta contemporanea conferita dallo chef al menù di Attico sul Mare parte proprio dal recupero dell’approccio alla cucina tipico della tradizione passata, tra quinto quarto di mare e prodotti a km zero. Ampio spazio all’interno delle pietanze è lasciato al pesce povero e alle sue interiora (dalla sfera di Foie gras di merluzzo con gelatina al Campari, scorza d’arancia candita e granella di arachidi alla Trippa di rana pescatrice, fino Cavatello alla quintessenza di mare) ma anche ad alcune pietanze di un tempo che oggi non si trovano quasi più, come i “bomboletti”, ovvero le lumachine di mare cotte in umido in un sughetto saporito con aglio, passata di pomodoro, finocchietto selvatico (detto locale “bastardo”) e peperoncino. Un tempo erano servite direttamente con il guscio, mentre qui vengono presentate già  pronte per essere mangiate con il cucchiaio, pescandole in un finto “sottobosco” di funghi, finocchietto selvatico e salvia. Una coccola per il cliente che rievoca il gesto che in passato solo i nonni riservavano ai nipoti, sollevandoli dal disagio di dover estrarre il mollusco dal guscio con lo stuzzicadenti. 

Focus sull’elemento vegetale: il nuovo progetto di Hortus

Anche l’elemento vegetale riveste un ruolo centrale nell’attuale proposta di Attico sul Mare. La cucina del ristorante può infatti contare sui prodotti ottenuti da Hortus, l’azienda agricola di proprietà della famiglia Marconi situata nel vicino comune di Massignano, che da quest’anno si arricchisce dei frutti di un giardino murato di circa 4000 metri quadri, recentemente riconosciuto dal Ministero della Cultura come giardino storico italiano di rilevanza nazionale e inserito tra le bellezze del FAI

Erede della ricca produzione agrumicola che caratterizzava questa zona tra il XVI e XVIII secolo, ancora oggi regala una cultivar rara come l’Arancia Bionda del Piceno, insieme ad altre specie di frutti (mele, nespole, giuggiole, ecc) appartenenti a varietà antiche, recuperate e rimesse a coltura per produrre alcune delle eccellenze destinate al menù di Attico sul Mare, insieme a olio di produttori locali, farine macinate a pietra, pescato freschissimo, carne controllata fornita da allevatori di fiducia, oltre all’immancabile vino che la sommelier Sara Marconi racconta con entusiasmo ai suoi ospiti guidandoli nella degustazione e nell’abbinamento con i piatti dello chef. 

Insomma, in una cornice di eleganza e raffinatezza contemporanea, da Attico sul Mare resta vivo quel senso di spontaneità conviviale, quel piacere per la riscoperta e la condivisione di sapori identitari che parlano del territorio e di chi da sempre lo rispetta e ne tramanda la storia e l’autenticità, facendo rivivere il passato nei gesti di tutti i giorni, a tavola e fuori.

Tenuta di San Pietro a Pettine: un borgo umbro del 1100 che celebra i territorio a partire dal tartufo

Tra ulivi, tartufi, boschi e borghi storici, la Tenuta di San Pietro a Pettine (a Trevi) è un microcosmo di bellezza ed eccellenza gastronomica che dal 2013 offre ai suoi ospiti un’immersione nel fascino più autentico dell’Umbria.

Un ecosistema d’eccellenza tra ristorazione, territorio e sostenibilità 

Nel cuore dell’Umbria, a Trevi, la Tenuta di San Pietro a Pettine è la concretizzazione dell’ultimo progetto di accoglienza e ristorazione d’eccellenza voluto da Carlo Caporicci, già proprietario dell’omonima azienda alimentare artigianale fondata nel 1948 e specializzata nella raccolta, lavorazione e commercializzazione del tartufo locale in tutto il mondo. 

Il fascino di soggiornare in un borgo del 1100 d.C.

La tenuta si estende su una superficie di 12 ettari e fa parte di un borgo risalente al 1100 d.C. che si sviluppa attorno a una chiesa romanica del Cinquecento nota come storico luogo di culto e di sosta per San Francesco e i pellegrini diretti a Roma. Qui la completa ristrutturazione operata dalla famiglia Caporicci nel 2012 ha riportato alla luce affreschi del Cinquecento attribuibili ad allievi di Giotto e una pala coeva, successivamente donata alla Pinacoteca Comunale di Trevi

Tartufo umbro protagonista dentro e fuori dalla cucina 

Della Tenuta di San Pietro a Pettine fanno parte anche 9 ettari di tartufaie coltivate che, insieme ai circa 2.000 ettari di tartufaie naturali circostanti, sulle quali l’azienda detiene l’esclusivo diritto di raccolta, forniscono in tutte le stagioni buone quantità di tartufo locale di diverse tipologie. 

Oltre ad approvvigionare il ristorante della Tenuta stessa e molte altre realtà gastronomiche (anche stellate) a livello internazionale, questo prodotto è l’immancabile protagonista delle “cacce” con cani e cavatori proposte ai visitatori del borgo, siano essi visitatori di passaggio o ospiti che si fermano a soggiornare in una delle quattro suite allestite nella casa padronale o nella dependance affacciata sulla piscina panoramica. 

La Cucina: il ristorante che esalta l’eccellenza estemporanea

Il cuore della Tenuta di San Pietro a Pettine è il ristorante La Cucina, inaugurato nel 2013 e diretto dalla chef Alice Caporicci. Qui ogni piatto è pensato per esaltare il meglio di ciò che il territorio ha da offrire (inclusi l’olio extravergine “Aurelia” ricavato dai 3 ettari di uliveti di proprietà e i formaggi pecorini stagionati direttamente nella grotta ricavata da un’antica cisterna muraria presente sul sito) e il menù nel suo insieme rifugge dalla rigida struttura dei classici percorsi degustazione.

Abbandonando la distinzione e la gerarchia tra le portate, la chef sceglie di esprimere in modo più disinvolto la sua creatività e, al tempo stesso, riporta al centro dell’esperienza gustativa l’ospite, che qui può sentirsi libero di scegliere ciò che vuole assaggiare, nell’ordine in cui lo preferisce. Un modo accogliente e sincero di raccontare il territorio e il lavoro attento e onesto compiuto da chi vive in sinergia con esso ogni giorno. 

Hotel Bristol Palace a Genova: dove il fascino della Belle Époque incontra la tradizione della cucina ligure

L’Hotel Bristol Palace, aperto dal 1905 nel cuore di Genova, è un emblema di quel lusso discreto tipicamente ligure in cui la bellezza architettonica del liberty incontra il fascino della Belle Époque senza rinunciare alle tradizioni della cucina locale e alla ricerca del benessere.

Hotel Bristol Palace Genova
Hotel Bristol Palace Genova

L’Hotel Bristol Palace è uno degli alberghi 5 stelle più antichi di Genova, ospitato dal 1905 in un palazzo in puro stile liberty e affacciato su una delle vie più signorili della città, dove arte, cultura, storia, finanza e shopping si incontrano. La struttura conserva intatto il fascino della Belle Époque, unito al senso discreto del lusso che caratterizza l’autentica “genovesità”: così bisogna passare attraverso un ingresso apparentemente angusto, lungo e stretto come un corridoio, per accedere alla maestosità imponente degli interni, tra ampie sale comuni, soffitti infiniti e le 133 camere (di cui 5 suite) che parlano di un’eleganza d’altri tempi nonostante siano state interamente ristrutturate, insonorizzate e dotate di tutti i comfort moderni.

Hotel Bristol Palace_ Room

Il fascino genovese che ha ispirato Vertigo di Alfred Hitchcock

Tra gli aneddoti più interessanti legati all’Hotel Bristol Palace c’è la passione espressa per questo luogo dal celebre regista Alfred Hitchcock, che oltre a scegliere la struttura per i suoi frequenti soggiorni liguri, si ispirò alla sua architettura quando immaginò alcune delle scenografie dei suoi film. In particolare la spirale che fa da leit-motiv al capolavoro Vertigo – La donna che visse due volte è la rievocazione dell’imponente scalone ellittico in marmo bianco con una ringhiera in stile liberty che dalla reception sale fino all’ultimo piano in un vortice che sembra essere sospeso nello spazio e termina con una copertura in vetro policromo decorato. 

La scalinata liberty che ha ispirato Alfred Hitchcock

L’autentica cucina ligure in un contesto internazionale

L’Hotel Bristol Palace è da sempre un ambasciatore della cultura gastronomica locale. Presso il Ristorante Giotto situato al secondo piano della struttura la clientela internazionale può infatti compiere un autentico viaggio alla scoperta dei sapori e dei prodotti del territorio ligure e della cucina tradizionale genovese, grazie a un menù che, accanto ad alcune delle ricette nazionali più apprezzate dai turisti stranieri, propone ricette di mare e di terra tipicamente liguri come Cima, Mandilli de Sea al Pesto, “Ciuppin alla ligure” (zuppa di pesce con crostini di pane alle erbe aromatiche), Minestrone alla Genovese con “bricchetti” della Valpolcevera (un formato di pasta fresca tradizionale), Ravioli al Tocco Genovese, Buridda di Seppie con piselli e patate, Acciughe alla Ligure impanate e fritte. Tutte rivisitate con originalità e capaci di adattarsi ai gusti del palato moderno. 

Ristorante Giotto _ Bristol Hotel Genova

Un punto di partenza per scoprire le bellezze di Genova

Grazie alla sua posizione strategica, l’Hotel Bristol Palace è la sistemazione ideale per un itinerario alla scoperta delle bellezze e delle particolarità della città di Genova. Dalle ampie piazze e alle vie signorili su cui si affacciano chiese e palazzi dalle facciate imponenti (da Palazzo Ducale ai Palazzi dei Rolli, patrimonio UNESCO), agli stretti “caruggi” con le loro botteghe storiche (come l’antica confetteria Romanengo e il negozio di abbigliamento Pescetto), fino al vicino quartiere Boccadasse, che si estende in quello che anticamente era un borgo marinaro, caratterizzato da una piccola spiaggia di ciottoli e residenze color pastello con le tradizionali persiane verdi e le finte finestre dipinte: la versione ligure del trompe-l’œil francese, qui utilizzato come stratagemma per ridurre l’ammontare delle imposte un tempo calcolate proprio in base al numero di vedute delle singole residenze. ù

Futuro prossimo: il progetto della spa sotterranea

Custode di un passato illustre e testimone di un savoir vivre senza tempo, l’Hotel Bristol Palace è sempre attento a rinnovarsi per soddisfare i desideri dei propri ospiti e offrire loro un soggiorno piacevole a 360 gradi. Per questo la proprietà ha già avviato un progetto di costruzione di una nuova spa sotterranea, che permetterà a chi si troverà ad alloggiare in struttura – per turismo o per lavoro – di concedersi piacevoli momenti di relax in un ambiente moderno e confortevole ma non per questo privo di storia: pare infatti che proprio i sotterranei dell’albergo ospitassero un tempo il tunnel che gli invasori tedeschi avrebbero scavato per collegare direttamente al porto della città l’Hotel Bristol Palace, occupato durante la seconda guerra mondiale e trasformato in uno dei loro principali quartier generale.

 

Verdura Resort: l’ospitalità siciliana celebra la longevità e il silenzio

Con la riapertura per la stagione 2026,  Verdura Resort, il flagship resort di Rocco Forte in Sicilia svela il suo programma per la longevità ispirato alle Blue Zones, le regioni del mondo in cui si vive più a lungo e meglio. La novità? Un inedito “itinerario del silenzio” e il benessere come stile di vita. 

In occasione della riapertura della stagione turistica 2026, Verdura Resort di Rocco Forte a Sciacca (Agrigento, Sicilia) svela la sua idea di ospitalità ispirata ai concetti di longevità, comunità, e creatività e invita i suoi ospiti internazionali ad abbracciare un nuovo stile di vita basato su ritmi più lenti e sul lusso del silenzio.

Ospitalità siciliana di lusso ispirata alle Blue Zones

Il Verdura Resort di Rocco Forte propone un modello di accoglienza che si ispira a una recente ricerca che ha portato a identificare proprio nella vicina Caltabellotta la prima “Zona Blu” siciliana. Il borgo, distante solo pochi km dalla struttura, si è infatti da poco aggiunto alla lista delle aree del mondo in cui notoriamente la popolazione è più longeve e più sana.

Programma Longevity: migliorare il proprio stile di vita in pochi giorni

Il Programma Longevity proposto da Verdura Resort è disponibile nella formula da 6 o 10 giorni e rivolto anche ai visitatori che non soggiornano nella struttura. Protagonista del percorso è un piano nutrizionale ispirato alle più recenti scoperte effettuate nell’ambito della scienza dell’alimentazione, combinato con le più innovative tecniche diagnostiche basate su esami del sangue, test di sensibilità alimentare e screening funzionale completo per determinare l’età biologica dell’organismo, indipendentemente da quella anagrafica. 

Ritrovare il benessere tra dieta gourmet, relax e attività fisica

A partire da queste indagini viene impostato un percorso di remise en forme e di educazione a un corretto stile di vita basato sui programmi benessere signature delle Irene Forte Spa e sugli esclusivi menu Nourish ispirati alla dieta mediterranea e realizzati con ingredienti biologici e locali, creati dal team del resort per essere nutrizionalmente completi senza rinunciare al gusto.

A questi rimedi si aggiungono attività esterne, come uscite in bicicletta, passeggiate tra uliveti secolari, degustazioni di olio EVO autoctono e laboratori di produzione della ricotta in compagnia di un pastore del borgo.

Le novità della stagione 2026: silenzio terapeutico e connessione con la natura

Per la stagione 2026, Verdura Resort svela inoltre due novità assolute: 

  • l’Itinerario del Silenzio: un percorso in cui il digital detox si unisce alla piacevolezza della scoperta di luoghi fuori dai circuiti turistici, dal Teatro Andromeda al Cretto di Burri di Gibellina, opera di land art tra le più maestose al mondo, nella città Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026;
  • il Verdura Experience Hub: un’oasi dedicata a chi ama lo sport e la connessione profonda con la natura, immersa nel parco privato del resort. Qui un concierge sportivo è a disposizione per personalizzare il soggiorno, con attività pensate per favorire la longevità attiva: dalle escursioni a cavallo al tramonto in spiaggia al tiro con l’arco, dai percorsi a piedi tra gli uliveti allo yoga, pilates e tennis.

Benessere anche a tavola: la proposta gastronomica di Verdura Resort 

Presso Verdura Resort, l’attenzione al benessere coinvolge anche il gusto, grazie ai sette ristoranti presenti nella struttura, che offrono una proposta gourmet ma anche salutare, in cui il buon cibo si armonizza con il concetto di equilibrio nutrizionale grazie a piatti che privilegiano gli ingredienti vegetali di stagione, il pescato locale e l’olio d’oliva extravergine ottenuto direttamente dagli uliveti di proprietà della struttura. Gli ospiti possono inoltre immergersi nella cultura enogastronomica del territorio e apprendere i principi cardine della longevità a tavola grazie alle cooking class organizzate nella Casetta nell’Orto.

Attenzione al benessere anche dei piccoli

L’impegno del Verdura nel promuovere uno stile di vita ispirato alle Blue Zone non esclude neppure ospiti più piccoli, grazie al programma Rocco Forte Kids che garantisce ai bambini di sentirsi coccolati tanto quanto gli adulti. Il programma è rivolto a tutte le età dell’infanzia e include divertenti attività dedicate, itinerari a misura di bambino, trattamenti termali per l’infanzia e forme di  intrattenimento interattivo direttamente in stanza.

Esclusività e privacy nelle Rocco Forte Private Villas

Dal 2021, alle 203 tra camere e suite disponibili all’interno di Verdura Resort, si sono aggiunte le Rocco Forte Private Villas: 20 residenze indipendenti, che integrano i servizi offerti dalla struttura garantendo il massimo della privacy all’interno di soluzioni abitative in cui l’architettura fonde il contemporaneo con dettagli tipici e riconoscibili della tradizione siciliana.

Valdo festeggia 100 anni. Storia, innovazione e futuro del Prosecco di Valdobbiadene

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Valdo festeggia 100 a Milano raccontando l’evoluzione del prosecco tra tradizione, innovazione enologica e visione imprenditoriale. Un secolo di storia nelle colline di Valdobbiadene che porta con sé il valore di una grande marchio

Al Teatro Gerolamo di Milano Valdo ha celebrato i suoi primi cento anni con un evento dal forte taglio narrativo e culturale, intitolato “Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura”. Una mattinata costruita come un racconto corale che ha intrecciato memoria, evoluzione del gusto e visione imprenditoriale, restituendo il ritratto di un’azienda che in un secolo ha saputo interpretare e accompagnare la trasformazione del prosecco da vino territoriale a fenomeno globale. Il format dell’incontro, scandito da immagini e testimonianze, ha mostrato come il prosecco non sia soltanto un prodotto enologico, ma anche un linguaggio sociale e un simbolo dello stile italiano contemporaneo.

Il prosecco come fenomeno culturale

A guidare il pubblico nel racconto è stato Pino Strabioli, regista e divulgatore di cultura, che ha dialogato con Pierluigi Bolla, presidente di Valdo e seconda generazione della famiglia alla guida dell’azienda. Con loro sul palco anche la chef stellata Chiara Pavan e il giornalista e wine expert Giulio Somma. Il confronto ha attraversato epoche e prospettive differenti — economiche, culturali ed enologiche — offrendo uno spaccato di come il prosecco sia diventato negli anni un simbolo di convivialità moderna e di italianità nel mondo.

La lungimiranza di Valdo: evolversi restando fedeli alla propria terra

Nel suo intervento, Pierluigi Bolla ha ripercorso le tappe chiave della storia aziendale, sottolineando come il traguardo dei cento anni rappresenti soprattutto un punto di partenza verso nuove sfide. La filosofia di Valdo è sintetizzata in un’espressione che risale a una campagna degli anni Novanta: “una vita vivace”, formula che racconta un approccio dinamico e curioso al mondo del vino. Innovazione, qualità e valorizzazione della tradizione sono state le direttrici lungo cui l’azienda ha costruito la propria identità. Tra le scelte più lungimiranti ricordate dal presidente c’è quella compiuta nel 1951 di adottare il nome Valdo, oggi strettamente associato al territorio di Valdobbiadene, cuore qualitativo del Prosecco Superiore.

Dalla locanda di Albano Bolla a brand internazionale

La storia di Valdo affonda le sue radici nel 1883, quando Albano Bolla, proprietario di una locanda a Soave, iniziò a produrre vino per i propri ospiti, portandolo poi nei locali di Venezia e Milano. Il percorso imprenditoriale prende forma nel 1926 con la nascita della Società Anonima Vini Italiani Superiori e si consolida nel 1938 quando Sergio Bolla completa l’acquisizione dell’azienda. Nel 1951 nasce ufficialmente Valdo, avviando una fase di crescita destinata a trasformare la cantina in uno dei protagonisti del panorama del prosecco.

Innovazione enologica e visione orientata al consumatore

Durante l’incontro, Giulio Somma ha evidenziato come Valdo abbia spesso anticipato le evoluzioni del settore. Secondo il giornalista, l’azienda ha sviluppato fin dalle origini un approccio che oggi definiremmo customer oriented, derivato dall’antica tradizione di accoglienza della famiglia Bolla. Questo ha portato alla creazione di uno stile vinicolo riconoscibile, fatto di ricerca e sperimentazione: dal metodo classico alle cuvée dedicate alla ristorazione, fino alle etichette più recenti capaci di esprimere profondità e complessità organolettica.

Presidente Pierluigi Bolla.

Prosecco, cucina contemporanea e sostenibilità

Il dialogo ha toccato anche il rapporto tra vino e gastronomia. La chef Chiara Pavan ha sottolineato come il prosecco sia sempre più presente nella ristorazione di qualità, grazie alla sua versatilità e al profilo aromatico fresco e fragrante. Secondo la chef, il prosecco si abbina con naturalezza ad antipasti, piatti di verdure e preparazioni di pesce, e rappresenta un vino capace di interpretare la sensibilità contemporanea verso una cucina più leggera e sostenibile.

 

Il valore del territorio di Valdobbiadene e un marchio storico 

Al centro della narrazione è rimasto il territorio. Da cento anni Valdo produce prosecco sulle colline tra Conegliano e Valdobbiadene, un paesaggio vitivinicolo unico riconosciuto Patrimonio UNESCO nel 2019. In questo contesto la Glera trova una delle sue espressioni più eleganti, interpretata dalla cantina con un equilibrio tra rispetto della tradizione e ricerca tecnica. Il percorso aziendale ha accompagnato le grandi trasformazioni del settore: dalla distribuzione nazionale degli anni Sessanta all’espansione internazionale tra anni Ottanta e Novanta, fino alla costruzione del nuovo stabilimento produttivo. Oggi Valdo entra ufficialmente nell’Associazione Marchi Storici d’Italia, riconoscimento che ne certifica il valore nella storia imprenditoriale del Paese. Lo sguardo è già rivolto alla prossima fase di sviluppo. Tra i progetti più recenti figurano l’acquisizione dell’azienda agricola I Magredi, nelle Grave del Friuli, con 65 ettari di vigneti destinati a nuovi progetti tra vini fermi, metodo Charmat e metodo classico. Sul fronte delle nuove tendenze di consumo, la cantina ha inoltre presentato Valdo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs, proposta dealcolata che intercetta l’evoluzione dei gusti contemporanei.

Un secolo di bollicine italiane

La celebrazione milanese ha così raccontato molto più di una storia aziendale. Ha mostrato come Valdo abbia saputo attraversare cento anni di cambiamenti mantenendo intatta la propria identità, ma evolvendo continuamente linguaggi, tecniche e visione. Un percorso che dimostra come il prosecco, da vino territoriale, sia diventato un vero fenomeno culturale globale — senza perdere il legame con le colline che lo hanno visto nascere.

Vermouth Day: il 21 marzo è la giornata internazionale del drink torinese icona dell’aperitivo all’italiana

Il 21 marzo si celebra la giornata mondiale del Vermouth, il vino aromatizzato che dal XVIII secolo è il simbolo del buon bere alla piemontese e del rito tutto italiano dell’aperitivo. Un’occasione per valorizzare un’eccellenza storica che conserva il suo fascino anche nella mixology contemporanea.

Vermouth Day: l'aperitivo all'italiana made in Torino

Omaggio al Vermouth: l’antenato sabaudo dell’aperitivo italiano

Il 21 marzo è il Vermouth Day, la giornata internazionale che dal 2021 celebra il vino aromatizzato nato a Torino 240 anni fa e divenuto un simbolo della tradizione tutta italiana dell’aperitivo. Ideato nel 1786 dal distillatore piemontese Antonio Benedetto Carpano, questo drink erede degli antichi elisir alcolici medicamentosi  – il nome deriva infatti da “Wermut”, il termine tedesco utilizzato per indicare l’assenzio – ha assunto una funzione conviviale nei salotti aristocratici e nei caffè storici della capitale sabauda, dove grazie all’aggiunta del Selz ha dato vita al “Vermuttino” protagonista della famosa “Ora del Vermouth”, da cui discende il rito dell’aperitivo, diffusosi in tutta Italia e poi anche all’estero. 

Aperitivo con Vermouth

L’unico vero vino balsamico di Torino

L’espressione “Vero vino balsamico detto Vermut di Torino” comparve per la prima volta nel 1833: si trattava di un distillato considerato unico, più dolce e aromatico rispetto a tutti gli altri prodotti in Italia, che ottenne una definizione normativa con il Regio decreto-legge del 9 novembre 1933, n. 1696, nel quale venivano riportate le indicazioni generali al fine di caratterizzare il prodotto (gradazione alcolica minima, tenore zuccherino, percentuale in volume del vino base e delle sostanze aggiunte). Oggi il Vermouth è riconosciuto e tutelato dal Regolamento comunitario CE n. 1601 del 10 giugno 1991, che per la prima volta ha individuato le indicazioni geografiche per i vini aromatizzati. Il “Vermouth di Torino” è diventato così il riflesso di un’identità territoriale specifica e distintiva, nonché un patrimonio culturale della città sabauda che ha poi conquistato anche Francia, Spagna, Stati Uniti e America Latina. 

Torino, dove è nato il Vermouth

Il primo drink “femminile” e la rivoluzione nel mercato degli alcolici

All’inizio del Novecento il più diffuso era il “Vermouth bianco”, caratterizzato da una tonalità chiara e definito “Delizia per signore” per le sue note floreali e agrumate: la sua nascita ha rappresentato una rivoluzione nel mercato degli alcolici, che per la prima volta ha visto l’ingresso anche delle donne nei bar. A partire dagli anni Venti del secolo ha iniziato invece ad affermarsi il “Vermouth rosso“, colorato con il caramello – in linea con i cocktail del mercato americano –, insieme ad altre declinazioni come quello “Ambrato” e “Rosato”. Ciò che resta comune sono la ricetta e le modalità di distillazione specifiche, indispensabili per identificare l’autentico “Vermouth di Torino”. 

La ricetta del drink piemontese per eccellenza

Il “Vermouth di Torino” viene classificato non solo in base al colore ma anche alla quantità di zucchero impiegata nella sua preparazione: il distillato può quindi essere “extra secco” o “extra dry” (se contiene meno di 30 grammi di zucchero per litro); “secco” o “dry” (se contiene meno di 50 grammi per litro); “dolce” (se il tenore di zucchero è pari o superiore ai 130 grammi per litro). Inoltre il disciplinare che tutela il Vermouth di Torino prevede anche la dicitura “Vermouth Superiore”, che si riferisce solo a prodotti con un titolo alcolometrico almeno del 17% vol., realizzati con minimo il 50% di vini piemontesi e aromatizzati con erbe coltivate o raccolte in Piemonte. 

La ricetta storica prevede infatti una combinazione di 27 erbe aromatiche (appartenenti al genere Artemisia) e spezie. Tra gli ingredienti compaiono quindi assenzio, maggiorana, origano, lichene polmonario, rabarbaro, anice stellato, camomilla, cannella, noce moscata, chiodi di garofano, arancio amaro, ginepro, sambuco e zenzero. 

Come si ottiene il vero Vermouth torinese

Una volta selezionata la base alcolica (che può essere costituita da vino bianco, rosato o rosso), vengono aggiunti gli estratti aromatici ricavati da erbe e spezie precedentemente messe in infusione in una soluzione idroalcolica per 15-20 giorni. Il tutto viene poi miscelato con zucchero (ma anche mosto d’uva, zucchero caramellato o miele) e lasciatp a maturare in vasche di affinamento di acciaio. Infine, si procede al filtraggio e al confezionamento, all’interno di bottiglie che spesso rappresentano veri e propri oggetti dal design artistico pensati come omaggio al patrimonio architettonico di Torino. 

Un alcolico buono da solo o come ingrediente per i cocktail

L’originale Vermouth rosso può essere gustato da solo con ghiaccio – per apprezzarne la complessità botanica –, con l’aggiunta di soda – per ottenere un drink fresco ed equilibrato – o miscelato con altri ingredienti per conferire sapore e carattere a qualsiasi cocktail. Questo distillato aromatico si è così trasformato nel tempo in un protagonista intramontabile della mixology, entrando a far parte di grandi drink classici italiani e internazionali come il Negroni (gin, bitter, vermouth rosso), l’Americano (vermouth rosso, bitter, soda) e il Manhattan (whiskey, vermouth rosso, angostura), spesso guarnito con una scorza d’arancia. 

Vermouth nei cocktail

Proprio grazie a questa versatilità il Vermouth di Torino continua ad essere apprezzato ancora oggi come distillato contemporaneo, nonché come ingrediente di un buon bere e bien vivre tutto italiano, in cui il momento dell’aperitivo è l’emblema di un desiderio di convivialità senza tempo, che il 21 marzo viene omaggiato a livello internazionale, ma che in Italia viene celebrato ogni giorno come un irrinunciabile rito di socialità.

Piemonte oltre l’enoturismo: Hotel Ascheri offre un modo più intimo di vivere il Roero

Hotel Ascheri è un’isola da scoprire nel cuore di Bra, nel Roero, dove il rispetto per la vigna e l’amore per il territorio danno origine a vini fortemente identitari, ma anche a una visione personale di accoglienza per tutto l’anno, che va oltre il tradizionale enoturismo puntando su una fusione di benessere, gastronomia e arte, che permette di sentirsi in famiglia.

Immersa nel cuore del Roero, in una regione del Piemonte che – rispetto a Langhe e Monferrato – è ancora poco battuto dai circuiti del turismo enogastronomico, Cantine Matteo Ascheri è un’azienda familiare con 180 anni di storia che oggi offre un modo diverso di vivere l’immersione nella cultura vitivinicola del territorio. Oltre al lavoro diretto nelle vigne (40 ettari suddivisi in appezzamenti sparsi spesso non contigui) e alla produzione propria di vino (240.000 bottiglie all’anno), la settima generazione di Cantine Ascheri ha dato vita a una formula di accoglienza più completa e trasversale, che non si limita alle semplici visite con degustazione in cantina, ma permette agli ospiti di vivere un’esperienza confortevole, in un contesto familiare, durante tutto l’anno.

Ascheri Hotel: un albergo a 4 stelle e “camere con vista” sul Piemonte

Aperto dal 2005 al piano superiore della cantina, Albergo Ascheri è un hotel 4 stelle ospitato in un edificio dalla struttura minimalista ispirata alla storia post-industriale di Bra e in particolare alle fabbriche di concia del cuoio che resero prospera la città nel XIX secolo. Il cuoio e il cemento, utilizzati in varie forme – soprattutto nell’ampia sala lounge –, rievocano questo passato industriale, mentre la malta tradizionale e gli elementi naturali come la quercia da sughero e la vite selvatica evocano il legame con la tradizione rurale. Nelle 27 camere disponibili i richiami al vino emergono dalla particolare architettura dei soffitti, dai colori caldi delle pareti e dalla presenza di elementi in legno che ricordano le tradizionali barrique. Inoltre ciascuna di esse è stata letteralmente progettata attorno ai cannocchiali nascosti nel muro rivolto all’esterno della struttura, ciascuno dei quali puntato su un dettaglio architettonico di Bra e dei comuni limitrofi, per dare modo all’ospite di sentire il legame profondo della struttura con il territorio nonostante l’assenza di un vero e proprio affaccio sui vigneti. 

Il gusto della cucina piemontese in un’osteria tradizionale

Adiacente all’hotel, affacciata sulla corte centrale dominata da uno splendido albero di sughero, si trova l’Osteria Murivecchi, aperta dalla stessa famiglia Ascheri negli spazi delle antiche cantine di affinamento del Barolo. La cucina è quella tradizionale piemontese, declinata con un menu che cambia ogni settimana, ma in cui non mancano mai eccellenze locali come i salumi tipici, la celebre salsiccia di Bra, i Tajarin fatti in casa nelle loro varie ricettazioni, i risotti, il Bonet

Benessere psicofisico in una spa di tre piani

Nel 2022 Ascheri Hotel ha integrato ulteriormente la sua offerta inaugurando la SPA Gallery, aperta tutti i giorni su prenotazione e accessibile anche per chi non soggiorna in albergo. Un luogo pensato per il benessere psicofisico distribuito su tre livelli, che include due saune (bio-sauna a 60° e sauna finlandese a 85°), docce emozionali, due idromassaggi (di cui uno esterno nel solarium), un bagno turco, un percorso per il massaggio plantare con temperature alternate, una sala sensoriale con aromi, suoni e immagini per un’esperienza immersiva, una sala massaggi, un corner tisaneria, e una palestra attrezzata. 

Laboratori di pittura nell’atelier dell’artista

Per chi desidera un altro tipo di benessere ci sono invece le Art Class organizzate dall’artista Maura Boccato Ascheri (nonché moglie di Matteo, titolare di Cantina Ascheri), che accoglie gli ospiti dell’isola Ascheri nel suo atelier personale, situato proprio accanto all’hotel. Un luogo magico in cui Maura realizza opere ecosostenibili sviluppate attorno al mondo del vino con materiale derivanti proprio dagli “scarti” di produzione della Cantina come imballaggi e tinture naturali ricavate dal vino stesso. L’esperienza dura 120 minuti ed è disponibile su prenotazione – direttamente alla reception dell’albergo – per massimo 8 ospiti adulti alla volta al costo di 40 euro. L’obiettivo? Avere la conferma che con un po’ di colore e un calice di vino la vita è più bella

 

 

Lady Drink compie 30 anni: edizione speciale del concorso dedicato alle donne dei cocktail

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Con l’edizione 2026 il concorso che celebra la storia della mixology al femminile raggiunge il traguardo dei trent’anni di attività e festeggia con un evento all’Excelsior Palace Portofino Coast il 30 marzo.

Lady Drink compie 30 anni

Lady Drink: 30 anni che hanno trasformato il ruolo femminile dietro al bancone

Nel 2026 il concorso Lady Drink raggiunge un traguardo simbolico: trent’anni di attività dedicati alla valorizzazione delle professioniste del bartending. Nato nel 1996 a Perugia da un’idea di Danilo Bellucci, l’evento è oggi considerato una delle competizioni più longeve e riconosciute nel panorama della mixology al femminile. Fin dalla prima edizione, il concorso Lady Drink si è distinto per l’obiettivo di offrire alle donne uno spazio di visibilità e confronto professionale in un settore storicamente dominato dagli uomini.

Negli anni Lady Drink è diventato un appuntamento annuale di rilevanza internazionale, con centinaia di barlady provenienti dall’Italia e dall’estero che si sfidano nella creazione di cocktail originali, presentati davanti a una giuria di esperti del settore. 

Non solo competizione: tecnica, creatività, ma anche formazione e networking 

La competizione non è solo una gara di tecnica e creatività dietro al bancone; nel tempo Lady Drink si è affermata anche come momento di formazione, networking e confronto tra professioniste della miscelazione, produttori di distillati e operatori dell’ospitalità. 

Cocktail al femminile: le regole della gara

Il format prevede tradizionalmente diverse categorie di gara – pre-dinner, after-dinner e long drink – in cui le concorrenti presentano cocktail originali per ricetta e nome, valutati per gusto, estetica, tecnica e presentazione. 

Grazie a questo modello, Lady Drink ha contribuito negli anni a mettere in luce nuove figure del bartending e a raccontare l’evoluzione del ruolo femminile dietro al bancone, diventando una vetrina per talento, creatività e innovazione nel mondo del bere miscelato.

L’edizione speciale per festeggiare 30 anni di impegno

A trent’anni dalla sua nascita, Lady Drink continua a rappresentare non solo una competizione, ma anche un simbolo dell’evoluzione della mixology e del crescente protagonismo femminile dietro il bancone.

Pertanto l’edizione celebrativa del trentennale – in programma il 30 marzo 2026 all’Excelsior Palace Portofino Coast – ospiterà oltre alla competizione, anche momenti di incontro e riflessione dedicati alla storia dell’evento e ai cambiamenti che hanno interessato la professione negli ultimi decenni.

All’appuntamento prenderanno parte protagoniste delle passate edizioni, operatori del settore e rappresentanti del mondo dell’ospitalità, chiamati a ripercorrere le tappe di una manifestazione che ha contribuito a rafforzare la presenza delle donne nel panorama internazionale del bartending.

 

 

Lusso contemporaneo in Toscana: riapre Borgo Pignano Hotels, tra natura, relax, arte e bellezza

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Il 21 marzo riapre le porte Borgo Pignano Volterra, la struttura ricettiva diffusa nel cuore della Toscana, che celebra il lusso della lentezza, tra arte e natura e accoglie i suoi ospiti in un luogo in cui arte, benessere ed elegante informalità convivono con un modello di agricoltura biologica e sostenibile.

Borgo Pignano Hotel Volterra: vista panoramica toscana

Borgo Pignano Hotels: il valore del legame con il territorio

Il 21 marzo riapre le porte Borgo Pignano Volterra, la struttura ricettiva diffusa nel cuore della Toscana, che da sempre accoglie i suoi ospiti in un luogo antico, da secoli custode dell’anima autentica della terra che lo circonda – tra Volterra e San Gimignano  – e che ancora oggi riesce a trasmetterne il senso di un’ospitalità colta e sobria, dove il lusso è sinonimo di legame profondo con il territorio, con i suoi ritmi, le sue tradizioni e ciò che di prezioso la natura e la cultura locali hanno da offrire, inclusi tempo, spazio e silenzio.

Ville storiche e casali: ospitalità diffusa in un borgo toscano


Frutto di un restauro rispettoso dell’architettura originale del luogo, Borgo Pignano Volterra è un rifugio contemporaneo in cui però è ancora possibile sperimentare uno stile di vita che segue i ritmi della natura. La struttura si compone di una tenuta di campagna circondata da più di 300 ettari di verde con:

  • Una Villa settecentesca – con 14 camere e suite, aree comuni e due ristoranti – ospitata nel centro del borgo del XII secolo;
  • Alcune maisonette ricavate negli edifici che un tempo erano le abitazioni delle maestranze;
  • Vari casali trasformati in Full Hotel Service Villas per chi è in cerca di una totale privacy.

 

Benessere e gusto sostenibili e certificati bio

Borgo Pignano Volterra nel 2014 ha ottenuto la certificazione biologica, trasformandosi a tutti gli effetti in un laboratorio di sostenibilità e cultura. Tutto qui, dai cosmetici utilizzati nella SPA e nelle camere, alle esperienze proposte agli ospiti fino agli ingredienti della cucina, guarda alla ricchezza dell’ambiente circostante – che include campi coltivati con grani antichi e legumi, orti biologici, boschi, apiari e un piccolo allevamento di cinta senese – e concorre a creare una micro-economia interna. 

Cucina toscana: dalla terra alla tavola 

L’offerta gastronomica di Borgo Pignano Volterra si basa sulla filosofia “dalla terra alla tavola” ed è espressione di un progetto culinario guidato dallo chef e Culinary Director Stefano Cavallini e dall’Executive chef Angelantonio Cioffi, che si declina nella proposta di tre diverse cucine:

  • Da un lato c’è il ristorante gourmet Villa Pignano (Stella Verde Michelin dal 2023), dal menù autoctono ma più raffinato e innovativo, in cui la tradizione toscana si rinnova in chiave moderna e leggera;
  • C’è poi  Al Fresco, la location estiva, più informale e vivace, ideale per godersi mangiare all’aperto. 
  • Infine, a completare l’esperienza gustativa offerta dalla tenuta, c’è Il Camino, ospitato nell’antica cucina originale del borgo dove – in primavera e in autunno – commensali provenienti da ogni parte del mondo possono condividere un menù ispirato al territorio e la compagnia in un’atmosfera festosa e autenticamente conviviale.
  • Esiste inoltre la possibilità di organizzare pic nic tra gli ulivi al tramonto. Il tutto con l’accompagnamento di una delle etichette della casa e di una cantina del XVIII secolo.

Borgo Pignano Hotel Volterra ristorante

Le esperienze per gli ospiti di Borgo Pignano Volterra: tra arte e relax

Oltre alle classiche uscite a cavallo o in bicicletta, escursioni nei boschi, caccia al tartufo, uscite notturne per osservare il cielo stellato e passeggiate tra i filari di vigne, Borgo Pignano Volterra offre ai suoi ospiti esperienze come corsi di cucina tradizionale per imparare a impastare il pane e la pasta come una volta, un laboratorio di saponi ed erbe officinali con l’erborista di casa e un laboratorio di pittura nell’atelier della proprietà, che organizza lezioni e corsi in collaborazione con la Royal Drawing School di Londra.
Per chi è in cerca di un relax diverso, c’è la piccola SPA situata negli spazi dell’antica cantina del borgo con ambienti scavati nella roccia calcarea attigua alle ex-cisterne e comprendono una sauna, un bagno turco e sale per massaggi e trattamenti, che utilizzano oli a base di fiori, piante ed erbe locali e offrono un senso di profondo benessere. Numerosi poi gli spazi dedicati al corpo e allo sport. Oltre agli ettari di campi e boschi, una sala yoga, una fitness room, campi da tennis, maneggio e tre piscine di cui una riscaldata a sfioro, intagliata nella roccia di un’antica cava di pietra calcarea e affacciata sul panorama dei colli.

A luglio inaugura anche Borgo Pignano a Firenze

Il prossimo luglio 2025, il progetto di Borgo Pignano Hotels si amplierà con l’Borgo Pignano Florence nuova struttura ricettiva che coniugherà i valori propri di Borgo Pignano Volterra con quelli della cultura urbana. La struttura sarà ospitata all’interno di una dimora cinquecentesca a pochi passi dal centro cittadino, ma immersa nella quiete di un parco di 5 ettari con giardini all’italiana. Un nuovo traguardo verso l’affermazione di un’idea di accoglienza autentica, sostenibile e raffinata, che confermerà Borgo Pignano Hotels come punto di riferimento nel panorama dell’ospitalità di lusso italiana.